Tommy Haas e il “Modello Italia”: “Hanno reso questo sport accessibile a tante persone”

“Sinner sta avendo un successo straordinario, è speciale ammirare lui ed Alcaraz dal vivo” ha spiegato l'ex numero 2 del mondo

Di Francesco De Salvin
4 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Tommy Haas during the Legends of the Open presented by FAGE as part of the 2024 US Open Fan Week on Monday, Aug. 19, 2024 in Flushing, NY. (Dustin Satloff/USTA)

Non si scopre certo oggi che il tennis italiano stia vivendo una vera e propria età dell’oro, certificata dalla clamorosa striscia di almeno un semifinalista azzurro negli ultimi dieci Slam. Questo boom, tuttavia, non è un miracolo piovuto dal cielo, bensì il risultato di una programmazione che raccoglie consensi unanimi anche tra i grandi del passato. L’ultimo in ordine cronologico a tessere le lodi del nostro movimento è stato Tommy Haas; l’ex numero 2 del mondo, oggi apprezzatissimo direttore del mega-evento combinato di Indian Wells (Masters 1000 e WTA 1000), ha fotografato così la crescita del movimento tennistico italiano nel corso del podcast Behind The Athletes: “Quello che stiamo vedendo non succede da un giorno all’altro, ma è il frutto del lavoro della Federazione, e di una dirigenza ha una visione e sta riuscendo a trasmetterla”. Ha evidenziato.

Vivono di tennis e lo amano

Il segreto del successo italiano risiede in una base organizzativa iperattiva, capace di coprire ogni livello del circuito professionistico e di rigenerarsi attraverso la passione di chi ha masticato il campo per una vita. Haas ha sottolineato l’importanza di una struttura che non lascia nulla al caso, valorizzando le competenze interne: “Siamo arrivati ad un punto per cui ora si può giocare un torneo in Italia in ogni settimana, che sia un Futures o un Challenger. Un altro aspetto importante è che molti ex giocatori sono ora in Federazione, entrano in un ambiente in cui evidentemente si ama il tennis e vogliono continuare a farlo crescere. Diventa una sorta di simbolo nel paese. Vivono di tennis e lo amano, e se si arriva ad avere qualche successo, come anche con Andreas Seppi e Fabio Fognini, le cose si muovono”.

Lungimiranza e investimenti su coach e strutture

In soldoni, la continuità tecnica e la capacità dei vertici federali di tradurre l’entusiasmo in investimenti mirati rappresentano l’ulteriore tassello del mosaico azzurro. Secondo il quarantottenne nativo di Amburgo, il merito principale della dirigenza è stato quello di aver fatto da volano a una passione già radicata nel territorio, potenziando la qualità delle risorse a disposizione: “Conosco allenatori che sono ancora lì da 35 anni. La loro passione è diventato puro amore per questo sport, finché la dirigenza ha saputo cogliere la quest’opportunità. Hanno capito come investire nelle strutture, nei coach, rendendo questo sport accessibile a tante persone”.

La rivalità tra Sinner e Alcaraz

Ca va sans dire che il culmine di questo processo virtuoso abbia il volto e il nome di Jannik Sinner, dominatore del ranking mondiale e fresco vincitore di ben quattro degli ultimi dieci Major. Haas, che ad Indian Wells osserva da vicino i grandi duelli della nuova era, ha analizzato la rivalità con Alcaraz e l’ingiocabilità del tennista italiano: “Aiuta molto avere qualcuno da ammirare, e Jannik sta avendo un successo straordinario. È speciale ammirare lui ed Alcaraz dal vivo ad Indian Wells: Carlos è imprevedibile ed è il mio preferito per le finezze; da Sinner sai cosa aspettarti, ma ogni volta che può dettare il gioco lo fa spingendo fortissimo, con un giusto posizionamento e la profondità di palla. Quando giocano ad alto livello, specialmente Sinner, sembra trovare certe zone in cui non sbaglia. Quando non sbaglia con quella velocità di palla, quel controllo, stando attaccato alla riga su entrambi i lati, mi chiedo a volte come giocherei contro di lui e cosa potrei fare. Magari cambiare con lo slice, anche se oggi le condizioni di gioco sono un po’ cambiate”.

Leave a comment