Mika Brunold ha affidato ai propri canali social una confessione intima e personale, ovvero il proprio coming out. Il 21enne svizzero è attualmente al numero 307 della classifica ATP e conta come best ranking la 289esima posizione ed è pronto a spingersi oltre. Prima, però, ha voluto essere sincero con sé stesso e con il mondo del tennis.
“Oggi voglio condividere con voi qualcosa di personale. Come tennista professionista, ho passato innumerevoli ore a lavorare sul mio gioco, sul mio corpo e sulla mia mentalità. In tutto questo tempo, una delle cose più importanti che ho imparato è che il successo in campo non riguarda solo le abilità fisiche, ma anche scoprire la propria personalità e rimanere fedeli a sé stessi. Ho pensato molto a come parlarne. E anche se non è sempre stato facile, nasconderlo e fingere di essere qualcuno che non sono non è mai stata un’opzione. È per questo che credo sia arrivato il momento di aprirmi e condividere con voi che sono gay” si legge sul profilo Instagram di Brunold.
Diretto e aperto, Mika ha scelto di non nascondersi più. Il suo rappresenta un atto di coraggio in un mondo – quello dello sport e non solo – in cui l’omosessualità è ancora un tabù, purtroppo. E lo spiega lui stesso, con parole schiette. La paura di non essere accettati e il sentirsi in dovere di trincerarsi nel silenzio. In un universo ideale nessuno avrebbe la necessità di fare coming out. Eppure è ancora così. Nel 2025. E lo sport rimane uno di quei settori in cui il timore delle discriminazioni raggiunge livelli massimi.
Lo scorso dicembre il brasiliano Joao Lucas Reis era stato il primo giocatore professionista a svelare la propria omosessualità, pubblicando una foto insieme al compagno. Nel 2021, invece, era stato Brian Vahaly, ex tennista e attuale presidente dell’USTA, a fare coming out. “Si tratta di un circuito molto maschilista e competitivo. Non c’è rappresentanza per i gay, a differenza del circuito femminile” aveva dichiarato lo statunitense, palesando una certa differenza di mentalità tra il circuito ATP e WTA.
Frasi che riecheggiano nel post di Brunold, con la sensazione che poco sia cambiato. E la contemporanea speranza che molto possa evolversi. Negli spogliatoi e sugli spalti.
“Essere gay non significa solo amare una persona dello stesso sesso – significa anche affrontare cose a cui la maggior parte delle persone non deve nemmeno pensare. La paura di non essere accettati, la pressione di restare in silenzio, la sensazione di sentirsi diversi. Ma sono cresciuto. E oggi sono orgoglioso della persona che sono. Lo condivido con voi per fare un passo avanti per me stesso, ma anche perché penso che nello sport non se ne parli abbastanza. Credo che in un mondo ideale non dovremmo nemmeno avere bisogno di fare coming out. Sono profondamente grato a tutti quelli che mi hanno sostenuto. Senza di voi non sarei mai la persona che sono oggi”.
