ATP Montecarlo, Zverev: il campione fragile intento a ritrovare la gloria. La semifinale con Sinner è un’opportunità di rivalsa

Sfide quasi anonime, le ultime tre. Buoni sprazzi a Miami, ma non è bastato. La terra rossa può ridare una chance a Zverev in quello che è stato - ultimamente - un "miss match"

Di Pietro Sanò
8 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Alexander Zverev (GER), Thursday, April 9, 2026. Photo Felice Calabro'

Montecarlo. Lusso sfrenato, glamour e raduno di VIP sugli spalti. Gli yacht ormeggiati a poche centinaia di metri dal Court Rainier III, completano un quadro magnifico. Il ritratto perfetto dell’esclusività. Eppure, in questa fortezza inaccessibile, c’è spazio anche per chi di solito sosta lontano dai riflettori. È la storia del torneo stesso a raccontarlo. Qui, il tennis, meglio conosciuto come Sport Del Diavolo, si intinge di filantropia. E in quei tardi pomeriggi del Principato, ove l’ombra inizia a predominare il campo da gioco, l’atmosfera diventa surreale. Le carte si mischiano, e il mattone tritato monegasco emette l’ardua sentenza.

Montecarlo – la rivalsa degli “umani”

Il palmares del Rolex Monte-Carlo Masters vanta la presenza di campioni leggendari del calibro di Rafa Nadal, Novak Djokovic e Stan Wawrinka, i quali hanno monopolizzato – specialmente il maiorchino – la prestigiosa tappa del Principato dal 2005 al 2018. Successivamente alla suddetta data, un asteroide di umanità si è abbattuto su Montecarlo, e così, dopo il dominio decennale dei colossi del tennis, c’è stato spazio anche per i terrestri. Fabio Fognini ha interrotto questo flusso, scrivendo una delle pagine sportive più belle del tennis italiano, trionfando nel 2019 in quello che per lui è sempre stato il torneo di casa. Lo succederà Tsitsipas, poi Rublev – l’uomo straordinario celato dietro l’atleta dalle mille fragilità. Nell’ultima edizione, Monte-Carlo è tornata ad appartenere ai big, con la firma di Carlitos Alcaraz, che sconfisse Musetti in rimonta nell’atto decisivo.

A prescindere dall’esito delle due semifinali di Sabato – a partire dalle 13:30 – questa è già diventata l’edizione di Valentin Vacherot, che sfiderà il murciano per un posto nella finalissima. Dall’altra parte del tabellone, si riproporrà per il quarto masters di fila la sfida Zverev-Sinner. Trita e ritrita. Un tete a tete anonimo e quasi impari che abbiamo iniziato a detestare a causa delle rotte inverse di Sascha e Jannik nei tempi recenti. Uno sempre più schiavo delle sue incertezze. Delle sue lacune. L’altro sempre più devastante. La California ci aveva definitivamente confermato che questo match, oltre ad esser diventato una fotocopia degli ultimi precedenti, si era anche imbruttito parecchio esteticamente. Ma ecco che la tracotanza degli appassionati e dei detrattori del tedesco si è subito affievolita con la convincente performance di Miami, anche se insufficiente per ostacolare l’extra-terrestre altoatesino.

Ultima chiamata, Mr. Zverev

Il numero tre del mondo ha archiviato il Sunshine Double collezionando due semifinali. Alla fine della fiera, il risultato non può che dirsi positivo. Ma al tempo stesso, Sascha è ancora barricato in quella bolla di incompiutezza che non gli consente di voltare pagina, di rompere gli argini e di sconfiggere i due mostri del circuito, nonché gli unici a stargli sopra nel ranking. Ci era andato vicino, anzi vicinissimo, a Melbourne, contro Carlitos. Ma è rimasto sempre a distanza di sicurezza da Sinner nei due incontri nei quali ha fronteggiato l’azzurro nel 2026.

Ed ecco che il filo conduttore unisce il percorso travagliato di Alexander Zverev alla magia che aleggia attorno al torneo di Montecarlo, magnanimo – lo ripetiamo ancora – nel corso della storia con alcuni tennisti. Sascha si è praticamente trovato a pochi passi dall’eliminazione contro Garin – in vantaggio per 4-0 nel set decisivo. Poi un miracolo sportivo ha tenuto in vita il tedesco, che ha neutralizzato Bergs ed eliminato ai quarti Joao Fonseca, tirando fuori gli artigli. Un tennis possente, solido. Ma contornato – suo malgrado – dai soliti crolli sporadici che un top 3 non può permettersi. Ma non è tempo di analisi minimaliste, e nemmeno di crocifiggere un talento come Sascha Zverev, che forse, tra le mura del Principato di Monaco, può tornare ad avere la sua occasione.

Le chance di Sacha contro il marziano Sinner

Non prendeteci per anti-Sinneriani, perché non lo siamo, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai. Jannik è un campionissimo, nonché più forte italiano di tutti i tempi – gli manca solo qualche record da superare – e probabilmente tornerà ad essere numero uno del mondo già da lunedì, se il destino lo vorrà. Ma quest’ipotesi empirica vuole essere assolutamente super partes, e alla luce di quanto visto in settimana, quella tra Zverev e l’azzurro, a Montecarlo, potrebbe essere una sfida molto più combattuta delle ultime uscite. Il manto rouge monegasco sta regalando un buon feeling al numero 2 del mondo, ma si sta dimostrando al tempo stesso poco digeribile. Dopo la prima metà (quasi) di stagione passata sulle superfici più veloci del mondo, Jannik – che ha trionfato a Indian Wells e Miami, avendo poco tempo a disposizione per prepararsi allo swing europeo – è sbarcato a Montecarlo su uno dei tappeti più lenti del circuito. Ottenere punti diretti – sebbene il servizio ormai sia una delle sue armi più taglienti – è diventato spaventosamente complicato, e i logoranti scambi sul rosso mettono a dura prova i fisici dei tennisti, specialmente, chi come Jannik, proviene da una tournée “completa” negli USA. Un campanello d’allarme, effettivamente, c’è stato. Contro Tomas Machac. Incontro nel quale Jannik ha manifestato una sensazione di nausea e malessere. Ma subito passata in sordina.

L’azzurro sta comunque disputando un torneo perfetto. Tennisticamente molto efficace, se non per qualche errore gratuito “in più” commesso, al quale non ci ha abituati. Il numero due difende il suo status, e partirà favorito con Sascha, ma è proprio quest’ultimo che sembra aver subito un’impercettibile evoluzione in avanti nelle ultime uscite. Gli intervalli da “sciupone” sono una costante dei suoi match, ma su terra rossa, qualcosa gliela si può perdonare. Cosa invece salta subito all’occhio è la sua velocità media nello scambio, e la capacità di far male al momento giusto, anche col suo tallone d’Achille, il dritto. Il tedesco – così come chiunque altro nel tour (forse solo Sinner ci è riuscito, a IW) – non ha retto l’urto estremo di Fonseca, indemoniato nel secondo parziale. Ma quando i picchi incontenibili del brasiliano sono terminati, Zverev ha comandato perennemente i rally nel terzo e decisivo set, prenotando una semifinale d’élite con l’altoatesino.

Una sfida che profuma di occasione per Sascha. L’opportunità per cancellare le difficoltà e la passività degli ultimi precedenti. Chissà se il rosso monegasco sarà così benevolo come da lui sperato.

Leave a comment