Roland Garros, Cobolli: “Vincere il terzo avrebbe cambiato tutto. Inadeguato? Mai nella vita”

L'azzurro: "Ho avuto un crampo al polpaccio, alla fine il corpo mi ha abbandonato, e Zverev era più fresco. Il mio obiettivo sono le ATP Finals"

Di Pellegrino Dell'Anno
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Flavio Cobolli - Roland Garros 2026 (foto X @ATPTour_ES)

Flavio Cobolli saluta a testa altissima il Roland Garros 2026. Perde al quinto set, lottando e arrivando vicinissimo ad Alexander Zverev, una finale che sembrava a senso unico dopo il primo parziale. Diventata una vera lotta, con Flavio molto sportivo anche in conferenza stampa: “Voglio congratularmi con Zverev per il titolo. Se lo è meritato, oggi più di me, anche per quanto ha fatto finora nella sua carriera. Ma voglio anche ringraziare me stesso per quello che ho fatto. Non mi sarei mai aspettato risultati del genere. Voglio sorridere, godermi la serata con amici e famiglia. E penso che qui nessuno si aspettasse molto da me, devo essere fiero di me stesso e provarci ancora”.

La partita di Cobolli

Anche perché la partita è stata estenuante, soprattutto andando avanti. Per quanto non avesse giocato la semifinale, comunque giocare con questa pressione ha influito sul rendimento di Cobolli: “Nel quarto set, nel 6-4 tie-break ho avvertito crampi al polpaccio. Ho provato il mio meglio al cambio campo, ma poi dopo il secondo game avvertivo qualcosa anche al quadricipite. Il mio corpo mi ha abbandonato. Nel tie-break ho chiuso gli occhi, forse sia sulla volée sbagliata che sul dritto vincente. Mi sentivo stanco ma ho provato a vincere il set e vedere cosa succedeva nel quinto. Ho chiuso gli occhi, e a volte aiuta”.

È consapevole, l’azzurro, di essere andato davvero vicino a Zverev. Che alla fine si è rivelato più abituato a giocare così tanto: “Sentivo che anche lui fosse stanco, e si è preso un po’ più tempo di me ad un certo punto. Ma forse sa meglio nei punti cruciali cosa fare, ma penso anche che fosse più fresco di me alla fine”. E Cobolli non vuole porsi freni: “Non puoi predire dove arriverai, ma proverò e riproverò. Quando raggiungi la prima finale, perché non la seconda? Ho meritato di arrivare fin qui, devo lavorare tanto ma anche godermi questo risultato. Se lavoro, me la godo, potrei raggiungere qualche altra finale”.

Gli obiettivi e i rimpianti di Cobolli

Ho una consapevolezza molto diversa rispetto all’inizio del torneo”, prosegue Flavio, “ma gli obiettivi rimangono gli stessi. Ce ne siamo dati uno, che è Torino, dall’inizio dell’anno. Stiamo lavorando per andarci, è molto difficile, ma con questo livello e con tanto lavoro, anche dietro le quinte, sono sicuro che riuscirò ad andarci”. Anche perché oggi molto della partita di Cobolli è girata nel terzo set. quando ha giocato un brutto ultimo game che ha permesso a Zverev di andare avanti 2 set a 1: “Vincere il terzo set avrebbe cambiato tutto. Ma non sono abituato ancora a questo tipo di pressione. Sentivo di essere vicino nei momenti importanti. Nel tie-break del quarto sentivo che non avevo nulla da perdere, poi un po’ di fretta nel quinto mi ha penalizzato. Ma devo essere contento per come ho reagito, come sono stato lì, anche nel quinto. Ci ho provato, con un break la partita si riapriva. Ma devo prendere tutto con il sorriso, non ho rimpianti”.

D’altronde sarebbe ingiusto dopo una prestazione del genere e un torneo di questo tipo rimproverarsi qualcosa. Anche guardando ad una vigilia non semplice. Che ben racconta l’umanità di questi grandi campioni: “Mi sentivo nervoso ieri, ma l’ho gestita bene, con la solita routine di queste due settimane. Ho dormito, non me lo aspettavo, ma mi sono svegliato molto nervoso, con un buco allo stomaco clamoroso, che di solito non ho. Durante la partita ho capito che stavo facendo quello che non avrei dovuto fare, e insieme a tutto il team abbiamo provato a cambiare qualcosa e a giocare con più istinto. Tutte le persone che mi hanno cresciuto credo siano orgogliose di me e a fine giornata mi daranno un abbraccio. Abbiamo giocato una finale Slam e non ce lo toglie nessuno. Hanno sentito tutti la pressione, anche la mia ragazza non riusciva a parlare. Me ne sono andato perché mi mettevano nervosismo, non ho ancora visto nessuno, ma ora ceneremo insieme per festeggiare”.

Il rapporto con la mamma e le emozioni

Nel discorso in campo, durante la premiazione, Cobolli ha citato la mamma. Sorprendendosi che avesse retto (“mi meraviglio che sia ancora viva”, ha sorriso). Parlando a lungo di lei in conferenza: “Mia madre mi ha cresciuto perché non mi allenavo con papà ma al Parioli, e giocavo a calcio a Trigoria. Lo vedevo solo a cena. Stavo tutto il giorno con mamma, mi scarrozzava, fino ai 16 anni che non avevo la macchina (non ho mai avuto la macchinina, a Roma è pericoloso, preferivano accompagnarmi). Fino ai 17 anni è come se non avessi rapporto con mio padre, mamma era quello che è ora papà. Non viene quasi mai, siamo fatti così, parliamo poco ma sentiamo il calore anche senza dirci niente. Mamma ha un ruolo importante nella mia vita, adesso ha trovato il suo equilibrio stando a casa, con mio fratello, lavora. Viene solo quando sente il bisogno di portarmi qualche vibe positiva”.

E infine conclude a testa alta. Mettendo in chiaro ancora una volta quanto sia orgoglioso di quello che ho fatto. Al netto delle difficoltà iniziali: “Non mi sono mai sentito inadeguato in vita mia, soprattutto oggi, nessuno mi ha regalato quello che ho fatto. Si può capire la tensione per un ragazzo non abituato a queste partite. Sono entrato pieno, con le persone che amo, il presidente che mette sempre tanta pressione. Ho avuto bisogno di tempo, e questo ha aiutato Zverev, che è più esperto. Era la partita della sua vita, è entrato nel migliore dei modi. Va analizzato come abbia ripreso e ribaltato la partita. Rimpianti per il terzo, dove avrei potuto giocare meglio l’ultimo game, ma non è accaduto. Ho servito per il set, sono rimasto lì dopo il break e ho vinto il tie-break, dove lui era 28-2 qui. Tante cose positive da questa partita. E devo prenderle più delle negative, che oggi passavano in secondo piano”.

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