Benvenuta Halep ora c’è la Sharapova (Clerici), Donne in rosso Sharapova, terza finale Ma di mezzo c’è la Halep (Martucci), Bertolucci: «Erravi attenta, il doppio logora» (S.S.), HALEP II gol di Simona «Ora solo tennis» (S. Semeraro)

Di Redazione
17 min di lettura 💬 Vai ai commenti

🆕 I segreti di Sinner direttamente dall'Alto Adige, Darderi sogno Finale
Guarda la quinta puntata di Salotto Ubitennis, lo speciale sugli Internazionali d’Italia con Ubaldo Scanagatta e grandi ospiti che commentano dal Circolo Canottieri Roma tutto il meglio del Foro Italico.

IN FINALE DOPO L’INTERVENTO AL SENO Benvenuta Halep ora c’è la Sharapova GIANNI CLERICI
“BELLO, nonno. Bello il tennis-pum”. La mia nipotina Lea, otto anni, che aveva bigiato scuola grazie a un invito al Roland Garros, mi ha offerto involontariamen-te il nome per questo nuovo sport, praticato dalle omaccione contemporanee. Ma non basta. «Vale quando prendono la palla al volo, nonno?». «Sarebbe valido, ma è meglio non farlo, Lea». «E quel colpo a sinistra, va fatto con due mani, nonno?». «Non è obbligatorio, ma ne ho parlato stamattina con un’amica, Martina (per il lettore Navratilova ). Mi aveva confermato che ai nostri tempi non lo insegnavano. E quindi non si faceva». «E perché, nonno?». «Forse perché, mi ha detto un amico, Richard Evans, c’era in giro una donnona di cento chili, Jo Durie, che non riusciva mai a colpire il rovescio perché eragrassacome la tua balia, te la ricordi, Lea?». È finito qui il dialogo con la mia nipotina, e mi sono allontanato verso la tribuna stampa, dove qualche collega deve aver intuito un mio sgub, vedendomi a colloquio con una ex vincitrice del torneo, eoramanageressadi una delle semifinaliste, la Ha-lep. Anche questa discendente di Nastase era passata al rovescio bimane per l’ostacolo costituito da un petto troppo florido, ma ciò continuava a squilibrarla pericolosamente in avanti, sinché, mi ha confidato il Dottor Ghiandoleano Popescu, un suo reciso intervento aveva alleggerito la ragazza nel 2009, l’anno seguente a una sua promettente ma faticosissima vittoria junior qui a Parigi. Le mie lettrici mi capiranno, quando scrivo che passare da una sesta a una seconda significa non soltanto vita diversa, ma un tennis-bum ben diverso. Infatti, quella stessa Petkovic che doveva esser parsa una sorta di cannibala alla nostra povera Sa-retta, è stata oggi sommersa di palle dall’apparente peso mutevole, lanciate non solo dal gesto alleggerito del back-hand, ma da un diritto fulminante quanto traditore. La vittoria di Simona Halep era prevista, non solo dal vecchio medico, ma dai lettori. Dalle classifiche che poco si sorprendevano del suo recente numero 4, questa sera anche lui ridotto a 3. Ed egualmente non ha sorpreso la vittoria, peraltro contrastata, di Maria Sharapova, contro la novissima Eugenie Bouchard, la canadese del Quebec.Ancheinquestomatch, al di là dell’aspetto da miss delle contendenti, splendidamente ricoperte di varianti del rosa di moda, si è visto poco di più del tennis-pum tanto apprezzato — almeno lei — dalla mia nipotina. Mi è parso socialmente ingiusto che la possessora di 28 milioni e duecentomila dollari si accanisse ferocemente contro una poverina con in banca meno di due milioncini. Ma così va il mondo contemporaneo, e, senza mai concedere un sorriso al pubblico per un due ore e mezzo, l’algida, frigida, alteraproprietariadelle caramelle ha sommerso la bella canadesina. Così è terminato il giorno dedicato alla donna sponsor, che dovrebbe forse esser dedicato alla donna bimane, alla donna-pum.

