Intervista a Roberta Vinci: “Gioco cinque mesi e do l’addio a Roma” (Crivelli e Cocchi, Gazzetta)

Intervista a Roberta Vinci: “Gioco cinque mesi e do l’addio a Roma” (Crivelli e Cocchi, Gazzetta)

Riccardo Crivelli e Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport del 30/11/2017

Non si arresta un’emozione. E così, dopo un anno di dubbi e tormenti, Roberta Vinci ha deciso di lasciare il tennis. Ma come ha raccontato nella visita alla Gazzetta, lo farà a modo suo: giocando per altri cinque mesi fino al saluto finale davanti al pubblico che l’ha amata di più.

 

Roberta, il suo 2018 sarà in campo o fuori dal campo?
Metà e metà. Il fatto certo è che mi ritiro, ma non mi andava di farlo dopo una stagione così anonima, dove sono stata condizionata dagli infortuni e dai pensieri sul futuro. Perciò giocherò fino agli Internazionali d’Italia e al Foro dirò addio al tennis, sperando di farlo nel modo migliore, cioè con un torneo da protagonista.

La sua classifica attuale, numero 117, la costringerà però a iscriversi a molte qualificazioni.
Ne sono consapevole e non mi importa. Comincerò con gli Australian Open, poi valuterò di volta in volta. Certo non faccio i tornei per partecipare e basta. Cercherò di vincere più partite possibili, con l’obiettivo di arrivare in forma a Roma: voglio una chiusura con il botto.

Però agli Internazionali, doppio a parte, non è mai stata brillantissima.
Vero, è un torneo che ho sempre sofferto. Un po’ per la superficie, un po’ per la pressione e il fatto che giochi davanti alla famiglia e agli amici. Chissà, magari è la volta che cambio la tendenza».

Per programmare gli ultimi cinque mesi di carriera, ha scatto di ripartire da Milano.
L’esperienza di Palermo con Francesco (Cinà, l’allenatore di tutti i grandi successi, ndr) si era conclusa, come accade a certe fasi della vita. Così ho deciso di affidarmi a Lorenzo Di Giovanni, che aveva già seguito la Schiavone, e al preparatore Andrea Guarnaccia. Lorenzo è giovane, motivato, stimolante e conosce profondamente il gioco. Io mi divido tra il Tennis Club Lombardo e lo Junior, intanto comincio ad ambientarmi in città».

Le disegno uno scenario affascinante: libera di testa e guarita dagli infortuni, comincia a vincere, torna a divertirsi e decide di non smettere…
Bello, ma non succederà. Roma sarà il mio ultimo torneo, anche se la settimana prima dovessi essere tra le prime dieci del mondo.

Sembra utopia, ma in questo tennis senza padrone una come lei, motivata e in forma, risalirebbe in fretta.
Magari sì. E comunque questa situazione in cui non esiste una dominatrice mi piace, ci sono più spettacolo e più emozioni. sai che noia quando vinceva sempre la Williams.

A proposito: lei sarà per sempre quella che l’ha battuta a New York impedendole il Grande Slam. O era meglio vincere gli US Open?
Quello è stato un torneo incredibile: batto la numero uno del mondo e in finale mi ritrovo con la Pennetta, l’amica d’infanzia, e il cerchio si chiude. Ovviamente, quando vinci contro la più forte, ti aspetti di andare fino in fondo, ma per il contesto e il clima in cui è maturata, la vittoria contro Serena vale poco di meno di un successo in uno Slam».

Esiste ancora il gruppo WhatsApp delle eroine di Fed Cup?
No, l’abbiamo chiuso, adesso ci sentiamo individualmente.

Due anni e mezzo dopo la vicenda, può dirci la verità sulla separazione con la Errani?
Non ci sono retroscena nascosti, semplicemente siamo arrivate in fondo a un logoramento che ci aveva prosciugate. Succede nella vita, i rapporti cambiano e il feeling non è più lo stesso. Tutto qui.

L’ha sentita dopo il caso doping?
Le ho mandato un messaggio il giorno in cui è uscita la notizia.

Che idea si è fatta?
Per come la conosco, e penso di conoscerla bene, non credo assolutamente possa avere assunto di proposito sostanze per alterare la prestazione: Sara sta attenta anche all’acqua che beve.

La vostra generazione, però, non sembra aver ancora prodotto eredi all’altezza.
Lo so e mi dispiace. Conosco poco le giovani, Trevisan e Paolini hanno talento ma oggi da solo non basta, conta il fisico, contano tanti dettagli.

Il problema però riguarda tutto lo sport italiano.
Forse non siamo più abituati al sacrificio e probabilmente dovremmo cambiare tutta la metodologia di preparazione.

Torniamo al fatidico giorno dell’ultima partita: ha già immaginato il dopo?
Per adesso sono concentrata sui prossimi sei mesi, per il dopo non so. Sicuramente resterò nel tennis, mi piacerebbe un ruolo di campo, poter insegnare ai più giovani, trasmettere loro qualcosa delle mie conoscenze e della mia passione. Non mi sento tagliata per la televisione, ad esempio.

Lei ha guadagnato in carriera dieci milioni di euro: pensa di averli gestiti con oculatezza?
Direi di sì, anche perché mi hanno aiutato molto i miei genitori. Ma adesso voglio comprare una bella casa a Milano, la mia avventura in città non si concluderà con il ritiro (…)

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