[6] N. Djokovic b. [1] A. Zverev 4-6 6-4 6-4
Quando il meravigliarsi per quanto riesce ancora a fare a 39 anni sembra aver raggiunto il picco massimo, Novak Djokovic alza ulteriormente il livello: la 32esima vittoria a Pechino in altrettanti match è una gemma assoluta, perché arriva rimontando Alexander Zverev. 4-6 6-4 6-4 il punteggio che regala a Nole un’affermazione incredibile, in cui un servizio preciso e soprattutto una risposta centrata fanno la differenza. Perché al tedesco non bastano 19 ace e l’80% di prime in campo per venire a capo dell’incontro.
Nel primo set Djokovic paga un avvio a rilento con la battuta. Due doppi falli offrono su un piatto d’argento il break a Zverev, che conduce quello che rimane del parziale con tranquillità fino alle due palle del controbreak salvate sul 5-4. Il secondo set rappresenterà a lungo un unicum nel tennis e, probabilmente, perseguiterà Sascha per un po’. Il favorito del seeding serve 23 prime su 24, ma finisce per pagare dazio, con l’unica seconda che arriva proprio sul set point in favore di Djokovic. Il tedesco, tra l’altro, non capitalizza una chance in risposta sul 4-4. E nella frazione decisiva è ancora impreciso sul 5-4. Pur partendo 30-0, spreca due palle game, annulla un match point e finisce per cedere.
Questa sconfitta pone fine ai sogni di Zverev di diventare numero 1 dopo lo swing asiatico. Avrebbe avuto bisogno di trionfare sia a Pechino che a Shanghai. Adesso tutto è rimandato a Vienna, in attesa di sapere quando tornerà Jannik Sinner.
Per Djokovic, invece, arriva una delle prestazioni più belle del 2026 e contro Daniil Medvedev si giocherà un’occasione unica per tornare in finale e accorciare nella Race su quell’ottavo posto che significherebbe qualificazione per le ATP Finals.
Primo set: il break inaugurale vale a Zverev il vantaggio
Il gioco inaugurale racchiude tutti gli scenari evolutivi possibili per questo match. Djokovic battezza la partita con un doppio fallo, palesando qualche problema al braccio che ne influenza il lancio di palla. Poi si inizia a fare sul serio. Il secondo punto è la trama perfetta della strategia di Zverev, pur senza esito positivo per il tedesco: Nole porta a casa uno scambio da 27 colpi, con la consapevolezza di dover limitare al massimo punti di questo tipo. Perché poi le conseguenze rischiano di ricadere sul quindici successivo, come succede con un diritto in corridoio. Nonostante due prime di servizio che rimettono in ordine il gioco, il serbo commette il secondo doppio fallo e, con un errore di rovescio, cede il turno di battuta.
Nel secondo gioco c’è già spazio per una piccola polemica. Sul 30-15 Alexander sbaglia un diritto in uscita dal servizio e chiede immediatamente una review per un presunto cambio sul led alle spalle di Djokovic. Il giudice di linea si prende del tempo, ma decreta la ripetizione del punto, che ha identico epilogo: un diritto fuori di Zverev, che si innalza comunque 2-0.
La reazione dell’ex numero 1 non tarda. Nole inizia regolando il servizio per poi registrare la risposta, in campo con continuità anche sulla prima del tennista di Amburgo, il quale ribalta il quarto game dallo 0-30 – con un nastro fortunato sul 15-30.
La sfida è viva, con scambi brillanti. Djokovic prova a togliere certezze al rivale con il rovescio lungolinea, ma il diritto di Sascha tiene e controbatte. Sul 5-3, Nole spreca tre palle game ed è costretto a fronteggiare un set point, che annulla con servizio e diritto e si regala un’ultima occasione di rimanere nel parziale. Opportunità che si materializzano sotto forma di due palle del controbreak, le prime del set per lui, proprio quando Zverev deve chiudere. Se un ace di seconda avvalora la nuova versione di Alexander, sulla seconda possibilità il serbo si costruisce tutti i presupposti con la smorzata per poi alzare un lob troppo corto. È 6-4 Zverev.
Secondo set: A Zverev non bastano 23 prime su 24, Djokovic pareggia i conti
Messo in cassaforte il primo set, Zverev alza ulteriormente il livello al servizio. Fino al 4-4 ha il 100% di prime in campo. Djokovic vince tre quindici in risposta, ma a sua volta riesce a fare la differenza con la battuta. Il primo tentennamento è per Nole, che nel nono gioco salva una palla break, che avrebbe consentito al tedesco di andare a servire per il match, e si arrampica 5-4, mettendo pressione all’avversario.
La tensione non scalfisce la battuta di Sascha, che continua a giocare con la prima, ma i colpi a rimbalzo e una volée incerta regalano due occasioni di pareggiare il computo dei set a Djokovic. E sul primo set point arriva la prima seconda del parziale per Zverev, il quale incassa il break a causa di un atteggiamento rifattosi passivo, al cospetto del numero 11 del mondo che va a prendersi il 6-4 a rete.
Terzo set: Djokovic stupisce e vola in semifinale a Pechino
Sull’1-1 Djokovic è chiamato ancora a una prova di forza. Costretto ai vantaggi, fronteggia la prima palla break del set con un’autentica magia. Zverev prende in mano il timone dello scambio e verticalizza il gioco. Sottorete gioca una volée funzionale, ma Nole piazza il recupero sulla riga, disarmando ogni tentativo di difesa da parte del numero 2 del mondo.
I servizi dettano legge. Gli scambi si riducono e con essi anche la vivacità del match, che si fa tattico e in cui prevale l’attenzione.
Djokovic replica quanto fatto nel secondo parziale e, stavolta senza offrire chance, si innalza 5-4, obbligando Zverev a servire per rimanere nel torneo. Sascha parte con un 30-0 autoritario, ma poi sbaglia una rifinitura sottorete e un diritto. Nole sente l’odore del sangue e, nonostante il solito ace a uscire del tedesco, prolunga il gioco ai vantaggi. E non solo, perché con solidità attende l’errore dell’avversario, che insacca in rete il rovescio, e si procura il match point. Zverev non mette la prima e una seconda seconda allegra non gli basta. Lo scambio parte e si allunga, ma gli sforzi non ripagano Nole. Tuttavia, dopo aver mancato la seconda possibilità di 5-5, Sascha regala il secondo match point con un diritto largo. E con un diritto in rete pone fine al match.
