Il torneo di Wimbledon è alle sue fasi iniziali quando, il 22 giugno del 2010, scendono in campo l’americano John Isner e il francese Nicolas Mahut per giocare quella che diventerà la partita più lunga della storia, tre giorni per oltre 11 ore in campo. Nessuno, in quel momento, può immaginare che quell’incontro di primo turno cambierà per sempre il regolamento del torneo più prestigioso al mondo.
Gran servizio lo statunitense, gioco d’attacco raffinato il transalpino, entrambe doti fondamentali sull’erba. I due iniziano il loro match, primo turno, in un campo secondario, il numero 18, poco dopo le sei di sera. Ma quello scontro fra due “seconde linee” è destinato a durare giorni. Si prolunga fino al 24 giugno. La sfida si chiude, dopo 11 ore e 5 minuti di gioco, con la vittoria di Isner e un punteggio surreale: 6-4 3-6 6-7 (7) 7-6 (3) 70-68.
Oggi, nel tempio del tennis, una targa affissa sul court 18 ricorda quella storica partita che, oltre a catturare l’attenzione dei media di tutto il mondo, ha cambiato la storia di questo sport. Già, perché quella maratona apre un dibattito in seguito al quale Wimbledon, dal 2019, modifica una delle sue regole più antiche, quella del quinto set senza tie-break. Anche nel tempio del tennis il quinto set non sarà più infinito con il tie-break sul 12 pari. Dal 2022 però anche Londra si uniforma agli altri Slam, con il super tie-break sul 6-6.
In effetti, quello che succede in quelle giornate sul campo 18 ha del grottesco. Nel primo round, 22 giugno, si giocano ben quattro set. Poi si interrompe la partita per il buio. Il giorno dopo si riprende ma nessuno dei due giocatori riesce a chiudere il quinto con il vantaggio di due game. Alle 21:10 la partita viene di nuovo sospesa sul 59 pari. È il pomeriggio del 24 giugno quando Isner e Mahut tornano di nuovo in campo. E sono le 16:47 quando lo statunitense trova finalmente il break decisivo per chiudere 70-68. Da quel giorno, anche Wimbledon cambia per sempre.
di Isabella Dalla Gasperina
