L’Arabia Saudita risponde alle critiche di Evert e Navratilova: “Documentatevi meglio”

È arrivata la piccata replica dell’ambasciatrice saudita negli USA alle perplessità delle due leggende del tennis femminile riguardo all’eventuale decisione di disputare le prossime WTA Finals in Arabia Saudita

Di Redazione
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Martina Navratilova e Chris Evert - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)
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Le due ex rivali Chris Evert e Martina Navratilova hanno fatto fronte comune contro la possibile assegnazione delle prossime WTA Finals all’Arabia Saudita: Sarebbe un errore e rappresenterebbe l’ennesimo episodio di sportwashing.

Puntuale è arrivata la replica dell’ambasciatrice saudita negli USA, la Principessa Reema Bandar Al Saud: “Come donna che ha dedicato la propria vita alla causa delle donne, mi addolora leggere obiezioni alla possibile assegnazione all’Arabia Saudita delle WTA Finals, basate su argomentazioni piene di stereotipi e visioni occidental-centriche della nostra cultura” ha dichiarato sui suoi social media. L’ambasciatrice rincara la dose: “Non si può non riconoscere i progressi che le donne hanno conseguito in Arabia Saudita in questi anni. Come altre donne in giro per il mondo, guardiamo alle leggende del tennis come modelli, ma queste campionesse hanno girato le spalle a molte donne che negli anni hanno inspirato e questo è davvero sconcertante”.

Sulle critiche secondo le quali le donne in Arabia Saudita siano ancora “proprietà degli uomini”, la Principessa Reema scrive: “Documentatevi meglio: le donne non hanno bisogno di nessun consenso per viaggiare, lavorare o gestire la propria casa. Oggi, le donne saudite hanno più di 300.000 business e all’incirca il 25% di piccole e medie start-up, che è circa la stessa percentuale negli Stati Uniti. Le donne saudite godono degli stessi stipendi degli uomini, guidando un processo che dovrebbe essere universale in tutto il mondo. Anche se c’è ancora molto da fare, i recenti progressi dell’Arabia Saudita riguardo i diritti delle donne sono profondi e non dovrebbero essere trascurati”.

Diego Tripodi

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