Nel 2026 tennistico la frase che ricorre con insistenza è: “Non è mai troppo tardi”. Una declinazione più gentile del classico: “Meglio tardi che mai”, tanto connotativo quanto ingiusto nei confronti di chi ha costruito sulla pazienza una carriera. Non è, però, un attendere passivo, non c’è rassegnazione al proprio destino. Nessuno dei protagonisti è come Giovanni Drogo alla Fortezza Bastiani, nessuno aspetta Godot.
Marco Trungelliti è diventato, a 36 anni, il giocatore più anziano a fare irruzione in top 100. Un altro classe 1990 si è aggiudicato il titolo di tennista più in là con gli anni a conquistare i primi quarti di finale in uno Slam. Lui è Jan-Lennard Struff e a Wimbledon si è fatto spazio tra i migliori otto del Major verde.
Nel mezzo ci sarebbe anche il primo Slam di Alexander Zverev. Nessun record per lui in termini di età, ma quei 29 anni fanno notizia se rapportati a chi, sin dalle prime apparizioni, è stato designato come futuro dominatore.
Attesa e aspettativa si sovrappongono, divengono le due facce della medesima medaglia. Talvolta in contrasto, a volte in armonico equilibrio.
Per Struff vale la seconda ipotesi. 36 candeline spente il 25 aprile e una vita tennistica passata a reinventarsi, il tedesco non è nuovo alle prime volte over 30. La prima finale in un Masters 1000 a 33 anni e il primo titolo ATP a 34 raccontano di una maturità che ha portato consiglio. E di un gioco che si è evoluto seguendo i venti degli infortuni, fino all’approdo alla versione definitiva.
Le soddisfazioni tardive trovano compimento nei quarti di finale di Wimbledon, i primi in uno Slam. Il sogno di spingersi oltre si scontra per il nativo di Warstein con la realtà di una sfida complicata. Dall’altra parte della rete troverà Jannik Sinner.
Struff, da Wimbledon a Wimbledon
La storia di Jan-Lennard Struff insegna che non esistono percorsi univoci nel labirinto del tennis. Forse se avesse potuto scegliere, il tedesco avrebbe optato per un cammino meno ripido. Ma non tutto si può controllare.
Sin dai primi passi nel circuito maggiore, datati 2013, ha compreso che di scontato non c’è niente neanche quando il talento non difetta. L’attuale numero 74 del mondo ha avuto bisogno di 17 tentativi prima di superare le qualificazioni di un torneo ATP. Tanti colpi andati a vuoto, molte delusioni hanno minato la sua stabilità e la sua fiducia. Perché quando i risultati non arrivano si entra nel celeberrimo circolo vizioso, in cui a sconfitta segue sconfitta.
I primi sussulti positivi sul circuito maggiore sono arrivati nello stesso 2013, quando Struff è riuscito a vincere il primo match ATP. E non ha scelto un torneo banale per farlo. Dopo aver centrato il primo Slam al Roland Garros, a Wimbledon ha fermato all’esordio Ryan Harris, riuscendo a sfatare il grande tabù che ne andava attanagliando la carriera. E nel 2014 ha dato continuità alla personale crescita chiudendo l’anno in top 50.
Quando tutto sembrava mettersi in discesa, le stagioni a venire hanno seguito un andamento sincopato, in cui il tennis potente di Jan-Lennard non riusciva a sfondare gli avversari.
Per rifare capolino tra i migliori 50 del mondo ha dovuto aspettare fino al 2017, con le semifinali di Winston Salem e San Pietroburgo. Poi la costanza è stata il filo rosso di questo spaccato della sua carriera. Nessun acuto sorprendente, nessun exploit che accendesse i riflettori sul proprio nome. Solo una consistenza tale da poter ritoccare il proprio best ranking di settimana in settimana, sospinto anche dagli ottimi risultati in doppio.
Le prime volte di Struff dopo i 30 anni
Nel 2021 Struff ha tagliato un altro traguardo. A 31 anni ha conquistato la prima finale ATP sulla terra di Monaco di Baviera, arrendendosi a Nikoloz Basilashvili.
Il 2022 è, però, contrassegnato dalla prima grande battuta d’arresto. Entrato in una spirale tennistica negativa, un infortunio al piede destro accusato a Miami lo ha costretto a un lungo stop.
Senza paura di rimettersi in gioco, Struff ha accettato di scendere di grado per ritrovare il suo livello. Perché fuori dalla top 100 e con il rischio di profondare ancora in classifica, essere troppo pretenziosi si scontrerebbe con una realtà amara. I Challenger, allora, lo hanno tenuto a galla quando il mare era in tempesta. E sempre all’All England Club è stato a un set dall’eliminare Carlos Alcaraz al primo turno, sinonimo di come il fisico fragile gli abbia guastato i piani sul più bello.
