Se i primi giorni di Wimbledon sono stati particolarmente felici, dietro le quinte sta prendendo forma un tornado che è pronto ad abbattersi sul circuito ATP. Non è ancora ufficiale, ma è altamente probabile che l’ATP stia per annunciare una drastica riduzione dell’attività del doppio nei tornei professionistici a partire dal 2028.
Meno soldi e meno giocatori
Attualmente il regolamento prevede che l’80% del montepremi di ogni torneo venga destinato al singolare, mentre il 20% al doppio (e con doppio si intende ‘a coppia’, con i vari introiti da dividere ancora a metà). Da quanto filtra, l’intenzione dell’ATP sarebbe quella di allargare ulteriormente questa forbice, portandola fino al 90-10 e dimezzando i tabelloni del doppio: da 32 a 16 coppie nei Masters 1000, da 16 a 8 coppie negli ATP 500, 250 e nei Challenger, dove verrebbe data priorità d’ingresso in tabellone ai singolaristi.
Martedì 30 giugno una rappresentanza molto nutrita di doppisti (circa una cinquantina) si è incontrata dopo aver ricevuto una comunicazione da parte dell’ATP, in cui veniva svelata loro l’idea di rivedere l’impegno economico del circuito verso questa disciplina. Meno soldi a disposizione e tabelloni ridotti appunto, con il primo rischio consequenziale che sarebbe lo stagnamento delle classifiche: chi ha accesso oggi a quei tornei potrebbe potenzialmente averlo per sempre, mentre chi non ce l’ha rischierebbe di non averlo mai più. Come spiegato da Andrea Vavassori, n. 8 del ranking di doppio e membro del ‘Player’s Council’, il sistema di classifiche dovrebbe cambiare, “anche se nessuno ci ha ancora detto come”.
“Disgustoso”
Adam Addicott di ‘Ubitennis.net’ ha intercettato Calvin Betton, coach del n. 1 di specialità Henry Patten, vincitore di due titoli Slam in coppia con Harri Heeliovara. Come prevedibile, la reazione di Betton è stata piuttosto focosa: ve ne proponiamo un estratto.
“Penso che sia una decisione piuttosto disgustosa per numerosi motivi. Innanzitutto, non abbiamo avuto alcuna reale indicazione su quale sia la motivazione alla base, né su chi ne tragga beneficio. Se non pochi giocatori di singolare che sono già tra i più ricchi al mondo, cioè quelli intorno alla Top 70 […].
Sentiamo sempre dire che non ci sono abbastanza persone che si guadagnano da vivere con il tennis. Rispetto a tutti gli altri sport più importanti in effetti ci sono molte meno persone che vivono grazie al tennis. Se si considera solo il tennis maschile, ci sono solo circa 150 giocatori di singolare che ce la fanno e circa 50 di doppio. Se questa riforma dovesse però prendere piede, non aggiungeremo nessuno in grado di guadagnarsi da vivere con il tennis. Ma toglieremo questa possibilità a 50 persone […] (per investire i soldi ‘risparmiati’ nel prize money dei primi turni dei Masters 1000, ndr).
Un altro aspetto da considerare è quello relativo al pubblico. Negli Slam, ad esempio, dal terzo giorno in avanti almeno metà delle partite che si giocano sui campi laterali sono incontri di doppio, mentre dal quinto giorno siamo all’80%. Le persone però continuerebbbero a pagare le stesse cifre sui campi esterni per vedere molte meno partite: lo trovo assolutamente sprezzante […].
Dicono che il doppio non faccia vendere biglietti. Ci sono due tennisti al mondo che fanno vendere biglietti: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Con tutto il rispetto per Zverev o Shelton, nessuno compra un biglietto per vedere loro: i tifosi comprano i biglietti perché amano il tennis. Se si vuole vendere merchandising, cibi e bevande, tutto ciò è possibile sui campi laterali, non sui Campi Centrali. Sembra che i doppisti siano diventati troppo bravi, quindi devono essere eliminati perché i giocatori di singolare non riescono a vincere abbastanza partite in doppio”.
L’aspetto più sorprendente, tuttavia, è che l’ATP avrebbe impedito al doppio di autopromuoversi. “Un paio d’anni fa i doppisti hanno chiesto all’ATP, ad esempio, di poter creare un proprio account Instagram. Offrendosi persino di pagare le spese di tasca propria per un team dedicato alla guida dell’account“, ha dichiarato Betton.
Niente più percorso per il professionismo
Il suo assistito, il già citato n. 1 del mondo Henry Patten, si è preso la responsabilità di scrivere un comunicato – condiviso con gli altri doppisti e rilasciato alla stampa nelle prime ore di questa mattina – in cui viene intanto fatto sapere che, al momento, i tornei dello Slam non avrebbero intenzione di aderire alla riforma proposta dall’ATP. “Con il nuovo sistema di redistribuzione 90/10, una coppia di doppio sarebbe costretta a dividersi il 5% del prize money tra i due giocatori. Mentre i singolaristi che partecipano allo stesso tabellone otterrebbero il 90% da soli: sarebbe impossibile riuscire a vivere – si legge -.
Non si tratta di una semplice revisione. Ma di un piano volto a porre fine alla professione del doppio mascherato da misura di risparmio dei costi. Questa riforma chiuderà la strada agli aspiranti doppisti verso i tornei Challenger. E renderà quasi impossibile, per chiunque non si trovi nella top 30 della classifica ATP di doppio, guadagnarsi da vivere.
Ognuno di noi ha dedicato la propria vita a questo sport. Anni di allenamenti, viaggi infiniti e sacrifici che la maggior parte dei tifosi non può vedere – prosegue la nota -. Il doppio non è un’attività di ripiego in cui ci siamo ritrovati per caso. Per molti di noi, è proprio qui che abbiamo ottenuto i nostri più grandi successi ed è qui che il tennis ha regalato alcune delle sue partite più emozionanti, dagli Slam alle Olimpiadi, dalla Coppa Davis alla Billie Jean King Cup. Ha sempre fatto parte dell’identità di questo sport, non ne è una versione di serie B. E non si tratta soltanto di noi. Se si dimezza il numero di giocatori, si riducono anche i mezzi di sussistenza degli allenatori, dei fisioterapisti e dei preparatori atletici che lavorano al nostro fianco”.
Preoccupazione
Un ruolo chiave oggi e nei prossimi mesi lo avrà anche Andrea Vavassori, che ha raccontato a Ubitennis il momento in cui i doppisti hanno preso coscienza delle intenzioni dell’ATP. “A Parigi siamo venuti a sapere che l’ATP vorrebbe mettere la firma sulla riforma a fine anno, in modo che entri definitivamente in vigore a partire dal 2028”. In generale, ciò che emerge dalle parole dell’azzurro è il sospetto che si sia sempre investito poco nella promozione del doppio, utilizzando poi la sua minore esposizione come argomento per ridurne ulteriormente peso e risorse.
In generale, il clima percepito dalle riunioni tra i giocatori è di una forte preoccupazione. I tennisti coinvolti sono convinti che le modifiche proposte potranno colpire in profondità il movimento, sia dal punto di vista economico sia da quello tecnico e culturale, e francamente è davvero difficile dar loro torto.
