Al termine del match contro Carabelli, nel quale il pubblico spagnolo ha riesumato il vecchio ed amattisimo coro “vamos Rafa”, Jodar si è presentato in sala stampa, ma non si è sbottonato più di tanto.
DOMANDA: Rafa, raccontaci delle impressioni di questo match.
JODAR: Sì, è stata una partita molto dura. Sapevo che sarebbe stata totalmente diversa rispetto a quando ci ho giocato contro due settimane fa a Marrakech. E sono molto contento di essere per la prima volta ai quarti di finale.
DOMANDA: Hai detto che sapevi che sarebbe stata una partita diversa, puoi spiegare un po’ perché? E il fatto di arrivare sapendo di averlo battuto nettamente due settimane fa a Marrakech ti ha fatto cambiare un po’ il modo di impostare la partita?
JODAR: Sì, beh, alla fine sono partite diverse. Perché le condizioni sono totalmente diverse. Lui probabilmente ha anche visto quella partita e l’ha analizzata. Quindi, in fin dei conti, credo che per questi motivi la partita sia stata diversa. E anche l’andamento del match è stato diverso. Lui ha iniziato con un break di vantaggio e, alla fine, quello che ho dovuto fare è stato accettare la situazione, mettermi a lavorare duro su ogni punto, e così è andata.
DOMANDA: Complimenti per la vittoria. Saprai già che Carlos Alcaraz si è ritirato dal torneo per infortunio. Il tabellone si apre, sei ai quarti di finale e stai giocando un grande tennis… inizi a vederti con possibilità di essere uno dei favoriti per il titolo del Godó?
JODAR: No, per niente. Alla fine credo che io debba andare partita dopo partita. Ci sono ancora molte partite da giocare. Venerdì ne ho una molto dura, contro un avversario molto forte, e adesso bisogna recuperare bene, cercare di farlo nel miglior modo possibile, provare a esprimere il mio miglior livello venerdì e affrontare la partita con la stessa mentalità degli ultimi incontri.
DOMANDA: Rafa, ieri in conferenza stampa hanno chiesto a Carlitos di te e ha parlato molto bene. In che momento, adesso che sei già entrato tra i primi 50 del mondo, si passa dal vedere Carlos come un punto di riferimento al vederlo come un rivale in più. In che momento scatta quel clic?
JODAR: Beh, alla fine ho visto tante partite di Carlos quando ero più piccolo, mentre crescevo. Però, in fin dei conti, è un ragazzo magnifico, una persona eccezionale. La verità è che andiamo molto d’accordo nei tornei in cui ci possiamo incontrare. Abbiamo un ottimo rapporto e gli sono molto grato per le sue parole. E per quanto riguarda il suo infortunio, spero che non sia nulla di grave e che possa riprendersi il prima possibile.
DOMANDA: Fino a che punto ti mette tensione o ti motiva tutto quello che si sta creando attorno a te?
JODAR: Beh, alla fine dico sempre la stessa cosa: devo fare il mio gioco, cercare di imporlo e, quando le cose non vanno bene, come è successo oggi, visto che non ho iniziato particolarmente bene, cercare soluzioni, trovare dei modi per portare a casa le partite. Quindi sono contento di come sono riuscito a superare questa situazione. E alla fine quello che devo fare è andare partita dopo partita e cercare di affrontarle nel miglior modo possibile.
DOMANDA UBITENNIS: Alcaraz ieri ha parlato del suo rapporto con i social network e ha ammesso di usarli un po’ troppo. Volevo chiederti se li usi molto anche tu oppure no. E, supponendo che i tuoi successi continuino e che l’attenzione mediatica aumenti, come pensi di gestirla?
JODAR: Sì, beh, io cerco di usare i social il meno possibile. Però è vero che, per comunicare con gli amici o con i familiari, alla fine devi usare il telefono. Io cerco di isolarmi nel miglior modo possibile da tutto quello che circonda il torneo e i giocatori, e provo a concentrarmi su me stesso, sul cercare di esprimere un buon tennis e anche di migliorare il livello in ogni partita. Però, in generale, cerco di usare i social il meno possibile e di fare altre cose, come stare con gli amici che sono qui. Nei tornei in Spagna è più facile, perché c’è più gente che viene a vedermi e posso parlare con loro e passare del tempo insieme.
DOMANDA: Complimenti per la vittoria. Ho una domanda lunga e una molto corta. Quella lunga: prima di arrivare a Marrakech credo che fossero passati dieci mesi circa dal tuo ultimo torneo sulla terra battuta. Vorrei che entrassi un po’ nel tecnico: su cosa hai lavorato in quelle settimane precedenti, che esercizi fai, come ti adatti in così poco tempo alla terra battuta per arrivare a Marrakech e rendere così bene, e ora anche qui, dove per il momento le cose non stanno andando affatto male? E quella corta: che succederà stasera in Bayern-Real Madrid (Jodar è DI Madrid e DEL Madrid, ndr)?
JODAR: Beh, alla fine sono tornato da Miami di domenica, se non sbaglio, e ho avuto una settimana per prepararmi sulla terra battuta. E, in fin dei conti, cerco di prepararmi nel miglior modo possibile. Vedevo Marrakech come il primo torneo per cercare di prendere ritmo sulla terra e per entrare nella dinamica, perché sulla terra il tipo di gioco cambia. E per quanto riguarda la seconda domanda… io ho fiducia nel Madrid, che possano rimontare, ma vedremo stasera.
DOMANDA: Prima di tutto, complimenti per la vittoria di oggi. Ho due domande. La prima, e so che non ti piacerà esporsi: da qui a due anni, in che posizione ti vedi? E la seconda: se potessi vincere un solo titolo in tutto il circuito, quale sceglieresti?
JODAR: Beh, alla prima non posso risponderti perché non so leggere il futuro. Però cercherò di andare torneo dopo torneo, partita dopo partita, migliorare gli aspetti del mio gioco che ritengo di dover migliorare e svilupparmi poco a poco come giocatore, facendo esperienza in questo tipo di tornei. E un titolo… sinceramente, alla fine non mi sbilancerò e non ne sceglierò uno.
