L’edizione 2026 di Wimbledon, ormai alle porte (venerdì il sorteggio dei tabelloni principali, lunedì i primi match dei main draw), porta con sé uno storico aumento del prize money a 64,2 milioni di sterline. Il totale della somma destinata ai giocatori è cresciuta del 20% rispetto al 2025 – una decisione che aveva portato a una reazione positiva degli stessi tennisti, che l’avevano definito un “genuino e significativo passo in avanti” in relazione alle loro perduranti proteste. I campioni dei tornei maschile e femminile intascheranno un assegno da 3,6 milioni di sterline, mentre a chi uscirà al primo turno ne spetteranno 80.000. Significativo anche l’aumento per i tabelloni di qualificazione, cui sono stati destinati oltre 6 milioni di sterline complessive (+25% rispetto al 2025).
“Vogliamo un accordo che riconosca il nostro ruolo”
Nonostante il +10,7 milioni di sterline sul totale e le prime reazioni positive dei giocatori, la cifra non è ancora pari al 16% dei ricavi del torneo da loro attualmente richiesto come “significativo step intermedio“. “Non cerchiamo uno scontro fine a se stesso, ma un accordo che riconosca il ruolo centrale che ricopriamo nel rendere il torneo un successo”, avevano dichiarato in una nota.
Senza giocatori non esiste il torneo, è piuttosto semplice. Forse un po’ meno intuitivo – ma altrettanto realistico – è invece rendersi conto che senza i 4 Slam i giocatori tra la 100esima e la 250esima posizione del ranking farebbero molta più fatica a vivere di tennis. Insomma, le due entità possono funzionare molto bene insieme e molto meno bene separate. La battaglia iniziale riguarda evidentemente quella fascia di tennisti, non i top players che certo non hanno strettamente bisogno di un ulteriore aumento degli introiti… ma hanno decisamente più voce in capitolo.
Solo 15 minuti con la stampa
È proprio la loro voce che verrà parzialmente a mancare. Come successo al Roland Garros, i giocatori dedicheranno un massimo di 15 minuti alle attività con i media, siano esse conferenze stampa o zone miste. Ciò però accadrà non soltanto nei tradizionali media day pre-torneo (come a Parigi), ma anche nell’arco di tutta la prima settimana. Di conseguenza, a partire dai numeri 1 del mondo Sinner e Sabalenka – in prima fila per le proteste – nei primi giorni i migliori giocatori al mondo si concederanno alla stampa al massimo per un quarto d’ora, una cifra che vuole simboleggiare il 15% dei ricavi complessivi del torneo che i giocatori ritengono di ricevere. Una somma sì vicina al 16% da loro attualmente richiesto, ma ben lontana dal 22% a cui aspirano entro il 2030, equivalente alla percentuale dei ricavi ridistribuiti dai tornei ATP e WTA.
La reazione dell’All England Club è stata chiaramente di sorpresa e delusione, considerate soprattutto le “centinaia di milioni di sterline investite per il miglioramento delle strutture a disposizione dei giocatori, nell’ambito di un progetto triennale volto a creare un ambiente di allenamento di caratura mondiale”, ha dichiarato un portavoce.
L’All England Club: “Frustrante non passi il messaggio”
Come riportato da Sky Sport UK, in ogni caso, i giocatori sono decisi a continuare la loro protesta, benché gli organizzatori abbiano definito irrealistica la percentuale del 22% da loro richiesta, considerata la maggiore responsabilità che hanno gli Slam negli investimenti, nelle strutture e nello sviluppo del tennis in generale a differenza degli altri tornei del circuito.
“Siamo sempre stati chiari a riguardo, noi siamo dalla parte dei giocatori – ha spiegato la presidente dell’All England Club Debbie Jevans – ma usare i ricavi per stabilire il prize money non ha alcun senso. I ricavi non tengono conto degli investimenti che abbiamo fatto: siamo un’organizzazione senza scopo di lucro, ben diversi da un Masters 1000, e tutto ciò che incassiamo viene reinvestito nello sport. È frustrante che il messaggio non passi“.
Insomma, Wimbledon è già cominciato. E molto difficilmente finirà il 12 luglio.
