Le pagelle di Ubitennis: top e flop dell’ATP Montecarlo e del WTA Linz

Di Andrea Ciocci
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Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Valentin Vacherot (MON), Friday, April 10, 2026. Photo Felice Calabro'

L’articolo che segue è il “pagellone ufficiale”, che uscirà ogni lunedì, di Ubitennis. Un lavoro che ben si accoppia alle pagelle più ironiche, serie al punto giusto e super piacevoli di Antonio Garofalo (le trovate qui). Argomento della settimana, naturalmente, il Masters 1000 di Montecarlo e il WTA 500 di Linz. Dai top ai flop, fino ai bocciati!

Non daremo voti a yacht su cui atterrano elicotteri, jet set o jet men.Già, è quella settimana lì. Quella in cui i discorsi sul tennis si alternano a disamine su Porsche rombanti. A pareri su piloti di Formula 1 in borghese. E alle solite polemiche su patrimoni che sfuggono al fisco. Ma in questo spazio di Monte Carlo interessano solo le risultanze tennistiche. E parleremo, sotto forma di giudizi, di un nuovo numero uno, Sinner. Di una vittoria pesantissima dello stesso. E della boccata d’ossigeno che ha rappresentato il WTA 500 di Linz per Mirra Andreeva e per gli amanti del rovescio a una mano, di nuovo sugli scudi grazie alla giovane Lilli Tagger. E non ci limiteremo a questo.

I top

Sinner (10 e lode)

Riagguanta il numero uno a modo suo. E lo fa nel Principato, nella tana del lupo Alcaraz. Vincendo un titolo pesantissimo che come conseguenza, ci insegna il saggio Jannik, gli riconsegna il vertice. Prima i tornei, poi numeri e statistiche. Che cominciano a essere galattici. Come Djokovic ha vinto tutte e 17 le partite giocate nei primi tre Masters 1000 andati in scena nel 2026. La tripletta Indian Wells-Miami-Monte Carlo, riuscita appunto solo al serbo nel 2015, lascia senza aggettivi. E i 1000 consecutivi sono quattro se consideriamo anche Parigi 2025. Un bilancio di 44 set vinti e 1 perso. La tranquillità con cui ha gestito la transizione dal cemento alla terra non rende giustizia alla difficoltà estrema dell’impresa. Un solo set perso durante il torneo monegasco, contro Machac negli ottavi per un calo energetico. Prima e dopo solo successi in straight sets. Con distruzioni annesse di top ten come Auger-Aliassime nei quarti e Zverev in semifinale. L’epilogo contro Alcaraz ha registrato una partita tesa per entrambi, la cui posta in palio era altissima. Jannik ha però mostrato una concentrazione sovrumana, che gli ha consentito di gestire il fastidiosissimo vento meglio rispetto al murciano. Due set lottati, in cui Sinner ha sempre dato l’impressione di essere in controllo, specie sulla diagonale sinistra. A trofeo assicurato, una considerazione. Ciò che fa paura (agli avversari) è la lucidità che caratterizza il suo day-by-day. Implacabile la sua analisi di punti forza e criticità. Un processo di elaborazione che lo porta ad aggiungere sempre un tassello in più. Smorzate, colpi di volo sempre più efficaci e spettacolari o dritti incrociatissimi che siano. Quoziente tennistico: altissimo.

Alcaraz (6,5)

Quando ha detto di essere certo di perdere il numero uno durante lo swing sulla terra sembrava stesse facendo pretattica. Probabilmente, stava solo dicendo la verità. Con un candore che alle volte sarebbe il caso limitasse. Il responso del campo ci ha descritto un Carlitos piuttosto discontinuo e adombrato da una certa cupezza. Intendiamoci, non ha rischiato nulla fino all’atto conclusivo. Ma regolare Baez, Etcheverry (contro il quale ha perso l’unico set prima di ieri) Bublik e Vacherot per lo spagnolo non sarà ordinaria amministrazione, ma poco ci manca. In finale, però, il discorso è stato diverso, come la tensione decisamente palpabile. Il crine arruffato da maligne folate di vento, Alcaraz ha mostrato una certa fretta messa al servizio di una tattica non brillantissima. Il problema non è stato tanto aver perso in due set dall’arcirivale, quanto non aver “sporcato” la partita sulla superficie che esalta maggiormente le sue immense capacità di giocoliere. Come se avesse voluto togliersi subito dalla schiena il bersaglio che porta in amara dote ogni numero uno. Liberatosi da questo peso, vediamo quale sarà il percorso che lo porterà al Roland Garros. La partita è apertissima.

