US Open: Zverev firma il bis Slam, Shelton rimanda il sogno americano

Il tedesco vince in quattro set e conquista il secondo Slam dopo Parigi. Ben reagisce nel terzo, ma non ritrova il tennis delle grandi notti contro Alcaraz e Tiafoe

Di Carlo Galati
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Alexander Zverev - US Open 2026 (foto X @ATPTour_ES)

Dal nostro inviato a New York

[1] A. Zverev b. [8] B. Shelton 6-3 7-6(2) 5-7 6-2

Per tutta la finale Alexander Zverev ha sempre saputo cosa fare. Quando l’ha vinta, invece, ha avuto bisogno di qualche secondo per rendersene conto. L’ultimo servizio gli aveva già consegnato il titolo, ma Sascha aveva perso il conto dei punti: prima di alzare le braccia ha dovuto accorgersi di essere diventato campione dello US Open. Una piccola esitazione dopo una partita condotta con ben altra sicurezza. Ben Shelton si è arreso 6-3 7-6(2) 5-7 6-2, il tedesco ha firmato il bis Slam dopo il Roland Garros e New York ha dovuto rimandare ancora la festa americana. 

Shelton aveva portato fin qui il tennis e l’entusiasmo necessari per far credere all’America che l’attesa fosse finita. Nella sua prima finale Slam ha trovato invece un avversario che gli ha lasciato pochissimo spazio, soprattutto al servizio. Per due set Ben non ha visto una sola palla break: ha resistito, ha chiamato il pubblico, ma non è riuscito a mettere le mani sulla partita. Gli è mancata la continuità delle vittorie contro Alcaraz e Tiafoe; dall’altra parte, Zverev lo ha obbligato a cercare soluzioni sempre più difficili.

Il passaggio che ha misurato la vittoria del tedesco è arrivato però dopo il terzo set. Shelton aveva finalmente trovato il break, l’Ashe aveva ritrovato la voce e la finale sembrava poter cambiare direzione, ma la risposta della testa di serie numero uno non si è fatta attendere, smorzando tutti gli entusiasmi togliendo subito il servizio al Ben…iamino di casa. L’ Zvervev ha ricominciato a costruire punti, ad allungare gli scambi e ha rimesso l’americano nella posizione di dover rincorrere. La partita si chiude fondamentalmente qui, Zvever fa suo l’ultimo Slam dell’anno ricordando a tutti e a se stesso che “ho passato quasi 30 anni della mia vita per vincere uno Slam. Adesso sono due”.

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Primo set: Shelton sente la tensione, Zverev prende il comando

La finale comincia con Ben Shelton che fatica a sciogliersi. Sul 30-30 del game inaugurale un dritto largo concede subito una palla break, il doppio fallo successivo consegna a Zverev il vantaggio. Il tedesco conferma il break e sul 2-0 Ben sembra già in affanno. Il pubblico dell’Arthur Ashe lo capisce e prova a scuoterlo: l’americano risponde con un turno di servizio tenuto a zero, primo segnale di distensione. Una curiosità riporta alla finale dello scorso anno, cominciata anche allora con un break, quello di Alcaraz ai danni di Sinner.

Shelton tiene a zero anche il successivo turno di battuta, ma Zverev ha le idee chiarissime su come disinnescarlo. Risponde molto lontano dalla linea di fondo, prendendosi il tempo per contenere il servizio mancino e recuperare posizione. Ben cerca angoli, variazioni e discese a rete: una splendida volée di rovescio in scivolata accende l’Ashe, senza però dare continuità alla sua reazione.

Nel sesto game l’americano arriva sullo 0-30, ma Sascha si affida al servizio e infila quattro punti consecutivi per il 4-2. Shelton deve poi passare dai vantaggi per restare agganciato e, quando intravede un altro spiraglio in risposta, è il dritto a tradirlo. Zverev sale sul 5-3 e nel game successivo arriva il conto: la seconda palla break del match coincide con il primo set point, sul quale Ben commette un altro doppio fallo.

Due palle break affrontate, due doppi falli: il 6-3 arriva in 40 minuti e racconta quanto pesi la tensione dell’attesa. Zverev perde un solo punto con la prima e non concede occasioni di break. Shelton cerca ancora di entrare davvero nella finale; il tedesco mostra già di sapere cosa fare per vincerla.

Secondo set: Shelton resiste, Zverev domina il tie-break

Ben prova a scuotersi con una risposta vincente di dritto lungolinea nel game iniziale, ma Zverev supera i vantaggi e chiude la porta. L’americano, invece, si fa riprendere dal 40-0 prima di raggiungere l’1-1 e sul 2-1 deve affrontare un’altra palla break. Questa volta il dritto del tedesco si ferma in rete: Shelton resiste anche grazie a una strenua difesa, approfitta degli ulteriori errori di Sascha e si porta sul 2-2.

