PREMIUM WIMBLEDON – Solo Cobolli e Paolini raggiungono Sinner in ottavi, ma Berrettini, pur sconfitto, è tornato un grande 

Spettacolare ed emozionante il duello perso da Matteo con un grande Dimitrov. E anche Sonego esce a testa alta dal confronto con Fritz 

Di Ubaldo Scanagatta
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Grigor Dimitrov (sinistra) e Matteo Berrettini (destra) - Wimbledon 2026 (foto X @Wimbledon)
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I titoli li conquisteranno i due azzurri che hanno vinto questo sabato, Cobolli e Paolini, qualificandosi così per gli ottavi di finale dove si era già piazzato Jannik Sinner – e un tempo avere tre giocatori piazzati nella seconda settimana di uno Slam era già considerato un grande successo – ma il modo in cui hanno perso lottando strenuamente fino all’ultima palla sia Berrettini sia Sonego, meriterebbe elogi altrettanto sperticati.

Sì perché sono usciti entrambi con l’onore delle armi, come si sarebbe scritto una volta  con una prosa d’antan, perché Sonego è stato a un punto dal portare al quinto il n.7 del mondo Taylor Fritz – era avanti 5-3 nel tiebreak del quarto set, quando un refolo di vento gli ha spostato la palla e fatto steccare il dritto con il quale aveva fatto caterve di punti – e Berrettini era riuscito a rimontare due set di handicap al miglior Dimitrov che io ho visto giocare da quando conduceva due set a zero contro Sinner un anno fa e ha finito per perdere per un soffio con mille rimpianti …e non tanto perchè potesse rimproverarsi qualcosa, ma perché in ottavi l’avversario sarebbe stato la wild card britannica Fery che molto probabilmente sarebbe stato battuto.

E nei quarti in quel settore arriverà o de Minaur o quel ragazzo romano, Flavio Cobolli, che Matteo Berrettini ha praticamente visto nascere. Insomma si poteva anche arrivare ad un quarto di finale tutto…romano con un semifinalista azzurro sicuro. Peccato, non ci sarà. Berrettini ha commesso 45 errori che gli statistici chiamano unforced, ma secondo me molti di essi non erano per nulla unforced, perché i rovesci tagliati di Dimitrov non si alzavano dall’erba e riuscire a sparare le solite cannonate di dritto, dovendo scavalcare la rete con delle frustate di polso per nulla facili e scontate.

Il fatto è che Dimitrov vinceva 6 o 7 scambi su 10 quando il palleggio si prolungava perché nel duello fra i rovesci era lui a prevalere, mentre il suo dritto non era alla fine troppo inferiore a quello di Matteo che, come sempre, si garantiva la maggior parte dei punti con il servizio, ma avrebbe forse dovuto andare qualche volta di più a rete, anche se qualche superbo passante di rovescio di Dimitrov lo ha forse un tantino scoraggiato. Il fatto è che il bulgaro era molto attento a seguire a rete ogni buona occasione e quando si riesce ad attaccare sul rovescio Matteo la maggior parte delle volte si fa il punto.

Fra terzo e quarto set Matteo ha dato il meglio di sé, ma queste sono quelle partite in cui chi perde per primo il servizio nel quinto set difficilmente recupera. Nel quarto game del quinto set Dimitrov ha fatto due straordinarie prodezze e forse sul 2-1 30-40 un dritto di Matteo è stato un po’ più centrale, corto e in una parola timido rispetto a tanti altri e così è stato infilato da un rovescio passante lungolinea strepitoso che mi ha fatto venire in mente perché il ragazzo bulgaro classe ’91 era stato soprannominato Baby Fed.

Hanno giocato in un’atmosfera meravigliosa. Credo che non riusciremo a vedere molte partite tecnicamente migliori di questa, davvero altamente spettacolare, con il pubblico giustamente entusiasta che tifava ora per l’uno e ora per l’altro augurandosi che quello show, prima a cielo aperto e poi dal quarto set in poi sotto al tetto non finisse mai. Ma questo Berrettini, che riesce a sparare servizi a 230 km orari per ore e ore senza più farsi male, già a Gstaad e Kitzbuhel, oltre che in America, è tornato un giocatore su livelli superiori a quelli che molti addetti ai lavori erano disposti a considerare. Ci darà altre soddisfazioni, vedrete.

Contemporaneamente sul campo n.2, lo stesso sul quale Cobolli aveva rimontato Khachanov a dispetto del problema fisico-nervoso che in 16 minuti gli era costato un primo set perso per 6-0, Sonego aveva vinto il primo set su Fritz, l’americano n.7 del mondo reduce da due finali erbose (perse) in Germania, a Stoccarda e a Halle. Fritz alla battuta ha concesso pochissimo, tuttavia ha perso il primo set e, come accennato, poteva perdere il quarto al tiebreak. Sonego lo ha fatto sudare tantissimo. Ma alla fine ha dovuto arrendersi.

