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Reading: Australian Open, Alcaraz: “Un sogno che si avvera. Ferrero? Sono venuto qui giocando per me stesso”
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Interviste

Australian Open, Alcaraz: “Un sogno che si avvera. Ferrero? Sono venuto qui giocando per me stesso”

“Penso già al Roland Garros, lì non lascerò niente a nessuno. Vincere tutti gli Slam nella stessa stagione? Magari un giorno accadrà” ha spiegato Alcaraz

Ultimo aggiornamento: 01/02/2026 15:48
Di Francesco De Salvin Pubblicato il 01/02/2026
16 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Carlos Alcaraz – Australian Open 2026 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

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Un Carlos Alcaraz visibilmente radioso ma estremamente equilibrato si è presentato in conferenza stampa per celebrare il suo ingresso nel mito del tennis. Tra il desiderio di tatuarsi un canguro sulla gamba e la gioia per aver completato il Career Grand Slam a soli 22 anni, lo spagnolo ha ribadito di non voler cedere alla pressione del calendario, preferendo godersi ogni singolo secondo di una vita che corre fin troppo veloce. Il murciano ha inoltre reso omaggio a Djokovic, definendo ogni sfida con il serbo come una vera e propria masterclass, e ha rivendicato con orgoglio il lavoro svolto in una pre-season complicata, dove è riuscito a isolarsi dai dubbi dell’opinione pubblica per ritrovare la sua versione migliore. Di seguito, le dichiarazioni rilasciate dal campione spagnolo nella conferenza stampa post-match.

D. Carlos, so che non ti sei fermato un istante da quando hai vinto il match point, ma puoi provare a spiegare a parole cosa stai provando in questo momento?
Carlos Alcaraz: “Come hai detto, è stato un non-stop dall’ultimo punto, ma è una sensazione fantastica. Completare il Career Grand Slam era qualcosa che avevo in mente. Ogni volta che vengo qui in Australia, affronto la pre-season con la mente rivolta solo a questo torneo, per cercare di lavorare più duramente che posso e per essere il più preparato possibile per giocarlo e provare a vincere il trofeo. Negli anni precedenti non era andata bene, ma sono davvero felice di aver spinto me stesso a migliorare e che finalmente sia successo quest’anno”.

D. Ora che hai vinto il Career Slam a un’età così incredibilmente giovane, e hai già due degli altri tre trofei, puoi sognare di vincerli tutti e quattro nello stesso anno?
Carlos Alcaraz: “Sarà una grande sfida. Sono parole grosse, a essere onesti. Voglio affrontarli uno alla volta. In questo momento il prossimo è il Roland Garros. Ho splendidi ricordi in quel torneo. Mi sento davvero speciale ogni volta che vado lì. Quindi non voglio mettermi addosso troppa pressione pensando di doverlo fare per forza, ma sarebbe fantastico. Ora cercherò di farmi trovare pronto, di lavorare sodo, di recuperare e allenarmi bene per giocare un buon torneo nel prossimo Slam”.

D. Cosa è cambiato in quel secondo set dopo che Novak ti ha battuto nel primo?
Carlos Alcaraz: “Nel tennis basta un punto per cambiare tutto. Un punto, una sensazione, un colpo possono cambiare completamente l’intero match. Quindi nel primo set penso che lui abbia giocato alla grande. Io colpivo bene la palla, mi muovevo bene. Posso dire di aver giocato bene nel primo set ma davanti a me avevo un Novak eccezionale e ispirato, che stava giocando colpi fantastici. Nel secondo set penso che nel primo game lui abbia commesso qualche errore facile che non aveva fatto nel primo set, e questo mi ha dato molta calma; ho avuto fiducia e ho creduto che il match potesse cambiare un po’ se fossi rimasto mentalmente forte e positivo, cercando di essere solido. Ho cambiato un po’ tatticamente ciò che non aveva funzionato nel primo set. Quel piccolo cambiamento credo abbia aiutato molto a rientrare in partita e a farmi sentire a mio agio e più calmo nel match”.

D. Quanto è speciale questo titolo rispetto agli altri tuoi Slam, specialmente contro Novak?
Carlos Alcaraz: “Per me è stata una pre-season diversa, ho dovuto recuperare da una situazione insolita, il che è stato difficile. Molte persone parlavano di tutto e avevano dubbi sul mio livello in questo torneo. Quindi, ogni anno che venivo qui in Australia pensavo a vincere il trofeo. Non era successo. Non ero riuscito ad andare oltre i quarti di finale. Arrivare quest’anno affamato di più, ambizioso di vincere il trofeo, ed essere abbastanza forte mentalmente da non ascoltare nulla o nessuna parola della gente… giocare un buon tennis in questo torneo significa molto, significa il mondo per me, ed è un sogno che si avvera”.

