Il Gonet Geneva Open ha già emesso i verdetti dei primi due quarti di finale della tappa svizzera. La sessione pomeridiana dell’ATP 250 di Ginevra, ha visto protagonisti Mariano Navone e Casper Ruud, entrambi avanzati in semifinale, in attesa del responso degli altri due match.
M. Navone b. [8] J. Munar 6-2 6-2
Non c’è storia nel primo quarto di finale del Geneva Open, dove Jaume Munar si è arreso alla legge di Mariano Navone. Il massimo esperto di Challenger sul rosso si è ormai scrollato di dosso quest’etichetta, facendo pianta stabile nel circuito maggiore, dove ha iniziato a togliersi grandi soddisfazioni. Nel 2026 ha già trionfato a Bucarest, e in terra elvetica ha riportato in alto i colori dell’albiceleste, diventando il secondo tennista argentino a conquistare una semifinale in Svizzera – dal ‘2000 in poi – dopo Delbonis. Il numero 8 del seeding Jaume Munar è stato schiantato dalla Navoneta con un crudele doppio 6-2. Per il ragazzo scuola Rafa le cose si sono messe male già dal primo gioco, nel quale il sudamericano ha confezionato il break con un rovescio radente – alla prima occasione. La confidenza dell’iberico con la terra rossa non è bastata per imbastire una controffensiva, e il rematore per antonomasia, ha trovato varchi impensabili dalle retrovie del campo da gioco svizzero, neutralizzando spesso le discese a rete di Munar. Dominio nel primo e nel secondo set, per Navone si tratta della quinta semifinale ATP in carriera, dove troverà l’ex numero 2 del mondo Casper Ruud.
[6] C. Ruud b. A. Popyrin 6-4 6-3
Nella splendida città elvetica, si uniscono le strade di due recenti vittime di Jannik Sinner: Alexei Popyrin e Casper Ruud. Proprio come nel primo quarto di finale, anche nel secondo, il pubblico del campo centrale del Gonet Geneva Open ha assistito ad un dominio incontrastato, questa volta per opera del norvegese. Casper, che conosce a menadito questo terreno avendo già trionfato ben 3 volte a Ginevra (2021, nel 2022 e nel 2024), ha rispedito l’australiano negli spogliatoi in meno di un’ora e quindici, dando seguito al suo periodo positivo dopo la finale conquista nel masters di Roma. Popyrin è stato sin troppo cauto da fondo campo, stuzzicando eccessivamente il dritto avvelenato del finalista Slam, che non ha mai fronteggiato una palla break. L’australiano, avventato nelle scelte, ha perso sovente la posizione in campo, facendosi trovare nella cosiddetta “terra di nessuno”. Ruud ha trovato terreno fertile, infilzando Alexei con facilità. 32ª semifinale sul rosso per il navigatissimo Casper, prontissimo per il debutto nel suo Slam preferito.
[2] A. Bublik b. [5] A. Rinderknech 5-7 6-4 6-2
Alexander Bublik approda in semifinale superando in rimonta Arthur Rinderknech. Il kazako, numero 2 del seeding, ha vissuto un primo set complicato, nel quale ha dovuto fronteggiare diverse situazioni delicate al servizio prima di cedere proprio in chiusura. Rinderknech ha avuto due palle break già nel quarto game, poi altre chance sono arrivate più avanti, fino al dodicesimo gioco: sul 6-5 il francese si è procurato due set point in risposta e ha chiuso il parziale alla seconda occasione, strappando il servizio a Bublik per il 7-5.
La reazione del kazako è arrivata nel secondo set, dove Bublik ha trovato subito il modo di spostare l’inerzia della partita. Dopo un turno di battuta tenuto agevolmente, ha piazzato il break nel terzo game, salendo poi sul 3-1. Rinderknech ha avuto due occasioni per rientrare nel settimo gioco, ma non le ha sfruttate, e Bublik è rimasto avanti fino al momento di servire per il set sul 5-4. Anche lì qualche brivido, con due set point a disposizione: il primo è sfumato, il secondo ha rimesso la partita in parità.
Nel terzo parziale, invece, l’equilibrio si è spezzato subito. Bublik ha tolto il servizio a Rinderknech in apertura, ha confermato il vantaggio e poi ha piazzato un altro break nel terzo game, scappando rapidamente sul 4-0. Il francese ha evitato il crollo totale tenendo un complicato quinto game, ma ormai la direzione del match era segnata: Bublik ha amministrato il doppio vantaggio e ha chiuso sul 6-2, trasformando il match point in risposta nell’ottavo game.
I numeri raccontano bene una partita cambiata alla distanza. Rinderknech ha chiuso con 16 ace e un ottimo 83% di punti vinti con la prima, ma ha sfruttato solo una palla break su quattro. Bublik, meno esplosivo al servizio ma più continuo nel rendimento complessivo, ha convertito 3 chance su 6, ha vinto più punti con la seconda e ha chiuso avanti anche nel totale, 87 punti a 82. Una rimonta costruita senza strappi teatrali, ma con crescente lucidità: perso il primo set sul filo, il kazako ha preso progressivamente il timone e non lo ha più lasciato.
[4] L. Tien b. A. Michelsen 6-4 3-6 6-1
Learner Tien si prende la semifinale superando in tre set Alex Michelsen. Una partita molto spezzettata, piena di break e controbreak, nella quale il numero 4 del seeding ha fatto la differenza soprattutto per lucidità nei momenti di risposta: dato quasi irreale, 7 palle break convertite su 7.
Il primo set è stato una piccola giostra impazzita. Tien è partito meglio, strappando subito il servizio a Michelsen, ma il connazionale è rientrato sul 2-2 e poi ancora sul 4-4, dopo che Tien aveva trovato un nuovo allungo. Proprio quando il parziale sembrava tornato in equilibrio, però, Michelsen ha ceduto di nuovo la battuta nel nono game, permettendo a Tien di servire per il set. Il classe 2005 non ha tremato e ha chiuso il primo parziale 6-4.
Nel secondo set Michelsen ha reagito, pur continuando a vivere una partita tutt’altro che lineare. Dopo aver mancato diverse palle break nel quarto game, è riuscito a togliere il servizio a Tien nel sesto, salendo 4-2. Anche lì, però, il vantaggio è durato poco: Tien ha immediatamente controbrekkato, prima di perdere di nuovo la battuta nel game successivo. Sul 5-3, Michelsen ha servito per il set e ha chiuso solo alla terza occasione utile, rimandando tutto al parziale decisivo.
Nel terzo, invece, Tien ha cambiato marcia e Michelsen si è progressivamente spento. Dopo il break e controbreak dei primi game, il numero 4 del tabellone ha infilato l’allungo decisivo: break per il 3-1, conferma del vantaggio e nuovo strappo fino al 5-1. A quel punto Tien ha servito per il match e ha chiuso rapidamente, trasformando il match point sul 6-1.
I numeri fotografano bene la differenza di qualità nei momenti chiave: Michelsen ha commesso 42 errori gratuiti, quasi il doppio dei 23 di Tien, mentre il vincitore ha chiuso con 28 vincenti e soprattutto con un rendimento molto superiore con la prima, 71% di punti vinti contro il 48% del connazionale. Una partita ruvida, non sempre pulita, ma gestita meglio da Tien nei passaggi che pesavano davvero.