Andreeva (9)

La russa rimette in carreggiata una stagione che si sapeva sarebbe stata molto delicata. Dopo i grandi exploit di inizio 2025, Mirra si era un po’ persa. Dando segnali preoccupanti in alcune occasioni. La vittoria nel 500 di Linz restituisce al circuito WTA una protagonista su cui il movimento tennistico punta molto. L’allieva di Conchita Martinez forse ora si concederà un po’ di tregua. Il tabellone che l’ha vista battere Cirstea, Ruse e Potapova non è propriamente un percorso irto di ostacoli insormontabili. Però Andreeva ha fatto ciò che doveva: fronteggiare con lucidità i momenti di difficoltà. Come un primo set da dimenticare in finale contro la neo-austriaca Potapova. Soprattutto, le ha fatto capire che i suoi 18 anni le danno il diritto di farsi scivolare addosso, almeno un po’, sconfitte e aspettative. Il tennis, d’altronde, offre sempre nuove opportunità. Da oggi risale al numero 9.

Vacherot (9)

Allora fa sul serio, il monegasco. La vittoria di Shanghai, che ottenne da 204 del mondo lo scorso autunno, non è stata solo frutto di una serie di circostanze difficilmente ripetibili. Sulla superficie meno amata – ma attenzione, lui afferma che ama giocarci – ha inanellato una serie di prestazioni convincenti. Nelle quali, più il match si incarogniva, più lui si esaltava e coinvolgeva il pubblico. Battere Musetti, Hurkacz e De Minaur non è affatto cosa da poco. Farlo spesso in rimonta, con il piglio e la personalità mostrata questa settimana a Monte Carlo è da campioni consumati. Oggi è il numero 17 ATP. E non mostra segni di appagamento.

Fonseca (7,5)

Sembra lo studente universitario che affronta subito gli esami spauracchio. A Indian Wells Sinner. A Miami Alcaraz. A Monte Carlo Zverev. Ossia i primi tre della classifica ATP. Uscendone sempre sconfitto, ma di misura. Match che gli hanno procurato solo elogi, in primis da chi lo ha battuto. In terra monegasca ha eliminato Diallo, Rinderknech e Berrettini. Prima di cedere in tre set a Zverev nei quarti. Joao sa dove deve lavorare, cosa che traspare dalle sue dichiarazioni post-partita. A neanche 20 anni, non gli manca molto per agganciare il gruppo dei primi.

Zverev (7,5)

Quando parli di Zverev, non sai mai se ammirarne la costanza o evidenziarne l’assenza di acuti significativi. Sottolineata impietosamente dai tanti match persi consecutivamente, ben 13, contro i giocatori più avanti in classifica. Per uno con il suo pedigree e le sue ambizioni, giustificare le quali sarà sempre più difficile, il bicchiere è decisamente mezzo vuoto. Non bastava battere Garin (che era avanti di due break nel terzo set), Bergs e Fonseca. L’obiettivo della sua campagna monegasca era scalfire le certezze dei due padroni del tennis mondiale. Il match con Sinner lo ha lasciato in preda alla solita sensazione di impotenza. La stasi tecnica e di risultati eclatanti lo imprigiona in un limbo che per moltissimi – ma non per lui – sarebbe un paradiso. Ad Alexander tutto ciò va troppo stretto. Ma non si vede cosa possa invertire la tendenza.

…E i flop

Medvedev (0)

Zero, come il numero di game vinti contro Berrettini nell’unico match giocato a Monte Carlo. Zero spaccato, come il giudizio che merita l’oscena pantomima della frantumazione sincopata della sua racchetta. Si dice che sia intelligentissimo, stravagante. Che abbia un demone che lo divora. Se fosse, oltre a tutto questo, anche maleducato e privo di freni inibitori? “Eh, ma è fatto così”, si dice spesso di chi non sa darsi dei limiti. Eh, è fatto male.

Musetti (4)

Non è tanto il match perso all’esordio contro l’ottimo Vacherot visto in settimana a preoccupare. Si sapeva che lo stop forzato dopo l’infortunio australiano avrebbe pesato. A lasciare perplessi è piuttosto l’approccio tattico-mentale a partite come queste. Estetica a parte, che però non sempre è sinonimo di efficacia biomeccanica, i colpi sono apparsi poco penetranti. La preoccupazione era palpabile, come evidente era la solita tendenza ad assumere una posizione troppo arretrata sul campo. E il servizio non si è dimostrato una garanzia. A proposito di questo colpo, come mai un giocatore di grande talento come Musetti non riesce a lavorare per migliorarlo e farne un’arma che gli possa dare tanti punti gratis e preservarlo da affaticamenti muscolari? 

Cobolli (5)

Nervoso e incostante. Il romano dopo un match non certo esaltante contro Comesaña, vinto solo di tigna in tre set sudati, è uscito al secondo turno contro il belga Blockx. Un incontro abbordabile che si è tramutato in un’occasione persa. Per Cobolli si confermano le incertezze di questo periodo in cui sta metabolizzando il nuovo status di top 20. Ma Flavio è solo all’inizio di una corsa che andrà valutata nel medio periodo.

