Tyra Grant lascia Wimbledon al secondo turno, dopo la sconfitta al secondo turno con Marie Bouzkova per 7-5 6-3, ma non lascia il torneo nello stesso modo in cui ci era arrivata, portando con sé tanto: dalla consapevolezza alla fiducia nei propri mezzi, passando per cinque match, dalle quali fino al secondo turno che ne fanno giocatrice migliorata. Di sicuro più pronta. La sconfitta resta, e anche il rammarico per una partita che l’azzurra sente di aver potuto giocare meglio nei momenti chiave, ma dentro il suo percorso, partito dalle qualificazioni e arrivato fino al tabellone principale, c’è un dato che pesa più del risultato: Grant ha capito di poter stare a questo livello.
Lo ha spiegato con grande lucidità in conferenza stampa, sottolineando di essere orgogliosa “di aver giocato tante buone partite di fila contro giocatrici con una classifica più alta”. Per lei, abituata soprattutto al circuito ITF e ai WTA 125, l’impatto con un palcoscenico come Wimbledon non era scontato: “Salire su palcoscenici più grandi ed essere capace di giocare ad alto livello, facendo così bene per molte partite consecutive, non è facile”. E ancora di più sull’erba, superficie affrontata senza una vera preparazione: “Arrivare sull’erba senza preparazione non è semplice, ma penso di essermi adattata molto bene”. Il punto da cui ripartire è proprio questo: “Direi sicuramente la consapevolezza di avere il livello per giocare questo tipo di tornei”.
La domanda di Ubaldo Scanagatta e il gap con le migliori
Alla domanda del direttore Ubaldo Scanagatta, sulla differenza percepita contro una delle migliori giocatrici del mondo, Maria Bouzkova avversaria di giornata, e su cosa manchi per arrivare a quel livello, Grant ha risposto senza cercare alibi.
“Secondo me oggi non sono tanto abituata a giocare contro giocatrici del genere”, ha detto. Il tema, più che il ranking dell’avversaria, è stato il tipo di partita: una giocatrice capace di farle colpire sempre una palla in più, di allungare lo scambio, di costringerla a trovare soluzioni anche quando il punto sembrava quasi chiuso. “Lei è una giocatrice contro cui non è facile giocare perché ti fa colpire tante palle e ti porta a dover fare qualcosa in più per vincere”. Una differenza sottile, ma decisiva nei momenti importanti. Grant ha citato anche un episodio preciso, nel penultimo game, quando aveva l’occasione di chiudere un punto delicato: “Mi ha fatto giocare qualche palla in più e io ho sbagliato”.
Eppure, dentro l’analisi, c’è anche la parte più incoraggiante: Grant non ha avuto la sensazione di essere lontana. “Sicuramente sono giocatrici che devi battere, però penso che, nonostante il risultato, avessi le capacità per portare a casa questa partita”. Una convinzione che pesa, perché arriva subito dopo una sconfitta e non dopo una vittoria facile. Anche sulla classifica, destinata a portarla intorno al numero 138 del mondo, Grant resta prudente: “Cerco di non darmi obiettivi di classifica, perché penso che sia una cosa che possa dipendere da tantissimi fattori e soprattutto non rifletta davvero il valore o il livello di una giocatrice”. L’anno scorso, ha ammesso, la rincorsa alle qualificazioni Slam le aveva messo troppa fretta; stavolta l’approccio è stato diverso: “Non stavo guardando la classifica live, e secondo me è meglio così”.
BJK Cup, il gruppo azzurro e il ricordo di Sinner
Dei suoi dieci giorni a Wimbledon, Grant porterà via soprattutto le sensazioni degli ultimi punti vinti. “In realtà tutti i match point di tutte le partite che ho vinto”, ha raccontato. Dalla tensione del primo successo nelle qualificazioni fino al primo turno del main draw, il ricordo più forte resta quello: “Una cosa che generalmente mi resta molto è la sensazione dell’ultimo punto di ogni partita”.
Ora la programmazione è ancora da definire: possibile un ritorno sulla terra, magari con qualche WTA 125, poi una piccola fase di preparazione prima del cemento. Sulla Billie Jean King Cup, invece, Grant non forza i tempi ma si mette a disposizione: “Penso di aver messo insieme per ora un’ottima stagione, quindi io sono sempre disponibile”. Il rapporto con il gruppo azzurro, intanto, è diventato sempre più importante. “Con gli italiani ho un ottimo rapporto”, ha spiegato, raccontando anche un dettaglio della giornata: “Io e Sonego giocavamo tutti e due oggi il primo match e ci siamo caricati un po’ prima di andare in campo”. Poi le ragazze, da Bronzetti a Lucia, da Sara a Jasmine Paolini, con cui l’esperienza in Billie Jean King Cup è stata fondamentale: “Mi ha aiutato tantissimo, ne sono convinta, proprio come crescita sia come atleta sia come persona”.
Infine Sinner, conosciuto quando era ancora molto piccola. Alla richiesta di un aneddoto su Jannik, Grant ha sorriso andando indietro nel tempo: “Prima che venisse costruito il circolo, andavamo a fare atletica insieme: c’erano dei giardini vicino al tennis e lì spesso andavamo ad allenarci”. Piccoli ricordi dentro una storia che sta cambiando dimensione. Grant torna da Wimbledon senza la vittoria che avrebbe voluto, ma con una certezza nuova: il livello c’è, adesso va solo stabilizzato.
