L’Odissea è tornata nelle sale cinematografiche e Christopher Nolan, con Matt Damon nei panni di Ulisse, ha già conquistato il botteghino mondiale. L’epica rilettura del grande classico di Omero ha incassato oltre 264 milioni di dollari nel primo fine settimana di programmazione. Nelle stesse ore, tra le montagne di Gstaad, un altro greco concludeva la propria, personalissima Odissea.
Stefanos Tsitsipas ha attraversato tempeste, smarrimenti e approdi sbagliati prima di ritrovare la strada verso il succeso, la sua personalissima Itaca. Il suo viaggio è durato quasi diciassette mesi, quelli trascorsi dall’ultimo titolo conquistato a Dubai nel 2025. Ulisse torna a casa travestito da mendicante, irriconoscibile a tutti tranne che al vecchio cane Argo. Tsitsipas si è invece fatto riconoscere alzando al cielo una coppa, la tredicesima della sua carriera.
Quattro maratone per ritrovare la vittoria
In finale il greco ha sconfitto il belga Raphael Collignon, alla prima partita per un titolo ATP, con il punteggio di 6-4 6-7(3) 6-3 dopo due ore e 17 minuti. Una vittoria tutt’altro che semplice, arrivata al termine della quarta battaglia consecutiva conclusa al terzo set durante la settimana svizzera.
Tsitsipas ha chiuso con quattro ace, nessun doppio fallo e due palle break salvate sulle quattro affrontate. Dopo aver controllato il primo set, non è riuscito a completare l’opera nel secondo, perso al tie-break, ma ha ritrovato lucidità e profondità nel momento decisivo. Un ultimo break gli ha permesso di diventare anche il primo tennista greco a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro di Gstaad.
“È passato molto tempo e questo successo significa davvero tanto per me”, ha ammesso il ventisettenne ateniese. Per l’ex numero 3 del mondo e due volte finalista Slam non è ancora un ritorno ai livelli migliori, ma certamente il primo segnale concreto dopo una lunga fase di difficoltà. Prima del torneo occupava la posizione numero 85; grazie ai 250 punti conquistati sulle Alpi ha recuperato 34 posti, risalendo fino al numero 51.
“I trofei mostrano quanto lavoro stai facendo”
Nell’intervista concessa a L’Équipe, Tsitsipas non ha nascosto il legame nato con il torneo svizzero: “Ripartirò con una sensazione molto dolce. Quando sono arrivato mi sono chiesto se Gstaad fosse mai stato eletto miglior ATP 250 dell’anno. Io lo voterei senza esitazioni: è un vero paradiso per giocare a tennis“.
Una dichiarazione quasi sorprendente per chi ha sempre manifestato una particolare attrazione verso il mare e considera il Monte-Carlo Country Club, dove ha vinto tre volte, nel 2021, 2022 e 2024, uno dei luoghi più belli del circuito. Le Alpi, però, hanno avuto un effetto terapeutico: “Fisicamente ho cercato semplicemente di resistere, ancora e ancora, e alla fine ha pagato. Dovevo restare completamente dentro la partita e non permettere che sfuggisse neppure una piccola parte della mia concentrazione”.
Più del luogo, conta naturalmente il trofeo. Il primo dopo un digiuno capace di mettere in discussione certezze, classifica e ambizioni.
“È una sensazione incredibile. I trofei mostrano la quantità di lavoro che stai facendo e rappresentano un ottimo indicatore per capire se sei sulla strada giusta. Non puoi sollevarli se non vinci con regolarità. Sapere di essere nuovamente capace di mettere insieme diverse vittorie mi riempie di fiducia e di voglia di vincere. Voglio fare di più, spingendo il mio corpo fino al limite“.
Top 50, un ATP 500 e tre vittorie contro i migliori
Tsitsipas ha già fissato le prossime tappe del viaggio. La prima è ormai vicinissima: rientrare tra i primi 50 del ranking, traguardo dal quale lo separa appena una posizione. Poi vorrebbe conquistare un ATP 500 e ottenere almeno tre successi contro avversari compresi nella top 10.
“Voglio battere almeno tre top 10 durante questa stagione. È un obiettivo che mi sono posto. Poi voglio vincere un torneo ATP 500. Ma il primo passo probabilmente sarà tornare tra i primi 50: vorrei rivedermi a quel livello“.
Due terzi della prima missione sono già stati completati grazie alle vittorie ottenute contro Taylor Fritz alla United Cup e Alex de Minaur a Miami. Per il titolo ATP 500, invece, avrà subito un’occasione: Tsitsipas ha ricevuto una wild card per Washington, dove inizierà la preparazione sul cemento nordamericano in vista dello US Open.
Prima, però, qualche ora per respirare: “Torno a casa e avrò bisogno di uno o due giorni di riposo. È stata una settimana lunga, con tante partite folli. Devo recuperare per arrivare fresco allo swing americano, perché mi attendono diverse settimane in viaggio“.
Nell’Odissea, l’approdo a Itaca non basta a concludere la storia: Ulisse deve ancora riconquistare la propria casa e il proprio posto. Anche Tsitsipas sa che Gstaad rappresenta un ritorno, non un punto d’arrivo, per riconquistare zone di classifica e risultati che più si addicono ad uno che fino a qualche anno fa vinceva Masters 1000 e faceva finali Slam. La differenza sta nel modo in cui i due eroi greci varcano la soglia: Ulisse lo fa sotto mentite spoglie, riconosciuto soltanto dal fedele Argo; Stefanos è tornato da vincitore, con una coppa tra le mani. Entrambi però devono ricordare agli altri, ancora prima che a se stessi, chi realmente siano. Stefanos però, a differenza di Ulisse, può farlo con una coppa in mano. La speranza è che non sia vana.