D: Novak ha avuto parole gentili per te durante la premiazione e nella sua conferenza stampa. Puoi commentare la sua prestazione di oggi e del torneo in generale?
Carlos Alcaraz: “Quello che sta facendo è fonte d’ispirazione. È d’ispirazione per tutti gli atleti. Non solo per i tennisti ma per tutti gli sportivi, persino per me stesso: quello che mette nel suo corpo, nella sua mente e nella sua vita per giocare di nuovo una finale Slam, andando contro tutti quelli che dicevano che non avrebbe giocato un’altra finale o che non avrebbe battuto Jannik o me. Poi arriva qui, gioca un tennis così eccellente e batte Jannik in semifinale, e qui in finale ha giocato benissimo. È incredibile quello che sta facendo. Se mantiene questo livello di tennis durante l’intera stagione vincerà grandi cose. Probabilmente ancora dei Master 1000. Arriverà di nuovo in una finale Slam. Dipende da come starà fisicamente o da quanto sarà impegnativo il torneo per lui, ma penso che sia pronto per continuare a vincere i grandi tornei del tour”.

D. Ti colpisce o ti impressiona che qualcuno come Novak ti definisca già una leggenda? Tu ti consideri, o ti vedi, così giovane, come una leggenda, una leggenda di 22 anni?
Carlos Alcaraz: “Io credo che una leggenda non si costruisca in tre o quattro anni nel tour. Ovviamente, per quello che ho ottenuto, molte persone possono chiamarmi leggenda: sette titoli dello Slam, tanti Masters 1000, 25 titoli, quasi 70 settimane da numero uno. Molta gente può pensare che se mi ritirassi oggi potrebbero già considerarmi una leggenda. Però, per me, una leggenda si costruisce nel tempo: è vedere un giocatore anno dopo anno andare agli stessi tornei con la stessa ambizione, la stessa fame, la stessa voglia, e generare nelle persone che guardano il tennis un sentimento diverso. Penso che sia lì che si forgia davvero una leggenda. A me piacerebbe non essere chiamato leggenda adesso, ma che un domani, tra 5 o 10 anni, o quando sarà, si dica che la mia carriera è stata da leggenda, che sono una leggenda del tennis: questo è ciò che mi renderebbe orgoglioso”.

D. Questo è il primo titolo del Grande Slam che vinci senza Juan Carlos Ferrero qui. Eri extra-motivato in un certo senso a dimostrare di poter vincere senza di lui?
Carlos Alcaraz: “Non proprio, a essere onesti. Non ho pensato a chi avesse dubbi a riguardo. Sono venuto qui giocando per me stesso, giocando per il mio team. Sappiamo tutti quanto duramente ho lavorato nella pre-season per essere pronto per questo torneo, e avevo troppe cose a cui pensare durante queste settimane. Mi sono concentrato solo sul mio stile di gioco, su me stesso, sulla passione, ed è tutto quello a cui ho pensato. Ma una volta ottenuta la vittoria del torneo, sono solo felice di dimostrare che tutte quelle persone si sbagliavano”.

D. Ora che hai raggiunto questo grande obiettivo del Career Slam, come vedi i traguardi futuri? C’è qualcos’altro che vuoi fare, come vincere ogni Master 1000? Ce ne sono ancora tre che non hai vinto. Le ATP Finals. Quando pensi ai tuoi obiettivi, da dove viene il fuoco e la spinta a volere sempre di più quando hai già fatto così tanto a un’età così giovane?
Carlos Alcaraz: “Odio perdere (sorride), quindi questa è la mia motivazione. Cercare di perdere il meno possibile. Sì, ci sono alcuni tornei che voglio davvero vincere almeno una volta. Alcuni Master 1000… vorrei completare tutti i Master 1000. Ovviamente le ATP Finals e la Coppa Davis. Anche la Coppa Davis è un obiettivo. Voglio davvero raggiungerlo per il mio Paese, per la Spagna. Ho fissato altri obiettivi per la stagione e cercherò di farmi trovare pronto per raggiungerli”.

