Aspria Tennis Cup: resta in corsa solo Cecchinato, Rincon fa cadere la testa di serie n. 1

Il campione in carica è l’unico italiano in semifinale: sfiderà Heide. Dall’altra parte del tabellone lo spagnolo elimina Comesana dopo 3 ore e 40 e troverà Diaz Acosta

Di Jenny Rosmini
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Aspria Tennis Cup 2026, Challenger di Milano - Foto Francesco Peluso
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dall’inviata a Milano

Alla fine della lunga giornata dei quarti, l’Italia del Challenger di Milano resta aggrappata al suo volto più esperto. Quattro azzurri erano arrivati tra i migliori otto dell’Aspria Tennis Cup con storie diversissime: il campione in carica Marco Cecchinato, il qualificato Enrico Dalla Valle, il giovanissimo Pierluigi Basile e la wild card Juan Cruz Martin Manzano. In semifinale, però, ci va solo Cecchinato, mentre il grande colpo del giorno arriva nel pomeriggio: Daniel Rincon, n. 261 ATP, elimina la prima testa di serie Francisco Comesana, n. 91 del mondo, dopo una battaglia di 3 ore e 40 minuti.

Il filo narrativo passa dunque da due immagini: da una parte Cecchinato, oggi n. 195 ATP ma con un passato da n. 16 del mondo, che continua a difendere con autorità il titolo conquistato qui nel 2025; dall’altra Rincon, ex campione dello US Open junior 2021, che trasforma il pomeriggio milanese in una prova di resistenza, carattere e ostinazione.

M. Cecchinato b. P. Basile 6-1 3-0 (rit.)

La partita più attesa, il derby tra Cecchinato e Pierluigi Basile, n. 839 ATP, avrebbe dovuto raccontare il contrasto più affascinante: l’esperienza contro la prospettiva. Ne è venuto fuori un confronto misero. Cecchinato si è imposto 6-1 3-0, prima del ritiro dell’avversario.

Basile non è praticamente mai riuscito a entrare in partita. Il primo set è scivolato via in appena venti minuti, con un break subito a zero nel quarto game e un altro nel sesto. Dopo il primo strappo, il giovane azzurro ha perso progressivamente contatto anche emotivo con la partita, mostrando evidenti segnali di frustrazione: una pallina scagliata lontano nel cielo di Milano, il warning dell’arbitro, poche soluzioni tecniche e ancora meno continuità in risposta. Nel secondo set ci si attendeva almeno una reazione, ma il copione non è cambiato. Sul 3-0 per Cecchinato è arrivato il ritiro.

Dall’altra parte della rete, Cecchinato ha fatto semplicemente quello che doveva fare. Concentrato, pulito, elegante nelle geometrie e sempre dentro il proprio piano tattico, il palermitano non si è lasciato distrarre né dall’andamento anomalo della partita né dalla malmostosità dell’avversario. Per lui arriva una semifinale importante, in un torneo che conosce bene e dove continua a trovare condizioni favorevoli al suo tennis: in semifinale affronterà Gustavo Heide, testa di serie n. 5 e n. 141 ATP.

[5] G. Heide b. E. Dalla Valle 7-6(4) 7-6(5)

Molto più combattuto, e decisamente più ricco di spunti, il quarto tra Gustavo Heide ed Enrico Dalla Valle, n. 359 del ranking. Il brasiliano si è imposto 7-6(4) 7-6(5) al termine di una partita lunga, tesa, fisica, giocata sotto un caldo pesante e su un campo apparso a tratti durissimo, quasi prosciugato dal sole.

È stata una di quelle partite in cui il perdente può recriminare molto, ma anche interrogarsi su ciò che è mancato nei momenti decisivi. Dalla Valle ha avuto le sue occasioni, e non poche: nel secondo set si è procurato complessivamente nove palle break, sette delle quali in un quinto game interminabile. Non ne ha convertita nessuna. Ed è proprio lì che la partita ha preso la sua forma definitiva: l’italiano ha spinto, cambiato ritmo, cercato la palla corta, trovato anche accelerazioni di dritto lungolinea di ottima fattura, ma non è riuscito a trasformare la pressione in vantaggio reale.

Dalla Valle ha lottato con orgoglio, questo sì. Anche quando ha dato l’impressione di trascinarsi dietro troppa tensione — con lamentele verso il campo, il box, l’arbitro e se stesso — non ha mai smesso di cercare la partita. E quando Heide, avanti di un break nel nono game del secondo set, è andato a servire per il match, l’azzurro ha trovato la forza per rientrare, annullando anche un match point. Sul 5-4 e servizio Dalla Valle, il brasiliano ha avuto un’altra occasione per chiuderla, ma anche in quel caso l’italiano si è salvato.

Alla fine, però, la differenza l’ha fatta Heide nei due tie-break. Meno appariscente, a tratti anche lui insofferente, ma più lucido nei punti che pesano davvero. Il brasiliano ha dato l’impressione di saper aspettare il varco giusto senza consumare troppe energie nervose. Dalla Valle, invece, ha pagato proprio l’incapacità di capitalizzare i momenti favorevoli: una sconfitta dura, perché arrivata non per assenza di gioco, ma per occasioni lasciate sul campo.

[3] F. D. Acosta b. J. Martin 6-0 6-2

Senza storia, invece, il quarto tra Facundo Diaz Acosta, testa di serie n. 3 e n. 120 ATP, e Juan Cruz Martin Manzano, n. 494 ATP. L’argentino, ex n. 47 del mondo e vincitore dell’ATP 250 di Buenos Aires nel 2024, ha imposto immediatamente la propria superiorità, chiudendo 6-0 6-2 in circa cinquanta minuti.

Il primo set è stato un monologo: Diaz Acosta ha dettato tempi, traiettorie e intensità, lasciando pochissimo spazio alla wild card italiana. Nel secondo Martin Manzano ha provato a opporre maggiore resistenza, ma le gerarchie sono rimaste evidenti. Due break subiti e partita rapidamente indirizzata verso l’argentino, apparso troppo più solido, pesante e abituato a questo livello.

Per lui ora ci sarà Rincon, in una semifinale tutta ispanofona e meno scontata di quanto il ranking avrebbe lasciato pensare alla vigilia.

D. Rincon b. [1] F. Comesana 6-4 5-7 7-6(5)

L’ultima partita della giornata ha cambiato il volto del torneo. Daniel Rincon ha battuto Francisco Comesana, prima testa di serie e n. 91 ATP, 6-4 5-7 7-6(5), eliminando il favorito al termine del match più lungo e logorante dei quarti. Tre ore e quaranta minuti, con un secondo set da un’ora e trentotto minuti che ha assunto a tratti i contorni di un gioco al massacro.

Comesana, che negli ultimi anni ha già fatto presenza nel tennis dei grandi, sembrava aver ripreso in mano la partita. Dopo aver perso il primo set, l’argentino si è preso il secondo al termine di una battaglia durissima e nel terzo è scappato avanti 3-0. A quel punto la sfida sembrava indirizzata: la testa di serie n. 1 aveva ritrovato profondità, presenza e peso di palla. Rincon, invece, ha scelto proprio quel momento per restare aggrappato al match.

Lo spagnolo ha alzato l’aggressività, ha accettato lo scambio fisico e mentale e ha progressivamente svuotato il vantaggio dell’avversario, punto dopo punto, game dopo game, fino al tie-break decisivo.

Il tabellone dice dunque Heide-Cecchinato e Rincon-Diaz Acosta.

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