Grigor Dimitrov sta faticando a riprendersi dall’infortunio al pettorale accusato a Wimbledon. Prima ancora delle prestazioni, lo suggeriscono i risultati. Una sola vittoria – a Brisbane nel primo torneo dell’anno – e tre sconfitte al primo turno consecutive sono il bottino raccolto nel 2026 dal bulgaro, che, tuttavia, è alla ricerca di nuovi stimoli che possano aiutarlo a ritrovarsi.
Prima dell’eliminazione all’esordio per mano di Terence Atmane all’Abierto Mexicano Telcel presentado por HSBC, l’ex numero 3 del mondo ha parlato ai canali ufficiali dell’ATP e ha confermato un nuovo innesto nel team: David Nalbandian va ad aggiungersi a Xavier Malisse.
Dimitrov su Nalbandian e Malisse: “Aiuta averci giocato contro”
Sono passati appena due mesi dall’annuncio della separazione a sorpresa tra Dimitrov e il coach di lunga data Daniel Vallverdu. Otto anni di sodalizio a fasi intermittenti che hanno arricchito la bacheca di Grisha con un titolo alle ATP Finals e la vittoria del Master 1000 di Cincinnati. Poi l’infortunio ha inevitabilmente cambiato la trama di uno degli ultimi capitoli della carriera di Grigor.
E per il gran finale – il bulgaro compirà 35 anni a maggio – ha stravolto il team chiamando due ex avversari. Se la collaborazione con l’ex 19 ATP Xavier Malisse è nota da settimane, negli ultimi giorni nell’angolo di Dimitrov si è aggiunto David Nalbandian, con cui condivide il best ranking di numero 3 del mondo.
“Li conoscevo separatamente e aiuta anche averci giocato contro alcune volte” spiega. “È bello potersi relazionare con qualcuno contro cui hai giocato. Si sono ritirati da oltre dieci anni, ma allo stesso tempo non è passato così tanto tempo”.
Il bulgaro ha sfidato Malisse tre volte, battendolo in due occasioni, mentre ha perso l’unica partita contro Nalbandian.
Poi si addentra nella spiegazione di come sia nata l’idea: “All’inizio, quando ho iniziato a parlare con loro, ci siamo resi conto di vedere le cose in modo molto simile e riuscivo a identificarmi con loro per quanto riguarda i tempi delle loro carriere, gli infortuni, il piano di gioco, i pensieri e tutto il resto. In un certo senso è successo tutto in modo molto naturale. In questo momento stiamo ancora trovando il nostro equilibrio, perché è tutto molto nuovo per tutti noi, ma è molto chiaro cosa bisogna fare e come vogliamo affrontare il gioco”.
Ad Acapulco le cose non sono andate secondo i piani e Dimitrov, insieme al proprio gruppo di lavoro, è consapevole che ci sia ancora molto da fare, dopo tanti mesi fermo ai box: “Gli ultimi mesi sono stati un po’ complicati: non sono riuscito ad allenarmi quanto avrei voluto né a disputare più partite”.
Dimitrov: “L’infortunio mi ha costretto a cambiare. Ho fatto un grande lavoro fisico e mentale”
Nel 2014 Dimitrov si laureò campione dell’ATP 500 messicano. Una cavalcata di cui si ricorda la semifinale contro Andy Murray: “Conserverò sempre i grandi ricordi. Ogni volta che torni nello stesso torneo, è lo stesso torneo, ma è un anno nuovo. Cerco sempre di capire meglio me stesso. Spero di riuscire davvero a mettere in pratica tutto questo e di assicurarmi di sentirmi bene quando scendo in campo”.
Infine Grigor affronta il tema dell’infortunio: “Ho dovuto cambiare alcune cose, che mi piacesse o no” ha precisato. “È stato soprattutto un lavoro che ho dovuto fare su me stesso, più dal punto di vista mentale. Ho dovuto modificare molte cose e questo ha un po’ giocato con la mia mente. È normale, però, e sto cercando di trovare il lato positivo. Non mi ero mai davvero infortunato né avevo mai vissuto un’assenza così lunga dallo sport, quindi è stata un’esperienza completamente nuova”.
