Jannik Sinner non cerca ancora la perfezione. Non può cercarla, forse non gli serve nemmeno in questa fase del torneo. Cerca ritmo, cerca risposte, cerca soprattutto conferme dal corpo dopo quello che era successo al Roland Garros e dopo la caduta del primo turno, con Nuno Borges, a Wimbledon, la risposta più importante è arrivata proprio da lì: “Oggi in campo mi sono sentito bene. Nessun problema: il piede stava davvero bene”.
La partita non è stata semplice, soprattutto nei primi due set. Borges ha servito con grande precisione, ha tolto ritmo a Sinner e lo ha costretto a rimanere dentro una gara fatta di pochi scambi e molti punti pesanti. L’azzurro però ha fatto quello che i grandi giocatori fanno nei giorni in cui non tutto funziona: ha tenuto, ha aspettato, ha alzato il livello nei momenti giusti. Due tie-break vinti, poi il break immediato nel terzo set e una gestione più pulita del finale. Non il miglior Sinner, per sua stessa ammissione, ma un Sinner presente.
“Era solo la mia seconda partita sull’erba, non cercavo la perfezione: cercavo di migliorare”, ha spiegato in conferenza stampa. Una frase che racconta bene il momento. Perché arrivare a Wimbledon senza un vero torneo di preparazione sull’erba, dopo la pausa successiva a Parigi, è qualcosa di diverso anche per lui. Sinner lo sa e non lo nasconde: “È la prima volta che lo faccio sull’erba. Se guardo anche alle partite di Halle, nei primi match degli anni passati, sono sempre state molto dure. I primi match so che sono sempre duri e adesso li ho superati”.
Il tema tecnico resta aperto. La risposta al servizio, soprattutto sulle seconde, è ancora una delle aree su cui il numero uno azzurro sente di dover crescere. Borges, soprattutto nei primi due set, non gli ha dato molti riferimenti. Sinner ha provato ad essere più aggressivo, poi più solido, poi ancora a cambiare qualcosa in corsa. Non sempre tutto ha funzionato, ma l’impressione è che il margine ci sia e che lui lo senta. “Sto cercando di andare un po’ di più a rete, di essere un po’ più aggressivo. Anche nei movimenti sento di poter migliorare sull’erba. Sento che in tutti i colpi posso fare leggermente meglio”.
Anche il dritto non è stato al livello migliore. Glielo hanno fatto notare e la risposta è stata secca, quasi chirurgica: “No, non lo era”. Nessuna spiegazione lunga, nessun giro di parole. Solo la consapevolezza che questa non sia ancora la versione più fluida del suo tennis.
La chiave, ancora una volta, è stata la gestione dei momenti importanti. Il secondo set, in particolare, poteva cambiare la dinamica della partita. Borges ha servito per il parziale, ha sentito la pressione, Sinner è rimasto lì e poi si è preso il tie-break. “È stato importante. La dinamica può cambiare nel terzo set se vai avanti di due set a zero. È quello che è successo”, ha detto. E infatti nel terzo set il break è arrivato presto, anche se poi c’è stato un piccolo calo di concentrazione subito ricucito.
I punti importanti e la domanda del direttore
Il tema dei punti importanti è stato al centro anche della domanda del direttore Ubaldo Scanagatta, che ha ricordato a Sinner i tre tie-break consecutivi vinti a Wimbledon e, in particolare, i due portati a casa contro Borges con un parziale complessivo di 14 punti a 6. Scanagatta ha richiamato una vecchia riflessione dell’azzurro, forse fatta ad Halle, sulla capacità di memorizzare certe situazioni sul cinque pari per poi riproporle nel tie-break.
Sinner ha risposto entrando nel dettaglio del suo modo di leggere la partita: “Su questa superficie è più difficile, secondo me, perché quando uno serve bene magari non riesci neppure a entrare nello scambio. Però sono un giocatore a cui piace giocare i tie-break, mi piace giocare i cinque pari, i punti importanti, quindi forse in certi momenti ci metto un po’ più di attenzione”.
Poi l’azzurro ha allargato il ragionamento, spiegando che non esistono solo i momenti finali di un set: “La partita può cambiare anche nel primo game, perché se faccio break subito magari poi è tutta un’altra storia. Sono sempre punti importanti. Alla fine si parla sempre del tie-break o del cinque pari, però magari anche il primo game sul 15-40: se non sbaglio il rovescio, magari lui sbaglia la volée e parto subito con un break di vantaggio, e diventa un’altra partita”. La sintesi è quasi una piccola finestra sul metodo Sinner: “Cerco di ricordarmi i punti e i momenti prima di arrivare al tie-break, per capire cosa potrebbe funzionare meglio. Non sempre funziona, però secondo me la percentuale è un po’ più alta”.
“Se il malessere dovesse tornare saremo più preparati”
Il passaggio più delicato, però, riguarda ancora la condizione fisica. Sinner aveva detto che contro Borges era importante spendere meno energia possibile. Inevitabile il riferimento a quanto accaduto al Roland Garros. Senza entrare troppo nei dettagli, l’azzurro ha confermato che con il suo team qualcosa è stato compreso. “Sì, abbiamo capito. Potrebbe risuccedere, perché alla fine non trovi una soluzione definitiva: è una cosa un po’ più ampia”. Una risposta sincera, non completamente rassicurante, ma molto chiara. Non c’è una garanzia assoluta, però c’è una gestione diversa. “Magari saremo più preparati. Stiamo facendo tutte le cose al meglio e speriamo che non ricapiti”.
Poi la distinzione importante: il riferimento al risparmio energetico, in questa partita, era legato soprattutto al recupero fisico dopo la caduta del primo turno. “Ieri quando mi sono svegliato non sentivo il corpo benissimo, soprattutto per la caduta. Però oggi, quando sono entrato in campo, mi sono sentito bene, quindi posso stare molto tranquillo”.
La strada ora porta a Jenson Brooksby, avversario completamente diverso da Borges e già affrontato l’ultima volta a Washington nel 2021. Un’eternità tennistica. Sinner lo sa: “È quasi come affrontare un giocatore nuovo. Lui è migliorato tanto, anch’io sono un giocatore diverso rispetto a cinque anni fa”.
