Sul prato più prestigioso del mondo, s’incroceranno i destini di Jannik Sinner e Jenson Brooksby. Il numero uno del mondo e il numero 81 della classifica ATP, uno dinanzi all’altro per un match che vale l’accesso agli ottavi di finale dei Championship. L’azzurro e lo statunitense si sono incontrati soltanto una volta nel corso della loro carriera, sul cemento di Washington DC, dove ebbe la meglio Jannik – ancora ignaro, al tempo, di chi sarebbe diventato qualche anno più tardi.
Joseph Gilbert, l’uomo giusto per Jenson
La storia del prossimo avversario di Sinner a Wimbledon – Brooksby, per l’appunto – ha origine all’alba del nuovo millennio, a Sacramento, luogo di nascita di Jenson. Il piccolo ometto della California incomincia a prendere confidenza con la sfera gialla all’età di 4 anni, in un garage della California. È proprio così che sboccia l’amore tra Brooksby e il tennis, con una racchetta iper-leggera, una pallina e un muro. I genitori, entrambi appassionati della disciplina, e attivi a livello amatoriale, assecondano la passione del figlio, decidendo di affidarlo al maestro Joseph Gilbert. Il coach, solitamente riservato alle lezioni per soli adulti, fece uno strappo alla regola per Jenson. Scelta a dir poco azzeccata per l’allenatore californiano, che si mise al fianco di Brooksby, guidandolo sino al professionismo: “Ogni volta che raggiunge un traguardo, è ancora più motivato. Altri si rilassano, lui ha ancora più fame”, disse, elogiando il suo allievo.
Gli anni al college, il debutto e la stima dei colleghi
Il classe 2000 compie prestissimo il suo debutto nel circuito Challenger, nel 2016, forgiandosi tra le varie tappe statunitensi. Nel 2019 sceglie il college, giocando per la Baylor University prima di passare al professionismo. Questo è l’anno della svolta per il giovane Jenson, che ruba l’attenzione del globo tennistico mettendosi in mostra allo US Open, dove partì dal tabellone cadetto. Il ragazzo di Sacramento, proveniente da tre successi consecutivi nel circuito ITF, conquistò il main draw a Flushing Meadows, mettendo k.o un ceco chiamato Tomas Berdych. La sua avventura newyorkese finì al secondo turno per mano di Nikoloz Basilashvili, ma agli USA poco importò di questa sconfitta, poiché erano certi di aver trovato la nuova gemma del tennis statunitense. La scalata di Jenson verso la top 100 fu sensazionale, e persino i colleghi più esperti non poterono esimersi dal mostrare il loro apprezzamento verso lo stile di gioco e la tattica così astuta di Brooksby. Sir. Andy Murray, che di strategia ne sa eccome, un giorno twittò: “Jenson Brooksby è il tipo di giocatore che adoro guardare. Grande varietà di gioco, ottimo intuito tennistico, eccellente in difesa”.
18 mesi lontano dal circuito. La confessione dell’autismo
Lo statunitense è tutt’altro che un abbaglio. Conquista tre finali ATP nel biennio 21-22, raggiungendo il suo best ranking (33) nel giugno 2022. Un percorso eccellente. Un tennis moderno, in continua evoluzione, e un atteggiamento sempre impeccabile. Un puzzle che s’incastra alla perfezione, tutta sembra in ordine spingersi verso l’élite, ma nel 2023 arriva una doccia gelata per Brooksby.
Jenson viene sospeso dal circuito per aver saltato ben tre test dell’anti doping. Una dinamica molto complessa, dalla quale il giovane statunitense ne uscì punito con una sospensione di 18 mesi inflitta dall’ITIA. Durante il lungo periodo lontano dalle competizioni, Brooksby decise di rivelare al mondo di essere affetto da una forma grave di autismo, diventando così il primo tennista professionista della storia a convivere con questa condizione. “Era qualcosa che non volevo più tenere solo per me stesso. Voglio solo che le persone mi conoscano per quello che sono completamente, e questa è solo un’altra parte di me. Ho avuto molto tempo libero, lontano dai tornei, e ho dovuto pensare molto“. Per molti, quella che può essere definita una condanna, è invece un “superpotere” per Jenson. “Direi che il mio autismo può aiutare chi combatte a pensare una cosa del tipo se ce l’ha fatta lui, ce la può fare chiunque. Direi che considero il mio autismo un punto di forza, una specie di superpotere più che un aspetto negativo. Credo che anche il me stesso più giovane sarebbe molto orgoglioso di me. Se potessi parlare al me stesso più giovane ora, gli direi qualcosa come ‘affronterai molte situazioni e sfide difficili, ma finché ti impegnerai al massimo e sarai onesto con te stesso, riuscirai a massimizzare il tuo potenziale in qualsiasi cosa tu stia cercando di raggiungere e a trovare il modo di continuare a sorridere lungo il cammino“.
La rinascita di Brooksby – Houston 2025, la svolta
Non sono stati anni semplici per Brooksby. All’alba dell’annata 2025 si è ritrovato fuori dai primi 1000 della classifica, ma grazie al Ranking Protetto riuscì subito a partecipare agli eventi più importanti del calendario, e un paio di mesi dopo il rientro stupì tutti con delle vittorie inaspettate. Ad Indian Wells sconfisse Bonzi e Auger-Aliassime, e sulla terra rossa di Houston compì la vera impresa. Da numero 500 del mondo, Jenson fece fuori i favoriti (connazionali) Paul e Tiafoe, conquistando un trofeo storico sul rosso statunitense. “Dopo la premiazione e il servizio fotografico, una ragazza si è avvicinata e mi ha detto che anche lei è nello spettro e che era molto bello vedere che avevo vinto il titolo – ha raccontato Brooksby -. Mi ha spiegato che per lei era importante avere qualcuno come esempio, qualcuno con l’autismo che fa cose positive: questo mi ha davvero colpito. Crescendo, non ho mai avuto qualcuno con una storia simile alla mia a cui potermi ispirare, quindi quelle parole hanno risuonato profondamente dentro di me. Le ho detto grazie per essersi sentita a suo agio nel parlarmi di questo e che ero felice di poter essere d’aiuto in qualche modo. Quel momento mi ha regalato il sorriso più grande di tutta la settimana“.
Il 2025 di Jenson – anno della rinascita – è proseguito con una splendida finale collezionata ad Eastbourne, dove si è arreso a Taylor Fritz. E 12 mesi più tardi, il ragazzo di Sacramento si troverà faccia a faccia col numero uno del mondo, Jannik Sinner, sul campo dei sogni: il Centre Court di Wimbledon.
