Al Roland Garros è tempo di bilanci anche per la Federazione francese. Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo, vincitore di dieci titoli ATP e coach del Federer degli ultimi tempi, oggi ricopre il ruolo di responsabile dell’alto livello per la Fédération Française de Tennis (FFT), supervisionando lo sviluppo dei migliori talenti transalpini. In Italia il croato naturalizzato francese è particolarmente conosciuto anche come una delle voci più autorevoli e competenti di Sky Sport, dove negli ultimi anni si è distinto per analisi tecniche sempre molto apprezzate. Nel tradizionale incontro con la stampa durante il torneo parigino, Ljubicic ha parlato della situazione del tennis francese, dei giovani più promettenti e dell’esempio offerto dal movimento italiano.
D: Moïse Kouamé è stata una delle rivelazioni del torneo. Può essere lui il volto del futuro del tennis francese?
Ivan Ljubicic: “Moïse continua a sorprendermi. Non solo per i risultati, ma per il modo in cui vive le partite. Dopo il primo turno mi ha persino detto che si sentiva pronto a vincere il torneo. In Francia qualcuno potrebbe considerarlo presuntuoso, io invece penso: perché no? Bisogna avere ambizione. Per lui il cielo è il limite. Naturalmente non dobbiamo avere fretta: ha 17 anni ed è ancora oltre la duecentesima posizione mondiale. Adesso deve giocare tante partite e fare esperienza, sia nelle vittorie sia nelle sconfitte“
D: Quanto preoccupa la situazione di Arthur Fils, costretto a saltare il Roland Garros per il problema alla schiena?
Ivan Ljubicic: “Non ho molte informazioni e proprio per questo preferisco essere prudente. Certamente sono preoccupato. Dopo Roma sembrava che il problema non fosse così grave, ma alla fine non è riuscito nemmeno a partecipare al torneo. È davvero un peccato perché stiamo parlando di uno dei migliori giocatori del mondo. Speriamo di avere presto notizie più rassicuranti”.
D: La wild card francese per lo US Open rischia di diventare un rompicapo?
Ivan Ljubicic: “È un problema che mi rende felice, perché significa che abbiamo diversi giocatori che la meritano. Sarà una decisione collettiva, come sempre. Oggi è ancora troppo presto per pensarci seriamente, ma nelle prossime settimane valuteremo tutte le situazioni. Meglio avere troppi candidati validi che nessuno“.
L’esempio italiano
D: Ci sono tre italiani ai quarti di finale qui senza Sinner, erano in due ai quarti a Melbourne, due anche allo US Open. Bisogna prendere esempio da quello che fanno? Qual è il tuo punto di vista?
Ivan Ljubicic: “Sì e no. Sì, perché è evidente che non si tratta solo di Sinner: hanno tanti giocatori molto forti che riescono a giocare benissimo. Bisogna studiare e analizzare cosa hanno fatto per arrivare a questo livello. Conosco molto bene l’ambiente italiano: ognuno ha seguito un po’ il proprio percorso.
Sinner è stato formato da Piatti, Berrettini da Santopadre in un contesto completamente privato, Arnaldi era a Sanremo, vicino a Montecarlo, con il suo coach. Ognuno ha fatto il suo percorso, non c’è stata una formazione unica e chiara per tutti. La federazione ha fatto delle cose positive, ma spesso non se ne parla in termini di implicazioni dirette sui singoli progetti.
Da parte nostra, come federazione francese, continuiamo a studiare e a cercare di capire se possiamo fare qualcosa di simile. Sono però convinto che tutti i progetti forti siano progetti individuali e che noi siamo lì per accompagnarli. Non possiamo assumerci il 110% della responsabilità, perché senza i genitori e senza progetti ambiziosi condivisi non arriveremo mai a creare giocatori da top 10 o top 20.
Cobolli, per esempio, si allena con suo padre fin dall’inizio: è stato accompagnato dalla Federazione con alcuni elementi, ma non troppo. Ogni giocatore in Italia ha fatto il proprio percorso. In Francia è diverso: la cultura è diversa. Ci sono cose che possiamo imparare e lo stiamo già facendo: aggiungeremo altri tornei da 15.000 e 25.000 dollari l’anno prossimo per aiutare i giocatori a competere in Francia senza dover viaggiare troppo, e accompagnarli così. È un po’ più semplice quando hai un riferimento come Sinner, ma tutti gli altri sono tirati verso l’alto da lui”.
