Wimbledon, Cobolli: “Zverev mi ha detto che giocherò tante altre finali Slam”

Flavio Cobolli parla dell'erba di Wimbledon "più lenta" di quella degli altri tornei e delle parole riservategli da Zverev dopo la finale di Parigi

Di Vanni Gibertini
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Flavio Cobolli - Roland Garros 2026 (foto X @rolandgarros)
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Con il morale a mille dopo la finale del Roland Garros, Flavio Cobolli torna a Wimbledon a “difendere” i quarti di finale dello scorso anno, ma soprattutto a continuare la rincorsa all’obiettivo principale della stagione, ovvero la qualifica alle Nitto ATP Finals di Torino.

Come hai vissuto queste due settimane dell’ultimo torneo?
FLAVIO COBOLLI: “Sono stato bene, vincere per due settimane è sempre bello, no? Ti fa sentire sempre meglio, anche se sei stanco. Ho giocato per due settimane di fila per la prima volta… anzi, la seconda, perché anche qui l’anno scorso mi sembra di essere quasi arrivato in finale. Mi sono goduto molto quel periodo, avevo tante routine, tanti amici lì, quindi ho davvero apprezzato ogni momento che ho passato a Parigi e spero di avere un’altra corsa così anche qui.”

Dopo quel torneo, come hai gestito il riposo e il ritorno agli allenamenti?
FLAVIO COBOLLI: “Ho passato due, tre giorni a Monaco in completo riposo, poi ho ricominciato ad allenarmi per essere pronto per Halle, dove non ho avuto il miglior risultato. Però ora mi sono completamente resettato dalla finale e sono pronto a competere di nuovo al meglio nei cinque set.”

Come ti senti con la responsabilità, in un certo senso, di dover confermare il quarto di finale dell’anno scorso qui o la finale a Parigi? Ti senti diverso, più pressione, oppure a queste cose non pensi nemmeno in campo?
FLAVIO COBOLLI: “No, non sento alcun tipo di pressione, era quello che avevo detto anche a Parigi. Non voglio mettermi pressione su questo tipo di cose, credo di averne già tanta di mio, no? Quindi se ci metto anche la pressione di ogni risultato che faccio, di provare a fare sempre meglio, diventa solo uno stimolo.

Credo di dover venire qui e provare a fare esattamente tutto quello che ho fatto a Parigi: come mi sono allenato, come ho vissuto i giorni fuori dal torneo, come ho gestito le difficoltà durante le partite. Credo che quella sia la chiave per riuscire a ripetere quello che ho fatto lì. È una cosa incredibile quello che ho fatto, quindi sarà molto difficile, però ogni partita per me deve essere una finale e ogni partita deve essere un’esperienza nuova. Devo mettere dentro per bene l’esperienza che ho acquisito a Parigi per riuscire poi a rendere meglio.”

L’erba lenta

Il passaggio dalla terra all’erba è sempre complicato, con scambi più veloci, eccetera. Tu come ti senti qui nel tuo approccio con questa superficie?
FLAVIO COBOLLI: “Credo che qui non sia un’erba normale, è completamente diversa da tutti i tornei che facciamo in preparazione a questo. È un’erba molto più lenta e molto più giocabile rispetto alle altre, quindi credo che questo possa aiutarmi a rendere al meglio e a giocare il mio miglior tennis. L’anno scorso l’ho già fatto e quest’anno spero di ripetere quello che ho fatto l’anno scorso e spero di fare anche meglio. È una transizione che ormai mi piace, ovviamente è complicata, però piano piano ci si abitua sempre di più.”

Flavio, ciao. Ho visto che hai fatto l’allenamento con Djokovic oggi. Prima di tutto: come è andata, come ti senti ad allenarti con lui? Poi ho visto che lui è arrivato un po’ in ritardo, ti ha fatto aspettare.
FLAVIO COBOLLI: “No, no, aveva le sue cose da fare, quindi sapevo che sarebbe arrivato due o tre minuti dopo. C’è una forma di rispetto importante, anche perché è sempre stato il mio punto di riferimento e mi mette un po’ paura. Cerco sempre di non sbagliare, di provare a mettergli la palla sempre precisa. Questo mi aiuta molto perché sviluppo una concentrazione che di solito non ho. Alla fine oggi è stato l’allenamento migliore che ho fatto da quando sono arrivato, e questo vuol dire che è servito molto. Giocare con i migliori giocatori del mondo è sempre utile prima dell’inizio di un torneo così importante.”

Quindi anche per quel rispetto che provi, se ho capito bene?
FLAVIO COBOLLI: “Sì, certo. C’è un rispetto enorme, il rispetto è la parola chiave quando giochi con un giocatore come lui.”

Flavio e Sascha

Flavio, ciao. Volevo sapere: so che hai questo bel rapporto con Sasha, con Zverev. Vi siete sentiti poi dopo Parigi, è capitato di scambiare qualche battuta, qualche parola o siete rimasti fermi a quel momento?
FLAVIO COBOLLI: “No, il primo giorno che ci siamo visti a Halle ovviamente ci siamo abbracciati e io gli ho fatto ancora i complimenti, lui li ha fatti a me. Abbiamo fatto tutti e due un grande torneo. Mi ha chiesto se mi era passata, io gli ho detto che ero molto felice, non sono stato nemmeno per un minuto arrabbiato con nessuno, neanche con me stesso.

Sono sempre stato molto felice e gioioso per quello che stava accadendo, quindi gli ho detto questo e lui era anche un po’ perplesso. Ha detto che lui dopo la finale persa con Thiem era stato molto male; io gli ho detto: ‘No, io l’ho vissuta in maniera diversa e spero che questo possa aiutarmi poi a rigiocarne altre’. Lui mi ha detto che ne giocherò tante altre, io gli ho risposto: ‘Magari’.”

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