Il brasiliano era arrivato a Parigi senza grandi aspettative, reduce da un piccolo problema fisico, e invece ha costruito il suo primo vero percorso da protagonista in uno Slam. “È stata una partita dura, ma una settimana davvero positiva. Ho giocato buon tennis e questo torneo mi dà più convinzione e fiducia per continuare. Mi aiuta anche a capire meglio il mio corpo e i miei limiti”.
La sconfitta, in questo senso, non cancella nulla: Fonseca esce dal torneo più consapevole, più solido, più vicino a quel livello che sa di poter raggiungere.
“Mensik non ha paura, è stato tutto merito suo”
Il momento più intenso della sua partita arriva nel dodicesimo game del terzo set, quando salva sei match point trasformando un game ormai quasi scritto in una piccola scena da cinema. Fonseca però non vuole caricare quel passaggio di significati eccessivi: “Pensavo soltanto a vincere quel game, non al resto della partita. Ho dato tutto quello che avevo in campo, ma purtroppo era la giornata di Jakub”.
Del ceco riconosce soprattutto la capacità di imporsi nei momenti pesanti: “Il suo servizio è incredibile, e il modo in cui gestisce i punti importanti è impressionante. Non ha paura, ha coraggio”. Mensik, secondo Fonseca, controlla la partita con la profondità della risposta e con una pressione costante da fondo: “Mi faceva sentire come se mi stesse soffocando”, spiega il brasiliano, sottolineando però un punto: “Non credo di aver giocato male, è stato tutto merito suo”.
Lo stesso Joao, ma con qualcosa in più
Adesso per Fonseca si apre il tempo del recupero e poi dell’erba, superficie che il brasiliano dice di apprezzare: “Mi piace giocarci, mi diverto, anche se purtroppo è uno swing molto breve”.
Prima, però, ci sarà il ritorno a casa, qualche giorno con la famiglia e la necessità di resettare dopo due settimane emotivamente e fisicamente nuove. La domanda finale è forse quella che racconta meglio il senso del suo Roland Garros: esiste un Fonseca diverso dopo Parigi? Lui risponde senza enfasi, ma con lucidità: “Sono ancora lo stesso ragazzo, questo è sicuro. Però conosco meglio i miei limiti. Non sapevo se avrei potuto reggere una partita di quattro o cinque ore, ora so che posso sentirmi a mio agio con il mio fisico. Mi sento più comodo con il mio gioco e penso che la mia mentalità sia sulla strada giusta. Forse è lo stesso Joao, ma con cose nuove scoperte”.
