“La potenza di Aryna Sabalenka” – Prima bielorussa sulla copertina di Time

Aryna Sabalenka si prende la cover della rivista statunitense. In passato era toccato a Naomi Osaka e Serena Williams

Di Redazione
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Aryna Sabalenka entra ancora una volta nella storia, questa volta lontano dal campo. La numero uno del mondo è diventata la prima bielorussa di sempre a comparire sulla copertina di TIME Magazine, che le ha dedicato un lungo profilo-intervista firmato da Sean Gregory alla vigilia dello US Open.

Il 2026 di Sabalenka è stato fin qui dominato da un paradosso: la numero uno del mondo continua a occupare stabilmente il vertice del tennis femminile, ma nei tornei del Grande Slam non è ancora riuscita a raccogliere ciò che avrebbe voluto. Alla vigilia della difesa del titolo allo US Open, la bielorussa ha parlato senza troppi filtri delle difficoltà vissute negli ultimi mesi, del suo rapporto con le emozioni e della fame con cui si presenterà a New York.

Sabalenka arriva infatti allo US Open dopo tre delusioni consecutive nei Major: la finale persa contro Elena Rybakina all’Australian Open, il crollo nei quarti del Roland Garros contro Diana Shnaider e l’eliminazione agli ottavi di Wimbledon per mano di Naomi Osaka. Proprio dopo la sconfitta londinese aveva dichiarato in conferenza stampa di voler andare a ubriacarsi per dimenticare il tennis. Al TIME ha però precisato che le cose sono andate diversamente: qualche drink, un po’ di ballo e soprattutto alcuni giorni trascorsi lontano dalla racchetta durante una vacanza in Grecia.

Un modo per staccare che passa anche dai social network, spesso criticati da chi vorrebbe vederla maggiormente concentrata sul tennis. Sabalenka rivendica invece l’effetto terapeutico dei suoi video: ballare e creare contenuti per mezz’ora o un’ora le permette di concentrarsi soltanto su quello e dimenticare temporaneamente tutto il resto.

È proprio questo equilibrio tra competitività feroce e leggerezza fuori dal campo che la numero uno vorrebbe lasciare come propria eredità: essere ricordata come una combattente in campo, ma anche come una persona divertente fuori. Secondo Sabalenka, dedicarsi esclusivamente ai propri obiettivi può diventare persino pericoloso, perché un sogno finisce per avere il potere di distruggerti quando le cose non vanno nella direzione sperata.

Sabalenka non nasconde neppure uno degli aspetti più discussi del proprio carattere: le esplosioni di rabbia durante le partite. Dopo la finale persa contro Coco Gauff al Roland Garros 2025, le sue dichiarazioni avevano provocato polemiche: aveva attribuito il successo dell’americana soprattutto ai propri errori, salvo poi scusarsi.

Da quell’episodio ha imparato, racconta oggi, a concedersi qualche minuto prima di presentarsi in conferenza stampa dopo una sconfitta importante. Ma non intende trasformarsi in una giocatrice completamente impassibile: reprimere la negatività, secondo lei, finisce per consumare le energie necessarie a competere. Urlare o sfogarsi può invece aiutarla a ripartire.

Dopo aver rinunciato nel 2023 al proprio psicologo sportivo – convinta di essere diventata troppo dipendente dall’analisi mentale e di dover imparare a gestirsi autonomamente – Sabalenka ha deciso di tornare a lavorare con lui dopo il Roland Garros di quest’anno. La sconfitta parigina l’aveva colpita profondamente: racconta di aver pianto per tutta la notte, fino a non avere più lacrime. Ora considera nuovamente utile avere accanto qualcuno che la conosca abbastanza bene da riuscire, con poche parole, a cambiarle prospettiva nei momenti difficili.

«Boicottare uno Slam? Se sarà necessario, lo faremo»

Nel corso dell’intervista Sabalenka torna anche su uno dei temi politici più importanti nel rapporto tra i giocatori e i quattro tornei dello Slam: la richiesta di una quota maggiore dei ricavi.

A Roma, insieme ad altri big come Coco Gauff e Jannik Sinner, aveva sostenuto pubblicamente le richieste dei giocatori. Al TIME non esclude neppure l’ipotesi estrema di un boicottaggio: spera che non sia mai necessario arrivare a quel punto, ma sostiene che i giocatori siano sostanzialmente uniti e che, qualora diventasse indispensabile, sarebbero pronti ad agire insieme.

Sabalenka ha parlato anche della discussa esibizione giocata lo scorso dicembre a Dubai contro Nick Kyrgios, ribattezzata “Battle of the Sexes”. L’australiano vinse 6-3 6-3 in condizioni modificate, con un solo servizio a disposizione e una porzione di campo più piccola per la bielorussa.

Nonostante le critiche ricevute, Aryna rifarebbe l’esperimento, convinta che eventi del genere possano aumentare la visibilità del tennis. Stavolta, però, vorrebbe giocare senza regole modificate e soprattutto contro un altro avversario: secondo Sabalenka, Kyrgios era troppo teso per rendere l’esibizione realmente divertente e «ha perso la sua fiducia». Non ha voluto aggiungere ulteriori spiegazioni.

New York e la caccia alla storia

Tutto conduce inevitabilmente allo US Open, dove Sabalenka ha vinto le ultime due edizioni. Un terzo titolo consecutivo le permetterebbe di diventare la prima giocatrice dai tempi di Serena Williams a firmare il tris a Flushing Meadows e soltanto la terza donna nell’era Open a riuscirci, dopo Chris Evert e la stessa Serena.

Sabalenka non prova neppure a nascondere quanto tenga all’impresa: «Lo voglio davvero tanto». E a New York sente di avere trovato un ambiente ideale per il proprio carattere. Ama l’energia della città, il pubblico rumoroso dell’Arthur Ashe Stadium e quella sensazione di trovarsi in mezzo a milioni di persone che stanno tutte inseguendo qualcosa.

A 28 anni, già quattro volte campionessa Slam e da oltre cento settimane complessive al numero uno del mondo, Sabalenka continua così a inseguire nuovi traguardi senza voler rinunciare a ciò che l’ha resa una delle personalità più riconoscibili del circuito: potenza, spettacolo, rabbia, ironia e una certa incapacità – in fondo rivendicata – di nascondere quello che prova.

Per New York promette esattamente questo: «Grande tennis, moda, lotta, emozioni. Tutto quello che potete immaginare».

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