Flavio Cobolli non è più soltanto il ragazzo che corre, lotta e sorride. Dopo la finale del Roland Garros è entrato in un territorio nuovo, quello in cui ogni vittoria pesa di più e ogni sconfitta fa più rumore. È da qui che parte il ragionamento di Fabio Fognini nell’intervista realizzata dalla collega Federica Cocchi e pubblicata oggi sull’edizione cartacea della Gazzetta dello Sport: uno sguardo affettuoso, ma molto concreto, sul presente e sul futuro del romano.
Fognini, oggi vicino a Cobolli anche come agente insieme ad Alessandro Mato, ha raccontato di non considerare la finale di Parigi un risultato casuale. A suo giudizio il vero cambio di passo era arrivato prima, nel modo in cui Flavio aveva iniziato a stare in campo e a gestire i momenti delicati. La corsa parigina è stata quindi la naturale conseguenza di un percorso costruito con continuità.
Il punto centrale, però, è un altro: il difficile inizia adesso. Secondo Fognini, Cobolli non deve sentirsi obbligato a dimostrare qualcosa subito, ma dovrà cambiare prospettiva. «Adesso inizia la parte difficile», è il concetto espresso nell’intervista. Una finale Slam porta inevitabilmente pressione, nuovi obiettivi e una diversa esposizione fuori dal campo.
Fognini ha spiegato che oggi, attorno a un giocatore di quel livello, girano investimenti, opportunità commerciali e aspettative molto più alte rispetto al passato. Per questo Cobolli dovrà iniziare a ragionare come un giocatore stabilmente da vertice: programmare meglio, scegliere i tornei giusti e proteggere il proprio rendimento.
C’è poi un passaggio più personale. Fognini ha raccontato di essersi rivisto in alcuni aspetti del carattere di Flavio, pur segnando una differenza importante. Lo considera «duro, competitivo», ma allo stesso tempo gli riconosce «un lato molto umano» e una maggiore serenità rispetto a quella che aveva lui alla stessa età. «Forse è meno arrabbiato di quanto fossi io», ha osservato.
Infine, un pensiero anche per Stefano Cobolli. Fognini ha definito il rapporto padre-allenatore una situazione sempre delicata, ma ha lasciato intendere di vedere basi solide nel lavoro costruito fin qui. Il messaggio che attraversa tutta l’intervista è chiaro: il tennis di Cobolli lo ha già portato molto in alto, ora servirà imparare a restarci.
