Shelton campione su tutte le superfici, come solo altri dieci. E Sinner non è l’unico italiano

Ben vince a Stoccarda: ha conquistato un titolo su qualsiasi campo, è l'undicesimo in attività. Si aggiunge a Djokovic, Alcaraz e vari ex top 10. Sognando Wimbledon

Di Pellegrino Dell'Anno
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Ben Shelton – ATP Monaco 2026 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Giocatore universale, capace di vincere su tutte le superfici. Dal cemento all’erba, passando per la terra. Una categoria che racchiude i migliori tennisti al mondo, quelli che riescono a spiccare ovunque. Tra chi è in attività sono in undici ad aver vinto almeno un titolo sulle quattro superfici del tennis odierno, contando anche il cemento indoor. Da ieri, con la bella vittoria di Stoccarda, nella lista figura anche Ben Shelton. N.5 al mondo, due semifinali Slam, ha dimostrato ancora una volta di appartenere ad una cerchia ristretta.

La crescita di Shelton: da bombardiere a top player

Il 2025 è stato l’anno del clic di Shelton, con una semifinale e un quarto Slam, e il culmine del titolo più importante della carriera all’Open del Canada, il Masters 1000 estivo vinto contro Khachanov. Da ormai un anno circa Ben è una figura fissa in top 10, con anche una buona parte del tempo passata in top 5, alla quinta posizione mondiale. Il 2026 si sta rivelando l’anno della conferma, nonché il più prolifico in termini di costanza. Ha vinto da febbraio a giugno tre dei sei titoli in carriera. Ci sono due ATP 500: il primo titolo indoor a Dallas, e il primo su terra rossa europea a Monaco di Baviera (sul cemento aveva vinto il primo trofeo, Tokyo 2023).

Shelton è riuscito a dare un certo ordine al suo gioco, pur con qualche scivolone di troppo nei tornei importanti. Oltre al servizio, da sempre arma principale, anche da fondo campo riesce a tenere bene lo scambio, abbinando buone doti di copertura della rete. E freddezza nei momenti che contano: per vincere a Stoccarda ha annullato tre match point (uno ai quarti con Giron, due in semifinale con Lehecka). Ad oggi è n.6 della Race, e le prospettive per il prosieguo della stagione appaiono incoraggianti. Anche a Wimbledon, dove potrebbe essere la testa di serie n.4. E, se non dovesse capitare ancora una volta dal lato di Sinner (accaduto quattro volte negli ultimi sei Slam) potrebbe dire la sua fino in fondo.

Gli undici vincitori su tutte le superfici

Di seguito, nella tabella, i giocatori ancora in attività capaci di vincere almeno un titolo su cemento, erba, terra e cemento indoor. Viene indicato il torneo in cui hanno completato l’impresa:

GiocatoreTorneo
Novak DjokovicWimbledon 2011 vs Nadal (erba)
Marin CilicUmago 2012 vs Granollers (terra rossa)
Grigor DimitrovQueen’s 2014 vs F. Lopez (erba)
Roberto Bautista AgutSofia 2016 vs Troicki (cemento indoor)
Daniil MedvedevRoma 2023 vs Rune (terra rossa)
Stefanos TsitsipasLos Cabos 2023 vs de Minaur (cemento)
Hubert Hurkacz Estoril 2024 vs P. Martinez (terra rossa)
Jannik SinnerHalle 2024 vs Hurkacz (erba)
Lorenzo SonegoWinston-Salem 2024 vs Michelsen (cemento)
Carlos AlcarazRotterdam 2025 vs de Minaur (cemento indoor)
Alexander BublikGstaad 2025 vs J.M. Cerundolo (terra rossa)

Tanti grandi nomi, molti dei quali hanno impiegato anni per raggiungere un traguardo del genere. Shelton ci è riuscito in poco meno di quattro, più meno stando alle tempistiche di Alcaraz. Certo, completare questa serie per alcuni ha rilevanza solo statistica: Carlitos ci è riuscito dopo un po’, ma aveva già vinto quattro Slam. Djokovic vinse Wimbledon 2011, per diventare con quel match n.1 del mondo. Mentre Sinner era già davanti a tutti quando vinse Halle due anni fa. Nell’elenco l’unica mosca bianca, a suo modo, è probabilmente Lorenzo Sonego.

Il torinese è il solo ad non essere mai entrato in top 10 tra gli undici. E uno dei due, insieme a Tsitsipas, ad aver completato la serie delle superfici sul cemento outdoor. Con una nota abbastanza singolare: Sonego ha vinto quattro titoli in tutta la sua carriera, dunque uno per ogni tipo di campo. Ed è uno dei due italiani, insieme a Sinner, a comparire. Una statistica, certo. Ma che comunica in ogni caso perseveranza e capacità di adattarsi a qualsiasi situazione di gioco, andando oltre i propri limiti con tenacia e cuore. Un highlight della carriera di Lorenzo. E può dare anche una spinta di autostima che può rivelarsi un trampolino per il futuro.

Le prospettive di Shelton

Jannik Sinner ha vinto il massimo possibile su ogni superficie, gli manca solo la terra rossa, che si traduce nel Roland Garros. Carlos Alcaraz vive una situazione simile con il cemento indoor, non essendosi ancora affermato né alle ATP Finals né al 1000 di Parigi. Ben Shelton, nato nel 2002, anno di mezzo tra l’azzurro e lo spagnolo, punta alla pesca grossa. Ad uno Slam, non si è mai nascosto. Aver aggiunto una pregevole tacca al proprio palmares, per quanto simbolica, ne testimonia sicuramente le credenziali per raggiungere i livelli più alti.

L’erba di Stoccarda è veloce, simile a quella di Wimbledon…almeno nella prima settimana. Andando avanti la superficie si fa più lenta, ma riuscendo comunque ad esaltare i servizi. Dove Shelton, specie con i migliori, che gli sono superiori nello scambio, basa buona parte delle sue partite. Ora sarà impegnato ad Halle, cercando una doppietta che lo metterebbe in primissima fila tra i favoriti per i Championships. D’altronde, l’appetito vien mangiando. E vincere aiuta a vincere.

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