Darderi (4)

La sindrome del vaso di coccio colpisce tante persone, quale che sia la loro professione, la loro età, il loro background. Luciano sembra soffrirne un po’ al momento. Gran lottatore, ma ancora non del tutto convinto che la sua classifica attuale, 21 ATP, rifletta fedelmente il suo valore. Nel terzo 1000 del 2026 ha perso subito da Hurkacz. Il risultato ci può anche stare. Non il modo in cui è maturato. Nervoso, poco convinto, ha mollato subito il terzo set al primo break subito. Un 6-1 che la dice lunga sulla mancanza di convinzione che lo sta frenando dopo la brutta sconfitta in semifinale a Marrakech. Scrostando bene, sotto il coccio ci potrebbe essere del materiale più prezioso. Darderi deve solo volerlo.

Gli altri protagonisti 

Promossi 

Tagger (8)

La storia è andata più o meno così. La dodicenne Lilli, indecisa se giocare il rovescio a una o due mani, fece una scommessa. Disse che se avesse vinto la competizione che stava giocando avrebbe staccato definitivamente la mano sinistra. E così fu. L’austriaca ha disputato un grande torneo nel 500 di Linz, onorando la wild card offerta dagli organizzatori. Tagger ha sconfitto in 2 set Badosa e Samsonova (cui ha annullato 8 set point). Due avversarie ben più esperte della classe 2008, che ha poi perso da Potapova. In un match che, a sua detta, le ha dato più indicazioni utili di quelli vinti in settimana. La 18enne di Lienz, alta e potente, dopo l’exploit austriaco è entrata per la prima volta nella top 100. Saranno contenti gli amanti del rovescio classico e la sua allenatrice, Francesca Schiavone. Guarda caso, un’altra esponente del rovescio monomane.

Berrettini (6)

Non ci ha tolto una curiosità. Come sarebbe andata se avesse lasciato servire il padre contro Fonseca, visto che secondo Matteo l’efficacia al servizio nel match in cui ha perso dal brasiliano negli ottavi era paragonabile a quella del genitore? Il torneo del romano si è limitato in fondo a un solo incontro. Prima, 16 giochi vinti consecutivamente. Quattro contro Bautista Agut costretto subito al ritiro. Più un incredibile doppio bagel inflitto a un Medvedev impegnato nel frantumare la propria anima per interposta racchetta. Opposto a Fonseca, ha mostrato una versione discreta, ma insufficiente per frenare l’avanzata del lanciatissimo Joao. Il nostro Hammer ha lasciato il Principato con sensazioni comunque positive.

Vekic (7,5)

Passare dalla semifinale di Wimbledon 2024 persa per un pelo da Paolini alle qualificazioni del torneo di Linz la strada può essere scoraggiante. Ma la determinazione è un tratto che non ha mai abbandonato la croata. Passati i due turni del torneo cadetto, Donna ha eliminato Volynets, Kalinina per walkover, e Pliskova. Perdendo da una Potapova on fire. Per la quasi trentenne, un passato costellato da infortuni, una bella dimostrazione di passione e attaccamento al tennis.

Potapova (9)

Da neo-austriaca è andata vicina a vincere il torneo di casa, il 500 di Linz, già portato a casa da russa nel 2023. Infilate in sequenza Zhang, la sorpresa Tagger e la veterana Vekic, Anastasia ha provato a fare lo sgambetto in finale a Mirra Andreeva. Uscendo sconfitta di misura in tre set. Come premio, un gran balzo in classifica che la fa salire al numero 54.

Bocciati

Arnaldi (4)

Nel Principato non ha sfruttato neanche la fortuna di essere ripescato come lucky loser. Il suo tennis al momento è inconsistente, diafano, esangue. L’ex numero 30 ATP, dopo aver perso al secondo turno delle qualificazioni contro Müller, è rientrato dalla finestra nel tabellone principale. Niente da fare. Garin lo ha estromesso in due set filati via abbastanza velocemente. La fine del tunnel non si vede, purtroppo.

Bublik (5)

Il kazako dà a volte l’impressione di non impegnarsi a fondo per timore di scoprire che, anche facendolo, non entrerebbe a far parte del ristretto club dei primissimi. A Monte Carlo ha giocato due buone partite, contro Monfils e Lehecka – quest’ultima una vittoria di un certo peso – per illudere solo all’inizio contro Alcaraz. Fino al 3-3 del primo set, aveva mostrato un tennis aggressivo, capace di tenere botta. Poi è sparito. Di testa prima ancora che a livello di gioco. Se si impegnasse davvero, farebbe un ulteriore salto di qualità? Il primo a non esserne convinto sembra proprio lui. Peccato.

Ostapenko (4)

Da testa di serie numero 4 nel 500 di Linz, delude le attese, a dire il vero non eccessive. Una buona partita vinta a scapito dell’emergente Eala, cui è seguito il solito match buttato contro Ruse, che le ha inflitto un perentorio 6-1 nel set decisivo. Forma fisica: discutibile. Impegno: tracce. Dice di voler tornare nella top ten. Dubitiamo fortemente che ci riuscirà.

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