Aspria Tennis Cup: Diaz Acosta piega Cecchinato in una finale infinita

Facundo Diaz Acosta annulla il sogno della tripletta a Marco Cecchinato e conquista l’Aspria Tennis Cup dopo 3 ore e 23 minuti: 6-7(0) 7-6(5) 7-6(5)

Di Jenny Rosmini
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Facundo Diaz Acosta e Marco Cecchinato (@X ATPChallengerTour)
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Dal Challenger di Milano

A due punti dalla storia, Marco Cecchinato ha visto sfumare il terzo titolo all’Aspria Tennis Cup. Una sconfitta dolorosa, di quelle che restano addosso non solo per il punteggio, ma per tutto ciò che il torneo aveva rappresentato nella sua settimana milanese: concentrazione, scelte tattiche lucide, un obiettivo dichiarato e quasi afferrato. Alla fine, però, a sollevare il trofeo è stato Facundo Diaz Acosta, che ha battuto il palermitano 6-7(0) 7-6(5) 7-6(5) dopo 3 ore e 23 minuti di battaglia, nella finale più lunga mai registrata a Milano.

Era una finale con una storia già scritta nei nomi. Da una parte Cecchinato, campione in carica e vincitore anche nel 2016, alla ricerca di una tripletta che nessuno aveva mai completato sul rosso dell’Aspria Harbour Club. Dall’altra Diaz Acosta, argentino mancino, già campione qui nel 2023. E reduce da una semifinale in cui aveva mostrato tutta la sua capacità di stare nella lotta, assorbire fatica e restare lucido nei momenti più ruvidi.

Il primo set sembrava aver indirizzato la giornata dalla parte dell’italiano. Cecchinato ha giocato con ordine, leggendo bene i tempi dello scambio e trovando nel tie-break il momento di massima pulizia. 7-0, senza lasciare spazio all’avversario. Un tie-break dominato, perfetto, che sembrava confermare l’impressione costruita nei giorni precedenti. Quella di un giocatore entrato nel torneo con un piano preciso e con la determinazione di chi aveva individuato in Milano un passaggio importante del proprio percorso.

Diaz Acosta, però, non è mai uscito davvero dalla partita. Ha continuato a spingere, a restare dentro gli scambi, a non farsi travolgere dall’inerzia emotiva. Nel secondo set il livello è rimasto altissimo, con entrambi capaci di difendere e contrattaccare senza concedere molto. Cecchinato ha avuto ancora la possibilità di avvicinarsi al traguardo. Ma l’argentino ha tenuto mentalmente, ha allungato la partita e si è preso il secondo tie-break 7-5.

Il terzo set ha reso la sconfitta ancora più amara per Cecchinato. L’italiano ha trovato il break nel terzo game, portandosi avanti e avvicinandosi concretamente alla vittoria. A quel punto la tripletta non era più solo un’idea. Era lì, a pochi game di distanza. Ma Diaz Acosta ha confermato la qualità che più aveva impressionato anche nella semifinale contro Rincon: la resistenza nella battaglia. Senza scomporsi, ha continuato a crederci, ha rimesso pressione nei turni di risposta e ha trovato il controbreak nell’ottavo gioco, riportando il set sul 4-4.

Da lì la finale è diventata una questione di nervi. Cecchinato ha continuato a cercare le soluzioni giuste, alternando geometrie, variazioni e gestione dello scambio; Diaz Acosta ha risposto con palla pesante, presenza fisica e una calma quasi ostinata.

Il tie-break decisivo è stato un concentrato di tensione e destino. Cecchinato era riuscito a salire 5-3, arrivando ancora una volta vicinissimo al titolo e alla storica tripletta milanese. Diaz Acosta, però, è rimasto agganciato alla partita con la lucidità di chi non aveva mai davvero smesso di crederci, risalendo fino al 5-5. Proprio lì è arrivato l’episodio più crudele della finale: sul secondo servizio, la racchetta sfuggita di mano hanno accompagnato il doppio fallo che ha consegnato all’argentino il match point. Un dettaglio quasi beffardo, uno scherzo del destino nel momento più delicato. Díaz Acosta non ha tremato e ha chiuso 7-5, prendendosi il titolo al termine di una maratona in cui Cecchinato è rimasto davvero a un soffio dalla storia.

Per Cecchinato resta il rammarico enorme di una finale avuta in mano a più riprese. Per tutta la settimana aveva dato l’impressione di tenerci in modo speciale, non solo per il valore del torneo ma per ciò che rappresentava nel suo percorso recente. Nelle dichiarazioni post match ha ricordato come, fino all’anno scorso, avesse pensato anche di dover lasciare il tennis. Poi il lavoro condiviso con il suo allenatore e cugino, l’ostinazione quotidiana, il tentativo di risalire. Milano sembrava il luogo perfetto per dare una forma compiuta a quel viaggio.

Il tennis, invece, ha scelto la via più crudele. Cecchinato è arrivato a due punti da un successo storico, ma ha trovato dall’altra parte un avversario capace di non mollare mai. Diaz Acosta si conferma giocatore perfettamente a suo agio su questi campi. Aveva vinto qui nel 2023, ci torna due anni dopo e si riprende Milano con una finale durissima, fisica, emotiva, giocata sul margine minimo.

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