[8] A. de Minaur b. [7] L. Darderi 6-1 6-3
Alex de Minaur mette in campo una prestazione quasi perfetta, non in assoluto, ma per non lasciare scampo a un Luciano Darderi nervoso fin dai primissimi punti e presto frustrato, riuscendo tuttavia a regalare emozioni a un passo dalla sconfitta. Sconfitta che è poi arrivata, 6-1 6-3 il punteggio per l’australiano, che ha rischiato di farsi riprendere sul 5-1 nel secondo, quando “le condizioni non potevano essere più lente e pesanti negli ultimi 20-30 minuti”, le parole a fine match di Alex, che certo non riesce a generare potenza dal nulla.
In ogni caso, De Minaur è sempre rimasto concentrato sul suo piano, ignorando Darderi quando pareva sul punto di gettare la partita o era impegnato a litigare con il campo, certamente non un biliardo, ma che l’avversario è riuscito a gestire nonostante colpisse la palla con grande anticipo.
Nel primo set, Luciano non ha sfruttato sei chance dell’immediato controbreak arrivando anche a giocare a sprazzi, letteralmente, tanto che è andato vicino a prendersi un warning per violazione del “massimo impegno”. Dell’unico episodio potenzialmente degno di interesse, un palese doppio tocco di De Minaur non rilevato dall’arbitro, non se ne fa nulla perché l’azzurro ha vinto il punto.
Il secondo parziale sembrava ricalcare il primo e in certo senso così è stato, sia per il punteggio sia per le chance non sfruttate, ma Luciano è riuscito almeno a tratti a esprimere il suo gioco e a metterci grinta, per quanto è spesso parso in bilico tra il “posso girarla, ci credo” e il “ma basta, oggi non ce n’è”. Molto bene De Minaur, dicevamo, che ha messo in mostra le solite grandi corse, la capacità di rimanere nello scambio e girarlo improvvisamente a proprio favore, magari con una chiusura a rete. A dispetto del punteggio, un finale che ha “riabilitato” questa sfida inedita, con la ciliegina del match point, davvero spettacolare. Eccolo qua:
Primo set – Darderi parte sotto, manca il rientro e quasi non gioca gli ultimi punti
Luciano parte in risposta e appare subito nervoso, ce l’ha con il campo; scivola finendo a terra sul passante di Alex che vale il 2-0 all’australiano e certo non lo fanno calmare i sei vantaggi esterni non sfruttati al gioco successivo da sedici minuti. De Minaur sbaglia qualcosa ma, vicino alla linea di fondo, riesce troppo spesso a togliere il tempo a Darderi impedendogli di giocare il dritto come vorrebbe. Luciano fa partire una smorzata che è un evidente punto buttato e, se non fosse chiaro, getta via palesemente la successiva risposta.
Sotto 0-5, prova dei serve&volley, alcune smorzate, un paio fintate senza fortuna, e altre cose senza senso, lascia scoperto il lato destro e dopo 42 minuti è 6-0 De Minaur. Per Luciano, 12 gratuiti di rovescio e uno solo di dritto: non ha avuto l’occasione di tirarlo e quindi di sbagliarlo.
Secondo set – De Minaur in fuga, Luciano si ritrova, ma è troppo tardi
Luciano smuove il punteggio al secondo gioco, ma perde il successivo turno di servizio. Come nella prima frazione, fioccano le palle break, 0-40 e altre due ai vantaggi, ma Alex è impeccabile. Sembra finita e infatti De Minaur vola a servire sul 5-1, ma un moto d’orgoglio vale a Darderi il suo primo break.
Cerca il sostegno del pubblico, ben felice della possibilità che il match si riapra, e accorcia 5-3. Ora c’è partita, la grinta di Luciano si fa sentire e il numero 9 del mondo si ritrova sotto 0-30. Punto pesantissimo, Luciano si inguaia con due lungolinea e l’altro può chiudere al volo. Il game gira e al secondo match point De Minaur si prende la semifinale contro Tommy Paul. Lo statunitense ha vinto l’ultimo confronto dopo aver perso i primi cinque.
Kovacevic vince ma arriva secondo
Questione di orari. Il programma dei quarti di finale, inaugurato dal match poi vinto da Buse, vedeva prima la sfida tra Paul e Altmaier, poi quella tra Kovacevic e Ugo Carabelli. Per i due statunitensi c’era in palio un risultato che mancava dal 1995, anno in cui Pete Sampras arrivò in semifinale, fu sconfitto da Andrei Medvedev. Da allora, nessun giocatore a stelle e strisce era più arrivato tra gli ultimi quattro ad Amburgo.
Paul e Kovacevic hanno superato i rispettivi avversari ma, ordine di gioco ha voluto, Tommy ha eguagliato Sampras trentuno anni dopo, mentre Aleksandar ha raggiunto una semi che mancava a un connazionale da… tre ore. Il tempo di battere Camilo Ugo Carabelli 6-4 6-7(10) 6-2, dopo non aver sfruttato un match point sul servizio nel tie-break.
GLI ALTRI MATCH (di Pellegrino Dell’Anno)
Continua ad impressionare Ignacio Buse. E sarà il caso di tenerlo d’occhio anche al Roland Garros, dove sarà una delle principali mine vaganti, non essendo testa di serie. Il peruviano raggiunge la semifinale più importante della carriera, alla pari con quella di Rio a febbraio, battendo 6-3 5-7 7-5 Ugo Humbert al termine di una partita molto particolare, fatta di break e contro-break, e vantaggi sciupati.
Non spettacolare, vista una generosa quantità di errori, ma che dimostra le qualità di Buse, che dopo Cobolli e Mensik sconfigge un altro avversario di ottimo livello. Ben 108 non forzati, ma Ignacio ne fa 8 in meno e approfitta rimontando un break di svantaggio nel terzo, con tanto di palla del doppio break annullata. Consolidando l’esordio in top 50 al prossimo aggiornamento di classifica: sarà il quarto peruviano a riuscirci dopo Yzaga, Arraya e Horna.
Decisamente meno entusiasmante il secondo quarto di finale di giornata, vinto da Tommy Paul per 6-2 7-5 contro Daniel Altmaier. Salvo un minimo sbandamento all’inizio del secondo set, in cui è dovuto rientrare da 1-3, l’americano ha sempre tenuto in mano il pallino del gioco, quasi mai permettendo al tedesco, poco cinico nei momenti importanti, di fare partita pari.
Dopo aver salvato 7 match point ad Etcheverry prosegue dunque la marcia di Paul ad Amburgo, che giocherà la 22esima semifinale in carriera, la prima del 2026 superiore agli ATP 250.
