Il Roland Garros, come ormai tutti i grandi eventi dello sport e del tennis mondiale, in primis gli Slam, è una macchina globale che misura la propria forza in molti modi: dai posti occupati sugli spalti alle visualizzazioni sui social, dai prodotti venduti nei negozi alle audience televisive sparse tra Francia e il resto del mondo. L’edizione 2026 lo conferma con un bilancio molto netto: Parigi cresce quasi ovunque e chiude con numeri da record.
Il dato principale riguarda l’affluenza: 727.500 spettatori complessivi, con una crescita del 6% rispetto all’edizione precedente e un nuovo record per il torneo. È un numero che fotografa bene la dimensione raggiunta dallo Slam parigino, sempre più evento sportivo, ma anche mondano e popolare insieme, nonché ovviamente commerciale.
Ancora più significativo è il dato relativo alla prima settimana. Il torneo ha registrato 138.000 spettatori durante l’opening week, con un incremento del 35% rispetto alla passata edizione. Non è un dettaglio secondario.
Gli Slam, in un’ottica di sviluppo e ammodernamento del concetto di esperienza legata allo sport, lavorano da anni per rendere appetibile tutto il periodo del torneo, non soltanto i giorni delle semifinali e delle finali. In questo senso Parigi sembra aver centrato l’obiettivo: il pubblico arriva presto, resta dentro il sito, consuma tennis anche quando il tabellone è ancora ampio e i nomi principali non sono necessariamente impegnati nelle partite più pesanti. Ma sono lì e lo spettatore con loro.
La crescita si vede anche fuori dagli spalti principali. Le fan zone hanno raccolto 44.000 visitatori in Francia, con un aumento del 41%, e 30.000 negli Stati Uniti, dato segnalato come nuova iniziativa. È un passaggio interessante perché mostra la volontà del Roland Garros di non restare confinato a Porte d’Auteuil. Il torneo prova ad allungare la propria presenza anche lontano da Parigi, trasformando il marchio Roland Garros in un prodotto internazionale, riconoscibile e fruibile anche da chi non è fisicamente dentro l’impianto di Bois de Boulogne.
La tv tiene in Francia, l’estero cresce: Stati Uniti a +46%
Sul fronte televisivo, il dato francese resta solido: 46 milioni di spettatori unici sui canali France TV, in linea con il 2025. In un contesto in cui il consumo sportivo è sempre più frammentato tra tv tradizionale, streaming, social e contenuti brevi, confermare un dato di questa portata non è banale. La prima settimana ha prodotto una media di 1,9 milioni di spettatori al giorno, miglior risultato dal 2006, mentre la finale femminile ha raccolto 3 milioni di spettatori medi, seconda miglior performance degli ultimi quindici anni. Anche qui il segnale è chiaro: il torneo non vive soltanto delle sue ultime quarantotto ore, ma riesce a mantenere attenzione lungo tutto il percorso.
Il dato televisivo, però, va letto con qualche sfumatura. Se il torneo nel suo complesso cresce, soprattutto all’estero, la finale maschile tra Alexander Zverev e Flavio Cobolli ha avuto negli Stati Uniti un riscontro molto più freddo: 1,3 milioni di spettatori medi su TNT/truTV, con un calo del 25% rispetto alla finale 2025 tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. È stato il dato più basso per una finale maschile del Roland Garros negli USA da almeno vent’anni.
Il punto è interessante perché non contraddice la crescita generale dell’evento, ma specifica che il marchio Roland Garros allarga il proprio pubblico, mentre il singolo match continua a dipendere molto dalla riconoscibilità dei protagonisti.
E infatti, nel bilancio complessivo, fuori dalla Francia il torneo continua ad allargare il proprio pubblico. Negli Stati Uniti l’edizione 2026 ha raggiunto 22,9 milioni di spettatori, con una crescita del 46%.
In Polonia, oltre 5 milioni di spettatori unici hanno seguito la finale femminile, mentre in Germania la finale maschile ha superato i 10 milioni di spettatori unici, dato indicato come record. È la fotografia di un evento che cresce per somma di mercati, piattaforme e finestre di consumo, anche quando una singola partita, in un singolo Paese, può restare sotto le attese.
Social, merchandising e digitale: il torneo corre anche quando non si gioca
Il dato più vistoso arriva però dai social. Il Roland Garros nel 2026 ha prodotto 2,5 miliardi di video views, con una crescita del 21%, e 4 miliardi di impressions, in aumento del 27%. Anche l’engagement sale: 158 milioni di interazioni, più 11%. Sono cifre che raccontano il modo in cui oggi uno Slam viene seguito anche fuori dalla partita.
Il tennis non vive più soltanto nelle tre ore di match, ma nei punti tagliati per i social, nei video dagli spogliatoi, nei contenuti dei giocatori, nei format pensati per piattaforme diverse dalla televisione tradizionale.
In questo contesto si inserisce anche il dato TikTok: Roland Garros si conferma primo brand tennistico globale sulla piattaforma, con 5 milioni di follower. Il progetto “Gaël & Friends” ha generato 783.000 visualizzazioni su YouTube tra live e best of e 103 milioni di video views sui social. È un modo per intercettare un pubblico diverso, meno legato alla liturgia classica del tennis e più vicino al linguaggio dell’intrattenimento sportivo.
Cresce anche il merchandising: 836.000 prodotti venduti, con un incremento del 14%. La parte digitale conferma la stessa tendenza: l’app ufficiale del torneo ha raggiunto 1,6 milioni di visitatori unici, più 22%, mentre il sito RolandGarros.com ha registrato 22,5 milioni di visite, con una crescita del 30%. Numeri che completano il quadro di un torneo sempre più distribuito: dentro lo stadio, davanti alla tv, sui social, sull’app, nei negozi, nelle fan zone.
Nel bilancio rientra anche la parte sociale. Il Roland Garros segnala oltre 180.000 biglietti venduti sotto i 30 euro, 740.000 euro raccolti per iniziative inclusive e ambientali e 11.000 pasti equivalenti redistribuiti a persone in difficoltà.
Sono dati che servono anche a raccontare l’altra faccia di un evento ormai enorme: non solo ricavi, pubblico e visibilità, ma anche accessibilità, sostenibilità e impatto sul territorio. Il risultato finale è quello di uno Slam che cresce nei numeri e nella propria capacità di stare sul mercato globale, senza rinunciare alla sua identità tipicamente francese, particolarmente parigina.