La differenza resta nella facilità con cui Zverev protegge i propri turni di battuta. Ben arretra in risposta e nel settimo game riesce a disturbarlo, ma sul 30-30 e poi ai vantaggi è ancora il dritto a negargli la possibilità di affondare. Qualche buona soluzione, qualche fiammata: Shelton non si accende mai abbastanza a lungo da cambiare la partita, mentre il tedesco conserva ordine e controllo.

Nel decimo game Sascha arriva a due punti dal set. Ben, diventato più aggressivo, trova il coraggio di prendersi il punto a rete: una volée e uno smash respingono l’assalto e valgono il 5-5. Chiama il pubblico, cerca energia e nel dodicesimo game si aggrappa al servizio per superare nuovamente i vantaggi e raggiungere il tie-break.

Qui Zverev ristabilisce una distanza netta. Un passante di dritto lungolinea procura il primo minibreak per il 2-0, il servizio lo accompagna fino al 5-0. Shelton commette quattro errori, Sascha manca una sola prima e chiude con un servizio vincente: 7-6(2) dopo un’ora e nove minuti.

Zverev non concede palle break per due set. La sensazione, piuttosto diffusa a questo punto del match, è che questa finale, nella sua sostanza, sia praticamente già finita: per merito sicuramente del tedesco, ma anche perché finora l’americano non è riuscito ad accendere quella fiammella dell’agonismo che ha infiammato le speranze dell’Ashe. La pioggia di stamattina, in tal senso, col senno di poi, è sembrata quasi un presagio.

Terzo set: Zverev si inceppa, Shelton riapre la finale

Shelton resta aggrappato al servizio e sul 3-2, dopo due ore e 18 minuti, arriva finalmente la sua prima palla break dell’incontro. È l’occasione tanto attesa per provare a riaprire la finale, ma Sascha la cancella affidandosi al servizio e completa il turno di battuta per il 3-3. Anche sul primo vero rischio al servizio, Zverev trova subito la risposta.

Si prosegue senza particolari sussulti, con la partita che vive quella troppo spesso sottovalutata fase di velocità di crociera, impostata dal pilota automatico del servizio e di chi è chiamato ad eseguirlo. Shelton tiene il proprio turno e passa avanti sul 6-5: tocca ancora al tedesco rispondere.

Ma è proprio in questo momento che qualcosa si inceppa nel servizio di Zverev e arrivano tre palle che si scrivono break, ma si leggono set. La seconda è quella giusta: Ben accorcia lo scambio, Sascha sale a rete, ma stavolta la volée lo tradisce. Finisce larga e finisce così il terzo set: 7-5 in favore dell’americano, dopo 59 minuti. Il match, improvvisamente, si riapre.

Quarto set: Zverev riprende il comando e si prende New York

La riapertura della finale dura lo spazio di un cambio campo. Shelton comincia il quarto set con un brutto turno di battuta: il servizio non lo aiuta, da fondo perde le misure e Zverev trova subito il break. Il tedesco torna ad allungare gli scambi, chiede a Ben un colpo in più e raccoglie gli errori dell’americano. Una volée ben eseguita gli permette di confermare il vantaggio per il 2-0.

Shelton rischia di sprofondare quando si ritrova sotto 0-30 anche nel terzo game, ma reagisce, viene avanti e chiude con il dritto per restare in scia. L’Ashe insiste, alterna gli incitamenti per Ben ai cori «USA», senza riuscire a spostare gli equilibri. Sul 30-30 del quarto game arriva un warning per violazione di tempo a Zverev, che protesta con il giudice di sedia tra i fischi del pubblico. Il servizio e un rovescio incrociato vincente gli consentono comunque di salire sul 3-1.

Un altro bel dritto tiene Shelton agganciato sul 3-2, con papà Bryan in piedi ad applaudirlo. Ma in risposta Ben continua a non trovare spazio e Sascha raggiunge il 4-2 senza problemi. Il settimo game mette fine alle ultime speranze americane: due errori gratuiti e due provocati dalla pressione di Zverev valgono il secondo break e il 5-2. Il tedesco va a servire per il titolo e chiude sul 6-3 7-6(2) 5-7 6-2.

Dopo l’esitazione sul match point, Sascha raggiunge il suo angolo per gli abbracci. Shelton resta seduto con le mani sulla testa. Zverev conquista il primo US Open e il secondo Slam della carriera, dopo il Roland Garros vinto quest’anno. Ben lascia New York con le vittorie su Alcaraz e Tiafoe, ma con il rimpianto di non aver ritrovato quel tennis nel giorno più importante. L’attesa americana continua.

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