La bufera che ha travolto Daniel Vallejo all’ombra della Torre Eiffel si arricchisce del capitolo più atteso, quello del mea culpa. Dopo lo scivolone planetario costatogli una sanzione record da 65.000 euro – comminata senza esitazioni dalla direttrice del torneo Amélie Mauresmo per le frasi sessiste rivolte all’arbitra Ana Carvalho al termine del match perso contro il giovane talento di casa Moise Kouamé “Una donna non può arbitrare certi match, per gestire il pubblico serve un uomo” – il ventiduenne paraguaiano ha deciso di fare un passo indietro nel tentativo di spegnere l’incendio mediatico.
Il dietrofront in diretta TV su Tigo Sports
Il tennista sudamericano, trovatosi al centro di un polverone che ha travalicato i confini del rettangolo di gioco per via di quell’infelice uscita sulla presunta necessità di avere “Un uomo sulla sedia dell’arbitro” per gestire il bollente pubblico del Suzanne Lenglen, ha affidato la propria formale richiesta di perdono ai microfoni del programma De Taquito, in onda sul network televisivo latino-americano Tigo Sports. Un dietrofront netto, arrivato in TV quando ormai il danno d’immagine – ed economico, data una multa che gli ha decurtato circa la metà del prize money parigino – era ormai fatto.
Le scuse ufficiali e l’ammissione dell’errore
“Voglio iniziare scusandomi con tutti coloro che ho offeso con i miei commenti. La verità è che mi sono espresso in maniera inappropriata”, ha esordito il tennista paraguaiano davanti alle telecamere, capendo la gravità dell’accaduto e l’inutilità di arrampicarsi sugli specchi di fronte a una presa di posizione così netta da parte della Federazione Francese, che per bocca di Mauresmo aveva ribadito la linea della tolleranza zero verso dichiarazioni giudicate totalmente inaccettabili.
L’ammissione di Vallejo: “Sono l’unico responsabile di quella sconfitta, e nessun altro”
Nel proseguire la sua intervista televisiva, Vallejo ha poi cercato di sgombrare il campo da qualsiasi alibi sportivo, assumendosi la piena paternità del verdetto del campo e provando a ricucire lo strappo direttamente con le istituzioni e la direttrice di gara: “Sono l’unico responsabile di quella sconfitta, e nessun altro”, ha ammesso il paraguaiano, confermando inoltre di essersi già scusato privatamente sia con il giudice di sedia sia con la FFT. “Non credo che le donne siano incapaci di arbitrare una partita di questa importanza”, ha tenuto a precisare il tennista.
La linea verde e una lezione carissima
La chiosa dell’atleta sudamericano è un misto di presa d’atto e speranza di voltare pagina, facendo leva sulla verde età per archiviare una delle pagine più buie della sua giovane carriera professionistica. “Ho 22 anni, imparerò da questo e starò molto più attento la prossima volta”, ha concluso Vallejo. Una lezione carissima, in tutti i sensi, che il circuito e lo Slam parigino gli hanno impartito affinché certi scivoloni non si ripetano mai più.
