C’è una doppia anima in Aryna Sabalenka, ed è forse proprio lì che nasce la sua forza. La numero uno del mondo, quattro titoli Slam in carriera, si racconta in una lunga intervista concessa a Esquire, descrivendosi senza filtri: “Sul campo sono aggressiva, emotiva, ho bisogno di esserlo per tirare fuori il mio miglior tennis. Fuori sono completamente diversa”. Un contrasto evidente, che lei stessa riconosce e gestisce: “Sto bilanciando queste due personalità davvero bene”.
Non rinnega il passato, anzi lo abbraccia: racchette distrutte, sfoghi, eccessi. “Colpisci il più forte possibile, fai uscire tutta la tensione e poi lascia andare quando la racchetta è rotta. Mi dispiace per Wilson…”, dice con ironia. Ma oggi il controllo è diventato parte del suo gioco: “Sarò sempre me stessa, ma c’è una linea oltre la quale diventi una persona terribile e non puoi superarla”.
E poi c’è il lato più sorprendente, quasi disarmante. Dopo un’intervista, invece della classica stretta di mano, Sabalenka chiede un abbraccio. Un gesto che racconta più di mille parole: la giocatrice più dominante del circuito che cerca equilibrio, pace, normalità.
Il peso delle difficoltà: “Volevo mollare, ma mi ha resa più forte”
Dietro la potenza dei colpi c’è una storia fatta di dubbi e momenti durissimi. Il 2022, in particolare, è stato un incubo: “Non riuscivo più a servire. È una cosa che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico”. Una crisi totale, tecnica e mentale: “Fai qualcosa per tutta la vita e poi, all’improvviso, non ci riesci più. Vuoi solo mollare”.
Eppure, proprio lì si è costruita la Sabalenka di oggi: “Quel periodo mi ha reso forte come mai prima. Ora so che anche senza servizio posso lottare e provare a vincere”. Una consapevolezza che si riflette anche nei momenti chiave: “Quando servo penso al target, a pochi punti chiave. Quando sei rilassata, esce un grande servizio. Se forzi, arriva solo tensione”.
Il passato, anche quello più duro, è diventato carburante. “Da piccola dicevano che ero stupida, che non ce l’avrei fatta. Ma sono felice sia successo, perché avevo qualcosa che mi spingeva a dimostrare che si sbagliavano”. Una mentalità costruita anche grazie al padre, figura centrale: “Mi ha insegnato a essere forte, positiva, a godermi la vita. Lui combatteva sempre, ed è per questo che io ho questo spirito”.
Errori, crescita e vita oltre il tennis: “Non puoi tagliare tutto, perderesti te stessa”
La maturità, per Sabalenka, passa anche dagli errori. Come dopo la finale persa al Roland Garros 2025 con Coco Gauff: “In conferenza stampa non sapevo cosa stessi dicendo. Ero troppo emotiva. Poi ho rivisto i numeri, ho parlato con il team e ho cambiato idea. Ho scritto a Coco per scusarmi”.
Un percorso di crescita che include anche strumenti nuovi: respirazione, controllo dei pensieri, equilibrio mentale. “Quel libro mi ha aiutato a calmarmi, a gestire le emozioni. Dopo Wimbledon ho preso tempo, ho respirato, ho svuotato la testa per essere una persona migliore”.
E fuori dal campo? Sabalenka rivendica il diritto di vivere: “Durante i tornei non bevo, ma dopo una grande vittoria festeggio. È importante trovare equilibrio. Tagliare tutto dalla vita non è sano, rischi di perdere il controllo”.
Poi ci sono le paure, più intime: “Quello che mi spaventa è perdere qualcuno vicino”. Il dolore per la scomparsa del padre nel 2019 è ancora presente: “È importante vivere il lutto, piangere, non tenere tutto dentro. Altrimenti ti distrugge”. E il tennis, in questo, è stato ancora una volta ancora una ancora: “Se non fosse stato per il tennis, non so dove sarei oggi”.
Con una certezza, semplice e potente, che riassume tutto: “Abbiamo tutti rimpianti. Sono gli errori che ci rendono persone migliori”.
