Trattativa, narrazione e terremoti
I giocatori non pretendono “la metà e adesso” e, infatti, chiedono di arrivare al 22% nel giro di quattro anni. Citare la spartizione adottata da altri sport forse è un “effetto ancoraggio”, fa certo parte della trattativa e, perché no, della narrazione – noi tennisti siamo lo show, eppure della torta riceviamo una fettina striminzita –, mentre ambiscono a una quota viepiù maggiore. Sbandierare NBA e altre leghe come se fossero uno standard di riferimento cambia la rappresentazione dei top player, che da multimilionari diventano atleti sottopagati. Ma non è solo quello.
Il richiamo sembra sottintendere la necessità di un cambio strutturale. Perché, per essere precisi, se il fifty-fifty è fuori discussione a breve e medio termine, lo è pure nel lungo periodo se rimane inalterato il sistema attuale, quello definito guasto da Zheng. L’idea al momento sopita del “Premium Tour” due anni fa avanzata da Craig Tiley è stata da poco ripresa dalla PTPA con un modello a tre livelli con in cima il Pinnacle Tour. Gaudenzi stesso punta a ridurre il numero dei tornei ATP 250 tra molte perplessità.
Karim Alami, direttore del Qatar Open, ha parlato esplicitamente di Golden Tour e Silver Tour. “Se vuoi arrivare al Golden Tour, devi meritartelo, devi avere l’approvazione dei giocatori per essere promosso”. Per Alami, nel Golden rientrerebbero anche gli ATP 500 – il suo Doha è salito un anno fa in quella categoria. E ha parlato di proteggere il Tour dalle esibizioni, come se un circuito “chiuso” fosse molto diverso da un carrozzone di esibizioni.
Assenza di lungimiranza?
Poi c’è l’elefante nella stanza, la frammentazione della governance del tennis rispetto alle leghe pro, ognuna con a capo un Commissioner. A parlarne, proponendo appunto di riunire le entità sotto un’unica guida, è la PTPA, non a caso l’unica sigla al momento esclusa dai giochi e dunque l’unica a guadagnarci, mentre gli altri organi dovrebbero rinunciare a una buona fetta del loro potere. Un modello centralizzato in stile NBA avrebbe un peso molto maggiore in sede di contrattazione dei diritti televisivi e gli atleti potrebbero contare su accordi collettivi. Si tratterebbe di abdicare ai rispettivi troni privilegiando la scommessa di un futuro più ricco.
Una possibilità estrema ma non remota
In definitiva, l’unica via perché quel 50% diventi almeno verosimile non può passare per graduali incrementi dei montepremi e miglioramenti di altri benefit, ma richiede un cambiamento radicale, rivoluzionario. E, obiettivamente, si fatica a intravedere una volontà politica in tal senso da parte di ATP, WTA, ITF e Slam. Per dire, le prime due sigle stanno negoziando da tempo una fusione dei rispettivi diritti commerciali ma, a dispetto delle passate o più recenti dichiarazioni ottimistiche del presidente Gaudenzi e del CEO Eno Polo, l’accordo ancora non è concluso.
Esiste però la possibilità che insorga un fattore esterno a provocare un terremoto. Con esterno ci riferiamo alla PTPA, le cui iniziative potrebbero far saltare per aria l’intero sistema tennis. Potrebbe accadere se andasse a buon fine la ricerca di investitori per il nuovo modello che hanno già messo su carta. Oppure se la sua class action vedesse davvero le aule del tribunale, chiudendosi con il verdetto della giuria favorevole alle richieste degli attori. Esito che nessuno dei protagonisti desidera e l’accordo di Tennis Australia con la PTPA è il primo passo per evitarlo. E la USTA potrebbe seguire a ruota con l’arrivo di Tiley.
