Badosa lancia la racchetta tra la folla e riceve solo un warning: perché non c’è squalifica

Non esistendo una vera e priopria regola, il discrimine è il danno procurato alla vittima. Alcuni precedenti di lancio con “feriti”

Di Danilo Gori
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Paula Badosa - WTA Madrid 2026 (@ X MutuaMadridOpen)

L’approdo di Paula Badosa alla finale di domenica all’Unicredit Iasi Open con la vittoria su Tamara Zidansek avrebbe potuto saltare per squalifica. La tennista spagnola infatti, dopo aver messo in rete uno smash, si è voltata, furente, e ha lanciato la racchetta verso i teloni. L’attrezzo ha varcato gli stessi e ha terminato la propria traiettoria senza causare danni a nessuno e Paula lo ha recuperato, senza apparentemente fare una piega, dal ball boy più vicino all’atterraggio.

Il video dell’episodio

Badosa è stata giustamente ammonita ma nessun altro provvedimento è stato preso. L’avvenimento corre così ad arricchire la serie delle intemperanze dei protagonisti in campo: racchette come anche palline lanciate senza pensare alle eventuali conseguenze per i presenti.

Ricordiamo Nalbandian, che durante la finale del Queen’s del 2012 con Cilic prese a calci la base della sedia di un giudice di linea, ferendolo poco sopra il piede, oppure Shapovalov, che durante una sfida di Coppa Davis nel 2017 contro la Gran Bretagna colpì in pieno volto il giudice di sedia con una pallina, scagliata con rabbia dopo uno scambio perso. E ovviamente il caso più famoso, quello di Novak Djokovic allo US Open 2020, quando fu estromesso dalla competizione per aver scagliato una pallina nei dintorni del collo di una raccattapalle.

Nei tre casi sopra ricordati i giocatori furono sanzionati. Badosa ha potuto continuare (e vincere) il match, così come Cameron Norrie, che ha lasciato planare la sua racchetta tra il pubblico durante un match del torneo di Auckland 2025, o Daniel Altmaier, che ha ripetutamente colpito con il piede la sua racchetta, fino a che la stessa, finalmente, ha superato il muretto e ha raggiunto il pubblico.

Tre assoluzioni discutibili, soprattutto la terza, dal momento che il tennista si sfogò, come detto, più volte, fino a combinare la frittata.

Uno spettatore, incolume e forse divertito gliela rimandò immediatamente; nessuno si fece male, così come ad Auckland o sabato a Iasi, mentre a Londra, Ottawa o New York i danni fisici furono evidenti. Questa è ormai l’interpretazione della norma/non norma: non esiste la sanzione della squalifica automatica in caso di escandescenze come quelle descritte, e allora il discrimine è dato dal danno procurato alle persone coinvolte.

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