Donne in rosso Sharapova, terza finale Ma di mezzo c’è la Halep (Vincenzo Martucci)
E tre. Terza finale di fila sulla terra rossa del Roland Garros. Maria Sharapova ci mette due ore e mezza per domare se stessa, cioé un’altra clone della famosa «Masha» russa modellata alla Nick Bollettieri Academy, in Florida. La spunta dopo mille batti e ribatti allo specchio, contro la canadese Eugenie Bouchard di 7 anni più giovane e 10 centimetri più bassa, allevata alla Nick Saviano Academy di Plantation, in Florida. E così, con esperienza (18 semifinali Slam contro 2), cattiveria (agonistica), capacità di reazione (19 partite vinte sul rosso al terzo set) e qualità sulla superficie (ci ha vinto 6 degli ultimi 8 tornei e, dalle semifinali Roland Garros 2011, ci ha perso solo 4 partite), si qualifica alla sfida per il titolo contro la sorprendente Simona Halep, prima finalista rumena dal 1980, da Virginia Ruzici, regina nel 1978, e oggi sua manager. Diesel Al Roland Garros è «La Giornata della donna», il Philippe Charrier è tutto loro, ma la favorita per tre quarti d’ora subisce l’offensiva della ragazza di Montreal già numero 16 pro che sfodera un dritto lungolinea impressionante come tutte le accelerazioni: «A volte, quando giochi con qualcuno che non è mai stata nella situazione e gioca senza niente da perdere, puoi solo sperare che scenda un po’». Masha recupera da 2-4 a 4-4, ma si punisce col primo degli 8 doppi falli di giornata e concede il 6-4. «A quel punto pensavo avrebbe chiuso in due set», confessa coach Saviano. «Purtroppo però ha giocato un po’ più corto». In realtà il match è «una dura battaglia», sottolinea la freddissima «Genie», che lotta e fa soffrire la Sharapova, ma va sotto 5-2: «Cercavo sempre di essere aggressiva, spesso costruivo bene il punto, ma non lo finivo come avrei potuto». Se agguanta il 5-5 deve ringraziare la regina al Roland Garros 2012 e finalista 12 mesi fa, dilapidatrice di tre set point (due doppi falli e un rovescio). Ma il 7-5 è comunque della russa «made in Usa», e il contraccolpo per la ragazzina è evidente come il 6-2 decisivo. Pur con un’ultima prova di carattere, annullando 4 match point con altrettanti vincenti alla leonessa siberiana, prima dell’ultimo dritto sulla riga di Masha. L.slons La Bouchard è un fenomeno di autocontrollo: «Ho avuto più volte in mano i game, ma lei lotta su ogni punto e, quando non ho preso le chance, il punto se l’è preso lei. Fa parte della lezione. Ho cercato di dare il massimo, ma non ho giocato come nel resto del torneo. Sono delusa, come sempre quando perdo, ma ho fatto molti errori nei momenti importanti. Peccato, sono già una che crede molto in se stessa, e questo mi dà una motivazione extra per essere pronta la prossima volta». La maestra Sharapova è più brava ancora: «Non ho giocato il miglior tennis, ma ho lottato, mi sono arrampicata, e ho trovato un modo per battere un’avversaria che ha giocato un tennis eccezionale. Ne sono felice ed orgogliosa. La filosofia è che mi impegno talmente tanto, col team, per arrivare a questi match che poi non voglio lasciarli a metà, e se perdo il primo set o qualche game non è la fine del match». VslodN Masha vede vicinissimo il quinto Slam, partendo dal 3-0 nei testa a testa contro Simona Halep, neo 3 del mondo (da 4 ieri) che vede premiati i suoi sforzi, a cominciare dalla chiacchierata operazione di riduzione del seno nel 2009, quando non riusciva la transizione da numero 1 del mondo e campionessa del Roland Garros junior 2008. L’anno scorso ha vinto 11 titoli Wta, è passata dal numero 47 all’ll della classifica, adesso centra la prima semifinale e la prima finale Slam senza cedere un set. Pur rischiando, da 1-3 e due palle dell’1-4, nel secondo parziale contro bum-bum Petkovic, la piccola (1.68) maratoneta dal tennis completo è in fiducia: «Il salto di qualità l’ho fatto a Roma quand’ho battuto l’anno scorso Radwanska, da allora sono stata più aggressiva, non mi aspettavo di arrivare così in fretta così in alto. Spero di prendermi la rivincita con Maria, giocando veloce e tenendo di nervi. Ma certo parliamo di un’avversaria molto forte»

Bertolucci: «Errani attenta, il doppio logora» «Giocare sempre ruba energie» Lt. Barazzutti: «Ma per ora lei e Vinci non mollano» PARIGI – I doppi turni stancano. Anche nel tennis. Il black-out fisico che ha colto Sara Errani nel quarto perso contro Andrea Petkovic ha sicuramente molte cause, prima di tutte lo stress di dover reggere da tre stagioni ad altissimi livelli senza disporre della potenza di tante sue avversarie – che fra l’altro ora hanno imparato a conoscerla tatticamente. Più che i semplici numeri – Sara ha giocato quest’anno prima di Parigi 35 match in singolare e 31 in doppio, mentre nel 2013 erano stati 45 e 32, e l’anno prima 39 e 37 – pesa l’accumulo. E le fatiche del doppio esigono un tributo particolare, non solo a livello fisico. «Giocare ogni giorno, senza tregua, alla fine ti ruba ogni stilla di energia – spiega Paolo Bertolucci, che oltre che n.12 del mondo in singolare è stato grande doppista a fianco di Adriano Panatta – e parlo anche di energie mentali. Non hai un giorno di pausa. Invece di riposarti devi sempre giocare, badare agli orari, magari finire tardi la sera e dormire meno. Tutte cose che ad alto livello pesano. E Sara poi non ha neppure una ‘carrozzeria’ così rvbusta». Secondo Bertolucci, insomma, per la romagnola è arrivato il momento di scegliere: «quando arrivi fra le top 10 ti devi concentrare solo sul singolare Tutti i più forti fanno così, non è un caso. Capisco che sia difficile, che rompere una coppia vincente (per due anni n.1 del mondo e ancora oggi in testa alla’Race,’ ndr) eformatafra l’altro con una grande amica come Roberta Vinci sia duro. Ma Roberta è una ragazza intelligente, lo può capire». ll team Errani-Vinci fra l’altro è una famiglia viaggiante allargata, che comprende i due coach, Pablo Lozano e Francesco Cinà e spesso le loro famiglie. Un legame non banale da sciogliere. Ma oltre alla questione sentimentale ad opporsi all’addio al doppio c’è anche quella economica. Nel corso del 2013 Errani e Vinci hanno guadagnato, solo in doppio, 665.102 dollari (circa 488 mila euro), nel 2014 fino a prima di Parigi, 473.804 dollari (348 mila euro). Cifre che vanno divise per due, ma che comunque rappresentano una fetta non piccola del montepremi totale di Sara di quest’anno (1.063.881 dollari, 780 mila euro). «Per ora credo che Sam eRoberta continueranno – sostiene Corrado Barazzutti – anche perché se vinci non ti stanchi di testa e loro stanno facendo bene Ma in futuro per Sara rinunciare al doppio potrebbe essere un’opzione ragionevole. Una partita doppia non facile da far quadrare.

