ATP Vienna: altro che padroni di casa! Eliminati Thiem e Melzer. Murray, che fatica

VIENNA - Gli attesi austriaci finiscono nel peggiore dei modi, la nuova e la vecchia speranza cedono a Troicki e Ramos. Andy supera Simon in un match logorante

Di Raoul Ruberti
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Dominic Thiem - Vienna 2016 (Copyright: e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer)
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dal nostro inviato a Vienna

Il tedesco parlato dagli austriaci non è la più intuitiva delle lingue. Ma a saper decifrare le espressioni facciali, anche un minimo, “Clima Davis un corno!” sarebbe stato ciò che si poteva leggere sulla faccia di tutti i presenti alla Stadthalle verso le 18:15 del pomeriggio. Con ancora sullo stomaco l’indigesta sconfitta di Jurgen Melzer, tifosi e giornalisti viennesi hanno dovuto ingoiare anche quella a tradimento di Dominic Thiem. Ma se il trentacinquenne due volte campione – oggi scivolato oltre la quattrocentesima posizione del ranking – verrà perdonato per aver soltanto illuso contro Ramos-Vinolas, il più giovane dei top-10 dovrà trovare più di una scusa valida per giustificare la magra figura rimediata oggi.

Già ieri erano stati in tantissimi a fare le ore piccole, pur di vederlo in campo nel doppio contro i Bryan (risultato? un solo game). Oggi ci si aspettava il meglio. E invece niente: Troicki ha battuto il secondo top-10 nel giro di quindici giorni, sfoltendo ancor di più la lista dei probabili sollevatori del trofeo. Il serbo ha giocato un buon match, mentre Thiem è stato assai impreciso, ma ciò che ha premiato il primo, rovinando ancora un volta il secondo, è stato il comportamento sulle palle break: Troicki ha sfruttato tutte quelle a favore per andare avanti 4-0 nel primo set, e ha annullato tutte e sette quelle contrarie nel secondo. Ha dimostrato più grinta, in buona sostanza, che è forse il tratto fondamentale che a Dominic ancora manca del tutto. In quella potrebbe dargli ripetizioni il più anziano dei Melzer, che è stato sconfitto da un mancino meno divertente di lui ma ha ruggito a lungo. Non era lì per interpretare il bonario quasi-ex tennista abbracciato dal suo popolo, Jurgen, proprio no: il lungo e pesante sguardo di rancore che ha fissato sulla giudice di linea, rea di avergli chiamato largo uno dei suoi supremi dritti in diagonale, dimostrava quanto considerasse Vienna sua di diritto e quanto ci tenesse a riprendersela. L’usurpatore Ramos però l’ha avuta vinta. Nei punti più pesanti degli altri lo spagnolo ha rimandato di là quelle sue pallacce che nessuno vorrebbe ricevere, e resistendo ai boati del popolo ha spento l’incontro.

Murray contro Simon, invece, è un incontro che non si è mai acceso. Il buon Gilles ha a più riprese dichiarato il suo indignato stupore verso quanti lo considerano meno talentuoso di altri suoi connazionali, Gasquet in testa. Che non se ne abbia a male, ma in un ipotetico processo il match di oggi di certo non sarà una prova a suo favore. L’incontro è stato per lunghi tratti uno strazio tattico: la lunghezza degli scambi (Murray tenuto un turno di servizio da venti minuti) è stata logorante; la totale inefficacia degli attacchi, quei pochi, nel migliore dei casi ridicola. Soltanto nel terzo set, quando Simon si è fatto breakkare per l’ultima volta, l’incontro si è velocizzato regalando qualche palla corta e qualche passante. Non abbastanza, in ogni caso, per chi ha pagato un biglietto per sottoporsi a due ore e tre quarti di tale spettacolo. Un plauso ad Andy per essere uscito da una partita complicata, per aver accettato che la giornata fosse quella e i colpi non fossero abbastanza sciolti da sbrogliarla in poco tempo, è tutto quello che resta della visione. Alla stretta di mano è seguito un giochino, in cui un ragazzo del pubblico ha tentato di servirgli contro un ace: quasi meglio.

La Dea Bendata deve aver a cuore questa faccenda di francesi e talento, in ogni caso, perché in un qualche istante della mattinata ha baciato in fronte Jo-Wilfried Tsonga: è stato un challenge sul set point contro a girare il match in favore del franco-congolese, il cui servizio era partito sballottato dai colpi precisi e ficcanti di Philipp Kohlschreiber. Cinque-sei nel tie-break di un tutto sommato quieto primo set, il nastro ha aggiustato la palla per il dritto di Jo che lo ha sparato accanto alla linea: il grido “Out”, l’occhio di falco, “In” per un pelo. Lì Kohli ha deragliato, chiudendo quel parziale con una volée in rete e non entrando mai nel successivo. A conferma di come ci dev’essere una qualche forza cosmica che tra i due non sceglie mai lui: nove confronti dal 2010 ad oggi, tutti andati male.

Risultati:

[6] J.W. Tsonga b. P. Kohlschreiber 7-6(6) 6-2
A. Ramos-Vinolas b. [WC] J. Melzer 3-6 6-4 6-0
V. Troicki b. [3] D. Thiem 6-2 7-5
[1] A. Murray b. G. Simon 4-6 6-2 6-
[5] D. Ferrer b. J. Sousa 6-2 7-6(4)

ha collaborato Emmanuel Marian

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