Avessero vinto sia Berrettini sia Sonego avremmo avuto quattro italiani in ottavi per la seconda volta, come quando nel 1947 al Roland Garros ci arrivarono Cucelli, Belardinelli, Sada e Quintavalle. Davvero altri tempi. E poche le nazioni capaci di allineare nell’immediato dopo guerra tennisti competitivi. Oggi non è più così, anche se nel tennis femminile in questo torneo – dove hanno perso diverse big (Swiatek battuta dalla filippina Eala, Rybakina dalla Mertens, Anisimova dalla Keys) – fra le 16 superstiti ci sono ben 5 americane e 4 ceche. Una situazione abbastanza anomala.

Dopo aver accennato alla bella battaglia vinta da Bublik su Tiafoe al quinto con mia leggera sorpresa perché il kazako spesso nei match prolungati si …stufa e molla, e invece stavolta ha retto fino in fondo e si candida, con Zverev e Fritz a un posto di semifinalista contro chi uscirà dal quartetto Cobolli de Minaur Dimitrov e Fery, non mi resta che di parlare della splendida prova di maturità offerta da Flavio Cobolli contro Khachanov.

Non solo Flavio è partito con l’handicap di un set, ma è stato terribilmente sfortunato quando ha perso il terzo set nel quale si era visto annullare sul 5-4 uno dei due setpoint da un net clamoroso. E poi nel nel tiebreak di quel set al russo sono riuscite delle cose, a rete e perfino di tocco per lui che è l’emblema del tennis superpotente ma con la mano quadra, quasi inimmaginabili.

Ecco, a quel punto, con Khachanov avanti due set a uno, Cobolli si è trovato ad annullare nei primissimi game del quarto set delle pallebreak che avevano il sapore di mini machpoint. Lì è stato al contempo coraggioso e anche – lo ha detto lui stesso – un tantin fortunato. Ma dopo otto set con Navone e con Duckworth – senza contare i 5 set della finale di Parigi con Zverev…una finale di Slam non si smaltisce tanto rapidamente – ne ha giocati altri 5 vincendo quarto e quinto 6-2! Insomma un gran fisico, una gran grinta, grandi miglioramenti al servizio – 14 ace lui contro i 12 del russo alto un metro e 98 – e un dritto che fa male sia in cross che lungo linea. Ha poi giocato uno strepitoso passante lungolinea di rovescio ad una mano in un punto anche assai importante. Insomma il talento davvero non gli manca. Per il secondo anno consecutivo è in ottavi e oggi che è n.10 del mondo nessuno si sogna più di mettere in discussione quanto disse Djokovic qui un anno fa quando lo battè nei quarti di finale: “Lo vedo dventare top-ten”.  Non era piaggeria. Djokovic non fa complimenti a caso. Se lo disse è perché lo pensava. E aveva ragione.

Ora vedremo se Cobo riuscirà a battere anche de Minaur – perché le due sconfitte nei due precedenti non contano, inquanto avvenute nel 2024 quando Flavio non era quello di quest’ultimo anno- e ritornare nei quarti. Forse avrà un compito più difficile Jasmine Paolini, apparsa bella come mai quest’anno, contro la Sakkari, dominata dal primo all’ultimo game. Gliene ha lasciati solo tre. Ma contro la giustiziera della Swiatek, la filippina Eala con la quale Jasmine ha perso quest’anno a Dubai in due set (il secondo al tiebreak) sarà dura anche se la ragazza cresciuta alla tennis academy di Rafa Nadal è ancora soltanto n.30 WTA. Ma il suo tennis così vario sembra fatto apposta per eccellere sull’erba. E Jasmine, che qui è stata finalista de anni fa, lo sa. Intanto stasera Sinner dovrebbe sbrigare la sconosciuta pratica giapponese. Tutto ci sta nel tennis, ma che Jannik possa perdere dal kamikaze giapponese che non ha altre armi che quella di buttarsi incessantemente a rete per tuffarsi sull’erba come Di Biasi, Cagnotto e Becker, mi sembrerebbe davvero fantascienza. Anche se fin qui il miglior Sinner non lo abbiamo ancora visto.

Ha più chance il qualificato Safiullin (quartofinalista qui nel 2023 battuto da Sinner) di mettere in difficoltà Djokovic, secondo me, anche se non al punto di batterlo. Principalmente perché lui sarebbe il primo a non crederci. Intanto Andrea Vavassori ieri ha vinto un doppio dopo l’altro, prima con Simone Bolelli contro de Jong Royer e poi con Sara Errani nel misto (i nostri sono favoriti n.1) contro gli inglesi Stevenson e Burrage. Nel maschile al prossimo turno ci saranno Krajicek e Mektic, due ex n.1 del mondo. Nel misto gli australiani Polmans e Hunter.

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