Sette Slam vinti, il Career Grand Slam già completato e tre Major saltati prima ancora di compiere 23 anni. Carlos Alcaraz continua a vivere in una dimensione che nel tennis non ha quasi precedenti: abbastanza dominante da riscrivere la storia, abbastanza fragile da costringere già il suo corpo a fermarsi. È questo il paradosso che accompagna oggi lo spagnolo. Perché se da una parte i numeri raccontano uno dei talenti più precoci che questo sport abbia mai visto, dall’altra iniziano a emergere interrogativi inevitabili sulla tenuta fisica di un giocatore che, a differenza di Federer, Djokovic e perfino Sinner, alla sua età ha già dovuto rinunciare a tre Slam.
Perché il paradosso di Alcaraz è tutto qui: il fisico che preoccupa e il talento che continua comunque a produrre numeri fuori scala. In un’epoca in cui il confronto con i Big Three è diventato quasi automatico, Carlos riesce contemporaneamente a sembrare più fragile e più precoce, più vulnerabile ma anche più avanti, una contraddizione che racconta alla perfezione la sua carriera.
I tre Slam saltati hanno motivazioni diverse. Nel 2023 fu la gamba destra a impedirgli di presentarsi a Melbourne. Quest’anno, invece, il problema al polso accusato a Barcellona ha avuto conseguenze molto più pesanti del previsto, costringendolo prima a rinunciare al Roland Garros e poi anche a Wimbledon. Due tornei consecutivi, i più importanti della stagione, persi nel momento in cui il suo duello con Jannik Sinner stava assumendo contorni sempre più storici.
Eppure, nonostante tutto, Alcaraz a 23 anni ha già vinto sette Slam. Sette. Con il Career Grand Slam già completato, diventando il più giovane di sempre a riuscirci. Nessuno dei Big Three aveva fatto tanto alla sua età, nemmeno Rafael Nadal, che pure resta l’unico vero parallelo possibile quando si parla di precocità e problemi fisici.
Nadal e Alcaraz, due corpi sempre al limite
Se c’è una leggenda che può capire davvero Carlos Alcaraz, quella è Rafa Nadal. Anche il maiorchino, a 23 anni, aveva già conosciuto il lato oscuro del proprio corpo. Nadal aveva saltato cinque Slam prima di quell’età. Il primo Roland Garros mancato arrivò addirittura nel 2003 per un problema al gomito. Poi Wimbledon 2004 per la famosa frattura da stress al piede sinistro. Ancora Australian Open 2006 per un nuovo problema al piede e infine Wimbledon 2009 per la tendinite alle ginocchia.
Eppure Nadal, nonostante tutto, a 23 anni aveva già giocato otto finali Slam vincendone sei. Roland Garros 2005 con Puerta, Roland Garros 2006 con Federer, Roland Garros 2007 ancora con Federer, Roland Garros 2008, Wimbledon 2008 e Australian Open 2009. In mezzo anche le due finali perse a Wimbledon contro Federer nel 2006 e nel 2007. Una rivalità che ha costruito il tennis moderno.
Alcaraz oggi è persino avanti nei numeri: sette Slam vinti contro i sei di Nadal alla stessa età, ma è impossibile ignorare quella sensazione di fragilità che accompagna entrambi. Il tennis di Carlos, proprio come quello di Rafa, sembra vivere costantemente vicino al limite fisico. Scatti, cambi di direzione, esplosività, difese impossibili, accelerazioni improvvise, un gioco meraviglioso ma estremamente costoso.
Federer e Djokovic, la continuità dei maratoneti
Il confronto con Roger Federer e Novak Djokovic, invece, apre un altro discorso. Quello della continuità quasi sovrumana.
Federer non aveva saltato neppure uno Slam a 23 anni. E il dato forse più impressionante resta quello dei 65 Major consecutivi disputati dal 2000 al 2015. Una maratona irripetibile. Alla stessa età di Alcaraz aveva già vinto Wimbledon 2003 contro Philippoussis, Australian Open 2004 contro Safin e Wimbledon 2004 contro Roddick. Tre Slam, meno della metà di quelli di Carlos, ma con un fisico destinato a diventare sinonimo di longevità.
Anche Djokovic, fino ai 23 anni, non aveva saltato alcun Major. E in tutta la carriera ne avrebbe saltati appena tre: US Open 2017 per il gomito e poi Australian Open e US Open 2022 per la questione legata al vaccino Covid, ma Nole, a differenza di Alcaraz, era arrivato più tardi ai vertici assoluti. A 23 anni aveva giocato “solo” tre finali Slam: US Open 2007 perso con Federer, Australian Open 2008 vinto contro Tsonga e US Open 2010 perso con Nadal.
La differenza è tutta qui. Alcaraz sembra bruciare le tappe più velocemente di chiunque altro, ma proprio questa intensità rischia di presentare il conto.
Il dato che inquieta davvero
C’è però un particolare che rende la situazione ancora più delicata. Federer non ha mai saltato Wimbledon. Djokovic non ha mai saltato né Roland Garros né Wimbledon. Sinner, fino a oggi, non ha mai saltato uno Slam. Nadal è stato l’unico, tra i grandissimi, a fermarsi sia a Parigi sia a Londra nella stessa stagione, accadde nel 2009, quando aveva appena compiuto 23 anni e il suo corpo aveva già iniziato a lanciare segnali chiarissimi.
Alcaraz oggi si ritrova nello stesso territorio, ma con una differenza sostanziale: il tennis moderno è ancora più fisico, ancora più rapido, ancora più estremo. E il sospetto inevitabile è che il prezzo della sua esplosività possa essere proprio questo, ma forse è anche il motivo per cui Carlos Alcaraz riesce a emozionare così tanto, perché ogni sua partita trasmette la sensazione di qualcosa vissuto totalmente, senza risparmio, senza gestione. Cosa che in passato fece Nadal, anche dopo una vittoria come quella del Roland Garros 2022. Federer dava l’impressione di sfiorare il tennis e Djokovic di controllarlo. Nadal e Alcaraz, invece, sembrano attraversarlo in battaglia permanente, con il filo comune della vittoria che però non deve essere a tutti i costi. Anche, ma soprattutto fisici.