D. So che desideravi tantissimo avere finalmente questa coppa tra le braccia. Vorrei sapere come ti senti adesso, che sapore ha questo Australian Open. Inoltre mi hai detto varie volte che avresti scambiato questo titolo per altri due o tre futuri: immagino che ora non me lo ripeterai più, adesso non vuoi più perdere i prossimi tre, anche avendo vinto questo, giusto?
Carlos Alcaraz: “La verità è che questo titolo significa moltissimo per me. Sollevare questo trofeo era qualcosa che cercavo da tanto tempo. Ogni anno che venivo qui il mio obiettivo era provare a vincerlo, provare a sollevare il trofeo, ma le cose non andavano nel modo giusto: non avevo mai superato i quarti di finale, anche se me ne andavo con una buona sensazione per il livello di tennis che stavo esprimendo, ma comunque non riuscivo a passare i quarti. In questa pre‑stagione abbiamo lavorato durissimo, con una grande mentalità, pensando specificamente a questo torneo, con le idee molto chiare su ciò che dovevamo fare. Sono state tre settimane molto positive, in cui ho visto un grande miglioramento dal primo all’ultimo giorno, e questo è ciò che mi rende più orgoglioso. Ho avuto molta fiducia nel mio team: sono sempre stati la chiave, mi hanno calmato quando soprattutto nelle prime partite non ero del tutto soddisfatto, mi ripetevano che dovevo avere pazienza, che il livello che cercavo sarebbe arrivato, che tutto quello che dovevo fare era restare forte mentalmente e accettare in modo positivo le cose negative e i momenti difficili che sarebbero arrivati. Con il passare dei giorni siamo riusciti ad affrontare tutto questo nel modo giusto, abbiamo finito giocando un grande tennis e sollevando il titolo. È un sogno diventato realtà e adesso che ho questo trofeo penso già al Roland Garros: lì non lascerò niente a nessuno, proveremo a non lasciare nulla a nessuno”.

D. Quindi ci hai mentito, no?
Carlos Alcaraz: “Credo che sia stata una buona bugia”.

D. Carlos, come accennavi poco fa, una volta che hai completato il Career Grand Slam a 22 anni, un obiettivo realistico sarebbe vincere tutti i Grand Slam nella stessa stagione. Ce l’hai come obiettivo, non dico a breve termine, ma nella tua carriera?
Carlos Alcaraz: “Come obiettivo realistico è qualcosa di complicato sia da fare sia da pensare. Ovviamente è qualcosa che mi piacerebbe, a chi non piacerebbe? Noi lavoriamo per avere il maggior numero possibile di titoli dello Slam, ci alleniamo per questo, quindi a chi non piacerebbe avere i quattro nello stesso anno? Magari un giorno succederà, ma credo che il modo migliore per affrontare e provare a realizzare qualcosa del genere sia prenderli uno alla volta. Ora ho vinto in Australia: lo festeggerò, lo godrò e assaporerò il momento, perché sappiamo che è molto difficile ottenere un trofeo di questo tipo. Però nella mia testa c’è già il Roland Garros: vedremo che cosa potremo fare lì e andremo avanti passo dopo passo. La stagione è molto lunga, con tanti tornei, ma ovviamente sarebbe una follia riuscire un anno a lottare per vincere tutti e quattro”

D. Ti rendi pienamente conto della storia che stai scrivendo? Hai vinto più titoli Slam di chiunque altro a 22 anni. Il più giovane, con distacco, a vincere il Career Grand Slam. Riesci a capire appieno quello che stai facendo al momento?
Carlos Alcaraz: “Ci provo (sorride). Ci provo. Il tennis è davvero bello, ma la parte brutta è che abbiamo tornei settimana dopo settimana dopo settimana, e a volte non ti rendi conto di cosa hai fatto ultimamente perché, una volta finito un torneo, devi essere preparato o con la mente già rivolta al torneo successivo. Quindi a volte non ti fermi a pensare a quello che stai facendo. Quello che ho imparato quest’anno è apprezzare e godersi ogni singolo secondo del momento che si sta vivendo. Non solo sollevare trofei, ma giocare i tornei, giocare a tennis, ottenere vittorie, subire sconfitte. Qualunque cosa sia, bisogna solo godersi e apprezzare la vita che si sta vivendo. Quindi in questo momento sto solo cercando di avere un po’ di tempo per rendermi conto di cosa ho fatto. Sì, so che sto scrivendo la storia con alcuni trofei, alcuni tornei e alcuni traguardi che sto raggiungendo. Per me è un onore mettere il mio nome nei libri di storia”.

D. Ogni Grande Slam un nuovo tatuaggio. Hai qualche idea sul prossimo, così speciale?
Carlos Alcaraz: “Ho detto che sarà un canguro, di sicuro, un piccolo canguro. Non so dove sarà. Sarà sulla gamba, di sicuro. Non so se sulla destra o sulla sinistra. Devo scegliere un bel punto, ma sarà sicuramente vicino al Roland Garros o a Wimbledon. Devo solo scegliere (sorride)”.


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