Padrone di casa in quel di Londra per la Laver Cup, la creatura nata dalla collaborazione con il suo storico manager Tony Godsick, Roger Federer torna a respirare il profumo del grande tennis da organizzatore e icona carismatica. In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport a margine di un evento promosso da Mercedes-Benz — sponsor di cui è ambassador globale —, il fuoriclasse svizzero ha tracciato una panoramica sullo stato attuale del circuito, partendo proprio da Jannik Sinner. Per il tennista azzurro, Re Roger ha speso parole di grandissima stima, confermando quanto espresso già prima della manifestazione: “Con le vittorie di quest’anno, Sinner ha dimostrato di essere il più forte in questo momento. Ora è infortunato, ma fino ad allora ha giocato benissimo”. Un’investitura importante che consolida la leadership dell’azzurro agli occhi del venti volte campione Slam.
Tutto il fascino di un format unico
Sulle tavole dell’arena londinese, dove quattro anni fa andò in scena l’emozionante e iconico addio al tennis giocato al fianco di Rafael Nadal, i ricordi riaffiorano inevitabilmente ma senza sfociare nella malinconia. “Se chiudo gli occhi penso al doppio con Rafa, Ellie Goulding che cantava, io che a un certo punto tenevo Nadal per mano, anche se soltanto per un secondo. Sono momenti che non dimenticherò mai”. Ha sottolineato il maestro di Basilea. Un format, quello della Laver Cup, che per lo svizzero rappresenta un unicum nell’arco della stagione: mettere a confronto leggende come Yannick Noah e Andre Agassi nelle vesti di capitani con le nuove leve del circuito crea un ponte generazionale unico.
Fra i giovani presenti nel weekend, l’ex numero uno al mondo si è detto particolarmente colpito da profili come Rafael Jodar e Learner Tien, sottolineando come l’evento offra loro l’opportunità di vivere la pressione e l’atmosfera tipiche dei grandi tornei dello Slam. “Non avevo mai visto giocare dal vivo Jodar o Learner Tien e mi hanno impressionato molto. Magari passano un po’ sotto traccia per chi guarda soltanto Alcaraz, Sinner e Djokovic, e lo capisco. Ma sono molto forti e hanno il potenziale per lasciare il segno. Qui possono sperimentare un’atmosfera simile a quella di un torneo dello Slam, con i capitani, la pressione, i compagni che li osservano. Spero gli sia utile”.
L’elogio del “genio” Alcaraz e la crescita di Zverev
Nel valutare i protagonisti di punta del Team Europe, Federer non ha lesinato complimenti per Carlos Alcaraz, analizzandone con lucidità sia lo sconfinato talento che i margini di gestione tattica. “Guardarlo giocare è semplicemente un piacere. Quel ragazzo è un genio in campo, è incredibile per la quantità di colpi che riesce a creare. Il problema è che a volte ha persino troppe possibilità e può finire per perdersi un po’ dentro tutte quelle opzioni. Spero che a lui e tutti gli altri questi giorni a Londra diano la spinta per il resto della stagione” ha spiegato Roger.
Parole al miele anche per Alexander Zverev: “Quest’anno ero nel Royal Box a Wimbledon e l’ho visto giocare contro Lehecka. Ho pensato che stesse giocando davvero molto bene. Da tempo gli dicevo che avrebbe dovuto colpire la palla più forte da fondo e finalmente lo sta facendo. È bellissimo averlo di nuovo qui, è stato uno dei più grandi sostenitori della Laver Cup fin dall’inizio”.
L’emozione della Hall of Fame e la rivalità simpatica con Rod Laver
Invitato a ripercorrere l’ingresso ufficiale nella Hall of Fame, lo svizzero ha ricordato con autoironia il momento, citando un aneddoto legato ad Andre Agassi: “Agassi dice che quando ho vinto il 19° ha pensato: ‘Ah, ce l’ha fatta…’. Effettivamente avevo il sospetto che avrei potuto essere ammesso. Scherzi a parte, mi ha dato la possibilità di mostrare la mia gratitudine a tutti quelli che mi hanno sostenuto”. Infine, una battuta sul tifo sfrenato per la squadra continentale, in aperto e divertito contrasto con la leggenda da cui la manifestazione prende il nome: “Io giocavo per quella squadra. Non ho scelta! E non mi vergogno di dire che sono totalmente per loro. La cosa divertente è che Rod Laver, invece, è completamente Team World. Mi fa sorridere: almeno le posizioni sono molto chiare” ha concluso.
