Storicamente, la Norvegia non ha mai vissuto un’epoca d’oro di tennisti come la Svezia, sua vicina di casa. Anzi, l’unica fortuna che il paese scandinavo ha avuto nel tennis la deve a padre e figlio, Christian e Casper Ruud. Gli unici altri giocatori dal 1973 a terminare una stagione nei primi 200 del ranking furono Per Hegna, 180 del mondo a fine 1976, e Jan Frode Andersen nel 1998 (sebbene il suo best ranking, al numero 135, fu raggiunto nel marzo dell’anno seguente). In più di 50 anni di ATP solo due stagioni avevano visto un membro non della famiglia Ruud nell’élite del tennis mondiale. Ed avevano rispettivamente 31 e 26 anni, tardino per provare un salto ulteriore, che si sa quanto sia difficile. La storia, ora, l’ha cambiata Nicolai Budkov Kjaer, che a luglio 2025, a nemmeno 19 anni, entrava nei primi 200 del mondo.
Una federazione che è come una famiglia
Nato da madre estone, appassionata di nuoto, e padre norvegese, Alexander, appassionato di ciclismo, Nicolai non fu introdotto al tennis immediatamente. Non giocò seriamente fino ai 12 anni, seppur iniziando a 6, e difatti di dati a livello Under 14 o 16 su di lui non ce ne sono. I passi mossi, tuttavia, furono sempre giusti. Il merito va riconosciuto al padre, che fu CEO della federazione tennistica norvegese per cinque anni, dal 2015 al 2020. In quegli anni, il talento di Casper Ruud stava venendo alla luce, e diede modo ad Alexander di apprendere come comportarsi con Nicolai.
Ora il ruolo di Alexander è quello di manager del figlio con la società NBK Sports. Il ruolo di Casper è quello di “fratello maggiore”, di mentore, di Nicolai. Oltre che di compagno di Davis, naturalmente, essendo ormai il 19enne norvegese un membro imprescindibile del team scandinavo. E chissà che non possa diventare un futuro capitano, al femminile, la sorella di Nicolai, Alexandra Budkova Kjaer. Al momento promette bene, trovandosi tra le migliori 50 al mondo nella categoria Under 14.
Budkov Kjaer, una favola juniores
Per chi segue il tennis juniores, il norvegese era diventato una sorta di schiaccia-italiani. Tra 2023 e 2024, infatti, vinse 16 incontri e ne perse solo uno contro gli azzurrini. In questa statistica, l’unico ad aver battuto Nicolai fu il recente vincitore della Coppa Davis – in qualità di sparring partner – Carlo Alberto Caniato. L’azzurro vinse 6-4 6-2 in finale al J200 di Prato. Questo dato a parte, lo scandinavo, a livello juniores, vinse nel suo ultimo anno il torneo di Wimbledon e chiuse la stagione al primo posto della classifica under 18. Divenne così il primo del suo paese a conquistare un titolo del Grande Slam, che fosse da professionista o da junior. Ruud, tre volte finalista a livello pro, fu anche lui numero 1 di categoria, ma non superò mai il terzo turno di uno Slam under 18. Oltre alla finale di Wimbledon, il 2024 vide Nicolai portare a casa l’incontro nell’83% delle volte.
Un debutto con carattere
Il gioco da fondocampo del giovane norvegese lo rende un ottimo tennista sul cemento, mentre i 191 centimetri d’altezza si fanno sentire quando è al servizio. Tuttavia, all’interno dello scambio, Nicolai si ritrova molto spesso in logoranti battaglie con poche variazioni, non essendo un giocatore né estremamente aggressivo né incline a soluzioni di fino come le palle corte. L’ampio swing del dritto lo rende pericoloso quando riesce ad eseguirlo, ma fragile se gli si sale sopra di ritmo. I margini per diventare un giocatore più completo ci sono, specialmente nell’ottica di giocare al meglio dei 5 set.
Il norvegese non ha ancora avuto modo di sperimentare questo tipo di format. Ha però potuto giocare quello ben più atipico dello UTS, avendo partecipato al posto di Dominic Thiem nell’edizione di Oslo 2024. Un modo certamente inaspettato di affrontare per la prima volta i grandi dello sport, ma è un’esperienza che ha certamente aiutato. Il 2025 ha difatti sorriso al diciannovenne scandinavo, premiato con 4 titoli Challenger, di cui due consecutivi tra Tampere e Astana a luglio. Gli altri due trofei Nicolai li ha alzati a Glasgow, a gennaio, e a Mouilleron le Captif, a settembre.
In termini di circuito maggiore, invece, il norvegese ha ancora un grande passo da compiere. L’unica vittoria in un tabellone ATP, il talento norge l’ha raccolta a Båstad, sconfiggendo il numero 152 del mondo Thiago Monteiro, per poi perdere da Sebastián Báez al turno successivo. Sono arrivate poi sconfitte all’esordio, entrambe in due set, a Stoccolma contro Čilić e a Vienna contro Etcheverry. Con oltre 50 vittorie raccolte in stagione, non c’è dubbio che il nome di Nicolai Budkov Kjaer sia uno dei più caldi di queste PIF Next Gen ATP Finals. Resta solo da chiedersi se, prendendo a modello il percorso di Casper Ruud, il diciannovenne possa o no raggiungere gli stessi traguardi, o se sia in grado addirittura di superarli.
