4) Serendipity: Antonia Ruzic
Comincio con un retroscena personale, anche se probabilmente non interesserà granché. In passato a inizio stagione ho spesso scritto un articolo che provava a individuare le giocatrici in grado di migliorare il loro rendimento nel corso del nuovo anno. Questo gennaio ho rinunciato all’articolo semplicemente perché nei mesi scorsi non ho visto un numero sufficiente di partite tra tenniste di “secondo livello” per poter capire chi potesse essere in rampa di lancio. In realtà almeno un nome da suggerire l’avrei avuto, e mi è dispiaciuto non averne parlato sino a oggi. Mi riferisco proprio ad Antonia Ruzic.
Ruzic è la giocatrice che questa settimana ha raggiunto il best ranking (numero 51), grazie a un crescendo degno di nota. A gennaio 2025 era numero 169; a gennaio 2026 era già numero 70, e oggi è salita di altre venti posizioni (appunto 51). Durante i tornei di preparazione all’Australian Open 2026, era riuscita a raggiungere la semifinale a Hobart, poi però nello Slam non è stata molto fortunata: al primo turno ha pescato Naomi Osaka (due volte campionessa a Melbourne), contro la quale ha perso al termine di una match molto combattuto: 6-3 3-6 6-4, dopo essere stata in vantaggio 4-3 e servizio nel set conclusivo; a quel punto però Osaka ha alzato il livello e rovesciato l’andamento del match a proprio favore.
Ma la giocatrice croata, nata nel gennaio 2003, ha fatto anche meglio a Dubai: ripescata come lucky loser, ha approfittato del colpo di fortuna, superando nel tabellone principale Raducanu, Zakharova e soprattutto Rybakina (5-7 6-4 1-0 ritiro). Le partite di Dubai le hanno permesso di ottenere il primo successo contro una Top 30 (la numero 25 Raducanu) e contro una Top 10 (la numero 3 Rybakina). Probabilmente Elena non era al meglio, come testimonia la scelta di ritirarsi a inizio terzo set, ma chi ha seguito il match avrà visto che la partita sino a quel momento era stata in equilibrio anche per i meriti di Ruzic. Che infatti nel turno successivo ha dato filo da torcere alla futura finalista Svitolina. Antonia ha perso il match in tre set (3-6 6-2 6-3) dopo avere però giocato molto bene nella prima parte.
Perché ho intitolato il capitolo parlando di serendipity? Perché la prima volta che l’ho seguita è stata per un puro caso fortunato: mi riferisco al match di Roma 2025, in occasione dell’esordio nel tabellone principale della “neoitaliana” Tyra Grant. Ebbene, Grant era stata sorteggiata al primo turno proprio contro la qualificata Ruzic, che poi avrebbe vinto il confronto per 3-6 6-3 7-5, dopo aver salvato matchpoint. Credo che in molti fossero curiosi di vedere la diciassettenne Grant all’opera in un grande torneo (ammessa grazie a una wild card). Tyra è giovanissima e con tampo tempo davanti per fare carriera, però a me in quella occasione era sembrata non meno interessante la “sconosciuta” che aveva di fronte.
Il ranking di Ruzic in quel momento recitava numero 117, e in carriera era la prima volta che riusciva a entrare in un tabellone principale di un WTA 1000. Eppure, secondo me, durante la partita aveva offerto fasi di tennis di livello superiore. Da una lato aveva dimostrato di poter uscire con una certa sicurezza dalle diagonali attraverso l’uso del lungolinea; in più in certe occasioni era stata in grado di “stringere” molto i colpi, sia con il dritto che con il rovescio, allargando in questo modo le traiettorie e obbligando l’avversaria a coprire porzioni di campo molto più estese.
Insomma, nel mio piccolissimo, mi era capitato qualcosa di simile a quanto amava raccontare Gianni Clerici a proposito di Pete Sampras. La prima volta che l’aveva visto giocare era stato infatti per un caso: Bud Collins gli aveva suggerito di andare a seguire su un campo secondario dello US Open junior 1987 la nuova speranza del tennis a stelle strisce Michael Chang. Clerici ci era andato, ma più che da Chang era stato colpito dal suo avversario di giornata. Avversario che, guarda caso, era Pete Sampras.
Senza spingere oltre parallelismi impossibili con i livelli di quei giocatori (e di quei giornalisti), e tenendo presente che Tyra Grant è ancora una teenager, nel match di Roma Ruzic aveva comunque mostrato qualcosa che per me era superiore alla posizione di classifica che occupava. Poi l’ho seguita in altre occasioni, e mi ha quasi sempre lasciato impressioni positive. In questo momento ha sfiorato la Top 50, dimostrando di poter dare filo da torcere a giocatrici di alto livello.
In Croazia tutti la chiamano “Tonka” (è il diminutivo di Antonia), e ha un passato da karateka: è stata due volte campionessa nazionale di karate all’età di 12 e 13 anni. È anche grande appassionata di sci, ma alla fine ha optato per il tennis, crescendo gradualmente ma costantemente nelle ultime due stagioni. Dopo l’ingresso nel Tour WTA ha cominciato a familiarizzarsi con il nuovo livello di gioco, e il suo allenatore ha raccontato come, per esempio a Montreal 2025, abbia potuto allenarsi con Paolini, Bencic, Tomljanovic, Haddad Maia.
Non sarà semplice per lei continuare con questo trend, dato che per entrare fra le prime 50 del mondo occorrono doti non da poco. Anche per questo penso avrebbe bisogno di irrobustire un po’ il servizio in modo da ottenere qualche punto facile in più durante i match. Vero anche che non è altissima (1,65 circa) e rispetto agli standard attuali del circuito femminile spesso si trova a misurarsi con avversarie più alte e potenti di lei. Vedremo come andranno le cose nei prossimi tornei sul cemento e sulla terra rossa.
