Lo sfogo di Francisco Cerundolo: “Odio questo circuito con tutto me stesso”

"Non posso giocare, voglio tornare a Buenos Aires" vocia Francisco Cerundolo tra uno scambio e l'altro con Joao Fonseca

Di Sabrina Giorgi
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Francisco Cerundolo - ATP Buenos Aires 2025 (foto X @ArgentinaOpen)

Il tennis è uno sport che sa essere psicologicamente distruttivo. Ne sa qualcosa Francisco Cerundolo, protagonista di un momento di profonda crisi emotiva che ha squarciato il velo sulle difficoltà che gli atleti affrontano quotidianamente sul circuito. Durante una sessione di allenamento con il giovane talento brasiliano Joao Fonseca, Cerundolo si è lasciato andare a uno sfogo tanto duro quanto umano. Tra un colpo e l’altro, palesemente insoddisfatto del proprio tennis, l’argentino ha iniziato a parlare a se stesso ad alta voce, rivelando un malessere che va ben oltre il semplice errore tecnico. Non sorprende, infatti, la sua eliminazione dal Cincinnati Open, rimediata all’esordio dal portoghese Nuno Borges. Altra amara sconfitta incassata, dopo quella subita a Montreal, anch’essa al primo turno.

Cerundolo: “Non voglio giocare più”

“Non posso giocare. Giuro, voglio tornare a Buenos Aires” grida dopo un dritto atterrato ben lontano dalla linea di fondo campo. “Non voglio giocare più, odio giocare questo circuito con tutto me stesso”. Parole pesanti, che riecheggiano sul campo d’allenamento come una sentenza. Il cemento non dovrebbe essere un terreno troppo insidioso per il sudamericano, che spesso è stato definito come un “argentino atipico” in quanto i suoi tornei migliori sono l’Australian Open e il Miami Open. Eppure, i freddi numeri della sua stagione raccontano una storia diversa da quella di un giocatore al capolinea: con 28 vittorie e 16 sconfitte da inizio anno, il suo ruolino di marcia è tutt’altro che disastroso. Il tennis è uno sport meraviglioso, ma sa essere profondamente complicato. Ti isola, ti mette costantemente di fronte alle tue insicurezze e non offre alcuna via di fuga o panchina su cui riposare la mente. Chiunque abbia mai impugnato una racchetta, dal semplice giocatore di circolo al professionista di vertice, comprende intimamente la sua frustrazione. Quello sfogo estremo di Cerundolo – il desiderio improvviso di abbandonare il campo e di tornare nel comfort di casa propria – è una sensazione universale. È capitato a tutti. Ci vuole una tenuta mentale fuori dal comune per assorbire le sconfitte, gestire i viaggi incessanti, l’allontanamento da casa e le aspettative. E, alle volte, questa forza indirettamente richiesta a chi del tennis ci ha fatto un lavoro può venire meno.

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