Il 2023 ha aperto un biennio in cui il tedesco ha potuto portare a compimento tutto ciò che a metà aveva lasciato. Riacciuffata la top 100, sulla terra europea è rifiorito insieme alla primavera. A Montecarlo si è spinto fino ai quarti, poi a Madrid ha riscritto la storia. Costretto alle qualificazioni, si è arreso al turno decisivo a Aslan Karatsev. Il tennis, però, è uno dei pochi sport che offre una seconda opportunità. A volte insperata, a volte paventata. Così, ripescato nelle vesti di lucky loser, Struff ha accoppiato la fortuna a prestazioni di livello assoluto, approdando in finale. Si è trattato del primo lucky loser ad arrivare all’ultimo atto in un Masters 1000. Jan-Lennard ha impegnato fino all’ultimo Carlos Alcaraz, che si è imposto solamente al terzo set.
In seguito, Struff è riuscito a portare con successo il suo gioco anche sull’erba. Per anni è andato cercando la propria identità tennistica, fino a riscoprirsi un fine giocatore d’attacco. Sorretto da un servizio potente ed efficace, il 36enne ha affinato la tattica votata alla rete e al gioco di volo. E quale superficie migliore dei prati per mostrare tutta la classe? A Stoccarda ha colto la terza finale della carriera, ma Frances Tiafoe gli ha impedito di inaugurare la bacheca.
Divenuto numero 1 di Germania – con Alexander Zverev al rientro dall’infortunio alla caviglia – si è issato fino alla posizione numero 21 del mondo grazie alla primavera di successi. Proprio quando Wimbledon era alle porte, Struff ha accusato un infortunio all’anca che lo ha obbligato a un altro lungo stop.
La carriera del tedesco rifugge la linearità. E anche l’ovvietà.
Pur con qualche acciacco fisico, il classe 1990 è riuscito a rimettersi in carreggiata e ritrovare la miglior versione di stesso in un 2024 in cui i punti da difendere erano tanti. Così, a Monaco di Baviera si è reso protagonista della settimana più bella sollevando il primo trofeo. A 34 anni e per giunta davanti al pubblico di casa.
E dopo stagioni difficili a Wimbledon è tornato ancora a mettersi in mostra, con tre vittorie al quinto set – l’ultima per il ritiro di Hubert Hurkacz – e il netto successo su Daniil Medevdev al terzo turno.
È proprio vero che a volte i tifosi sono fatti della stessa sostanza di cui è fatta la squadra del cuore. Struff non manca mai di ricordare quanto si riveda nel suo Borussia Dortmund. La passione del Muro Giallo nel lottare contro i giganti della disciplina. Le delusioni quando tutto pare mettersi sul binario giusto. E la rinascita.
Da Wimbledon a Wimbledon.
Sinner-Struff, capitolo 4
Ai primi quarti di finale in uno Slam il 36enne tedesco sfiderà il numero 1 del mondo.
Jannik Sinner sicuramente non è sbarcato a Londra nella sua forma migliore dopo lo stop post Roland Garros. Eppure ai cinque set con Miomir Kecmanovic hanno fatto seguito tre vittorie per 3 parziali a 0. Non senza difficoltà, è vero. Ma come ha sottolineato l’azzurro, nella prima settimana non si vincono gli Slam. Venuto fuori dall’enigma Mochizuki per inaugurare la volata finale, ora Jannik dovrà ultimare il clic, soprattutto in risposta. Contro un grande battitore come Struff, i colpi di inizio gioco saranno essenziali. E anche un passante preciso che sfidi e solleciti la volée del numero 74 ATP.
I precedenti sorridono a Sinner, che si è imposto nei tre incroci tutti datati 2024. Le vittorie in due set sul cemento di Indian Wells e sulla terra di Montecarlo hanno trovato riscontro nel terzo successo. Tuttavia, sull’erba di Halle l’altoatesino è stato costretto al tiebreak decisivo per agguantare la semifinale in Germania.
Ecco. Il testa a testa sui prati tedeschi è, per superficie, quello più indicativo. Tuttavia, quei mesi di due anni fa rappresentano un periodo complicato per Jannik. Il caso clostebol che pesava nella sua testa, l’infortunio all’anca che lo aveva tenuto fuori dal circuito per alcune settimane e le fatiche della semifinale del Roland Garros sono tutte variabili intervenienti da non trascurare. Pur con la soddisfazione di essere salito in vetta al ranking.
Struff ha affrontato un numero 1 del mondo in sei occasioni e non ne è mai uscito vincitore – cinque sconfitte portano il nome di Novak Djokovic e una di Sinner, come si diceva.
Per 15 volte, però, Jan-Lennard ha battuto un top 10.