HALEP II gol di Simona «Ora solo tennis» (S. Semeraro)
Tutti si ricordano di lei per quello. Meglio: si ricordavano. «La riduzione del seno? No, scusate, non ne parlo più. E’ una questione privata». Ma ora che si è avverato il suo sogno di giocare una finale Slam, l’obiettivo che si è sempre posta Simona Halep, romena di Costanza, anni 22, arrivata a fari spenti al vertice delle classifiche e altrettanto silenziosamente al big match di sabato contro Maria Sharapova, ora forse si avvererà anche la profezia di Wim Fissette, il suo coach belga. «Vedrete che il giorno in cui Simona vincerà uno Slam la gente smetterà di spettegolare sulla sua misura di reggiseno. E si occuperà di lei per il motivo giusto: il tennis». Un tennis che ricorda per grinta e intelligenza tattica quello di Sara Errani, di cui Simona è appena più alta (1,68 contro 1,64). Una miscela di judo e calcio applicata alla pallina gialla: grande capacità di sfruttare la potenza delle avversarie – come è capitato con Andrea Petkovic ieri in semifinale – piazzando i piedi sulla riga di fondo e fiondando angoli micidiali. E gambe velocissime, ereditate da papa Stere, calciatore da squadre modeste come lo Sageata Stejaru. Proprio come Kim Cjisters, di cui Fissette è stato tecnico in passato, e il papà calciatore Leo. «Da piccola riuscivo bene in qualsiasi cosa con la palla, ho fatto anche pallamano. E prima del match per riscaldarmi gioco sempre un po’ a calcio con il mio fisioterapista», racconta oggi Simona, che si definisce «romena al 100 %» e per caricarsi a Parigi ha iniziato a leggere Harry Potter (in inglese). All’operazione per cui è passata alla storia (del web soprattutto) si è sottoposta nel 2009, fra i 17 e i 18 anni. Aveva già trionfato a livello giovanile al Bonfiglio e al Roland Garros u.18, il manager italiano Cino Marchese l’aveva segnalata alla sua amica e collega dell’IMG Virginia Ruzici («guarda che una campionessa ce l’hai in casa…»), romena anche lei e che da tennista a Parigi ha giocato due finali, vincendo nel ’78 contro la Jausovec e perdendo due anni dopo con Chris Evert. Ma c’era qualcosa che bloccava la Halep: un seno floridissimo che la ostacolava nei gesti. «L’operazione l’avrei fatta anche se non fossi stata un’atleta», spiegò Simona proprio a Parigi quattro anni fa, «perché dava fastidio anche nella vita normale». Nel 2010 anche la specialista dei 400 ostacoli Jana Pittman-Rawlinson seguì la stessa strada rimuovendo le protesi che si era fatta inserire anni prima, e in fondo l’esempio delle Amazzoni, le vergini guerriere che per tirare meglio d’arco sacrificavano la mammella destra, è antichissimo. Simona ha impiegato altre tre stagioni per trovare l’equilibrio giusto, poi è esplosa. L’anno scorso è passata dal n.47 al n.11 nel ranking, vincendo 6 tornei ed esplodendo proprio a Roma, dove da qualificata raggiunse le semifinali. Quest’anno sono arrivati i quarti agli Australian Open, l’ingresso fra le top-10 in gennaio, il n.4 raggiunto in maggio, il 3 di cui è già sicura (migliore romena di sempre davanti alla n.7 Spirlea). Contro la Sharapova, che liberandosi del suo ‘clone’ ventenne Bochard ha infilato la 19ma vittoria di fila al 3° set sulla terra rossa, ha perso 3 volte su 3, l’ultima a Madrid un mese fa. «Da quando ho battuto la Radwanska nel 2013 a Roma il mio tennis è diventato più aggressiva. Non mi aspettavo neanche io di salire così in fretta in classifica, ma con la Sharapova non mi sento battuta: se sarò abbastanza veloce, posso farcela». Ad alzare la coppa che ha sempre sognato.

1 Comment