Serviva una scossa per lasciarsi alle spalle il brutto episodio di Pechino. La vittoria è un ottimo escamotage per cancellare le ferite, e Daniil Medvedev, infatti, ha portato a casa una convincente rimonta contro Jan-Lennard Struff all’esordio nel Masters di Shanghai. Il russo ha avuto gli occhi puntati addosso in questi ultimi giorni per via della squalifica rimediata nella semifinale del China Open, che gli è costata la revoca dei punti (200), del montepremi (220 mila dollari) e come ciliegina sulla torta, una multa di 60 mila dollari. Le cadute di stile, nello sport, si pagano a caro prezzo. I professionisti devono fungere da esempio per chi guarda, e anche se l’intento di Daniil non era certamente quello di colpire un tifoso in un occhio, è stato punito il gesto di stizza, che ha prodotto una situazione pericolosa.
L’episodio di Pechino
Ma lo “scivolone” di Pechino non fa di Medvedev una cattiva persona. I tennisti – che ormai conosciamo a menadito – sono accomunati da dei comportamenti particolari, un po’ fuori dalle righe. Ogni tanto li vediamo sbraitare, parlare da soli, inveire contro il proprio angolo. Sarà per la profonda solitudine che li attanaglia in quella metà campo. Ma capita che ogni tanto diano i numeri. Il limite di tolleranza, però, non va oltrepassato, ed ogni gesto analogo a quello di Daniil a Pechino, non è mai giustificabile. Il russo non ha proferito parola quando gli è stata comunicata dopo pochi istanti la squalifica dal match e dal torneo. Si è subito pentito dell’episodio, e nella giornata successiva è andato personalmente a trovare il tifoso colpito dalla pallina in ospedale, regalandogli una racchetta. In conferenza stampa aveva ammesso, col cuore in mano: “Si può vedere che non ho colpito la palla per rabbia. In realtà faccio un sacco di cose sbagliate, ma di solito il ball abuse non è da me. È stata una sensazione terribile“.
“Anche fuori dal campo perdo le staffe, ma non ho mai litigato con nessuno”
Il ragazzone moscovita ha ammesso di non aver usato cattiveria in quell’episodio. Uno spiacevole incidente che ha mandato a monte la sua partita e ha quasi procurato un serio danno al tifoso, anche se l’allarme è rientrato dopo poche ore. Durante un’intervista rilasciata a BBTennis, in quel di Shanghai, Meddy è entrato nello specifico circa il suo carattere e la sua personalità, e le sostanziali differenze comportamentali che ci sono tra il Daniil in campo e il Daniil fuori dal perimetro di gioco: “Certo, anche fuori dal campo a volte mi capita di perdere le staffe. Ma, in senso figurato, non ho mai litigato con nessuno in vita mia. Non ho mai davvero colpito nessuno con un pugno. Non ho mai litigato con nessuno, quindi probabilmente nella vita di tutti i giorni sono una persona molto più calma di quanto non sia sul campo”. sottolinea l’ex numero uno del mondo.
“In campo entrano in gioco le emozioni. Vuoi vincere, c’è la battaglia, lo sport, la ricerca di grandi risultati. Ecco perché a volte la situazione si surriscalda”. Bizzarro il confronto dell’intervistatrice, che ha citato il famigerato caso di Billy Milligan, noto per essere affetto da un disturbo dissociativo dell’identità, con oltre 24 personalità “incorporate”. Daniil ci ride su: “Ho visto su Netflix quando c’era il documentario, ma di sicuro non ho 20 personalità. Ma lì, secondo me, dicono che forse esagerava un po’. Ma, no, beh, ho anche due mie personalità, ma in fondo non sono personalità diverse. È una sola persona, per così dire”.
