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Bautista, gioia e dolore: “I miei genitori mi avrebbero detto di continuare, ora voglio le Finals”

Lo spagnolo, che ha raggiunto la top 10, ha perso negli ultimi due anni la madre e il padre (proprio durante i giorni della Davis). Dopo la top 10, si pone per il 2020 un altro grande obiettivo

Ultimo aggiornamento: 07/01/2020 17:30
Di Pietro Scognamiglio Pubblicato il 07/01/2020
4 min di lettura 💬 Vai ai commenti
La commozione di Roberto Bautista Agut - Finale Davis Cup 2019 (Photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

Il punto più alto della carriera, nella stagione più complicata fuori dal campo. Il 2019 è stato per Roberto Bautista Agut l’anno dell’atterraggio in top 10, della prima semifinale Slam a Wimbledon e del trionfo in Coppa Davis. Gioie però filtrate anche dal dolore, perché proprio nei giorni delle Finals alla Caja Magica il trentunenne catalano ha dovuto fare i conti con la scomparsa del padre. Il suo ritorno in gruppo subito dopo il lutto, in tempo per sollevare il trofeo assegnato col nuovo format, ha commosso la Spagna e certificato la solidità mentale e caratteriale di uno dei protagonisti meno appariscenti del circuito. “Mio padre mi avrebbe tirato le orecchie, se fossi rimasto a casa“, disse al momento della premiazione.

REWIND – Impegnato in Australia con l’ATP Cup e con un avvio di stagione ricco di stimoli (a Melbourne difende i quarti), Bautista ha riavvolto il nastro dell’anno appena trascorso in una lunga intervista concessa al sito ATP. “Vincere subito il titolo a Doha, dopo aver battuto Djokovic in semifinale, è stato fondamentale per la fiducia – ha raccontato -, da quel momento sono andato in crescendo fino alla top 10 raggiunta a Cincinnati, una barriera del ranking che cercavo di superare da anni. Sono migliorato quando mi trovo sotto pressione e vado orgoglioso dell’innalzamento del livello medio del mio gioco: rendo difficile la partita a qualsiasi avversario, deve giocare molto bene per battermi“.

LA SFIDA AL DOLORE – Bautista è tornato anche sul suo momento peggiore, a livello personale. La scomparsa del padre, nello scorso novembre, è avvenuta a poco più di un anno di distanza da quella della madre (maggio 2018). “Se guardo indietro, mi sorprendo di come sia riuscito a gestire tutto – ha svelato -, il segreto forse è stato non voltare mai le spalle al mio lavoro, fare le valigie per andare ai tornei e cercare di mantenere una normalità anche in momenti travolgenti dal punto di vista psicologico. Sono convinto che viaggiare molto per gli impegni nel circuito mi abbia aiutato, affrontare il doppio lutto sapendo di dover tornare ogni sera a casa a Castellon de la Plana  (dove mantiene le radici e ha investito nell’hobby dei cavalli, ndr) – sarebbe stato molto più duro. Sono sicuro che i miei genitori mi avrebbero incoraggiato a portare avanti la mia vita così come ho fatto“.

SOGNANDO LONDRA – Per la stagione appena cominciata, ha già individuato un traguardo da inseguire. Quello che conterrebbe al suo interno tanti altri successi. “Qualificarmi per il Master di fine anno sarà il mio obiettivo fin quando continuerò a giocare – ha esplicitato -, l’anno scorso ci sono andato vicino, se non avessi perso contro Berrettini a Shanghai probabilmente ce l’avrei fatta. Anche nel 2020 cercherò di raggiungere i 2000 punti e vediamo a quel punto cosa accadrà, è un obiettivo che però non voglio diventi ossessione“.


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