La cosa più difficile, per Flavio Cobolli, ormai non è più giocare sull’erba in generale, quella di Wimbledon in particolare. Quel periodo è superato, perché il tennis, su questa superficie lo ha già trovato. E lo ha trovato ancora una volta in grande stile, battendo Alex de Minaur 7-5 7-6(4) 6-3 sul campo numero 1 e conquistando il secondo quarto di finale consecutivo ai Championships. Una vittoria netta, pesante, costruita non solo con la qualità dei colpi ma con una lucidità tattica che fino a qualche tempo fa sembrava il pezzo mancante del suo percorso.
“Mi sento benissimo. È stata una partita incredibile per me”, ha raccontato Cobolli in conferenza stampa. “Dal mio punto di vista, credo di aver giocato una delle migliori partite di sempre, soprattutto su questa superficie, che è sempre difficile da affrontare. Oggi però ho trovato il modo di mantenere un livello alto per tutta la partita”. E il contesto ha aggiunto qualcosa: prima volta sul Court No. 1, un campo che Flavio ha sentito subito suo. “La sensazione con il campo è stata incredibile. Mi è piaciuto tantissimo giocare lì. Anche il suono della palla era fantastico”. Il resto, adesso, è recupero: “Adesso devo recuperare per la prossima, che sarà sicuramente dura”.
La casa trovata, il nonno e Wimbledon che diventa famiglia
Come già accaduto lo scorso anno, però, la storia di Cobolli a Wimbledon passa anche da un dettaglio che ha meno a che fare col tennis e più con la vita privata: l’alloggio. Dopo la battuta fatta in campo, Flavio ha confermato di aver trovato una sistemazione. “Sì, l’abbiamo trovata”, ha sorriso. “Mio nonno ci ha aiutato a trovare una soluzione per stanotte, ma abbiamo trovato una soluzione per tutta la settimana, spero. Una famiglia italiana ci ha dato tutta la casa qui a Wimbledon, quindi è una cosa davvero bellissima e non so come ringraziarli quando li vedrò”.
È anche questo il Cobolli che sta conquistando Wimbledon: non solo il giocatore cresciuto in classifica e risultati, ma il ragazzo che attraversa il torneo con naturalezza, con quella leggerezza romana che non cancella l’ambizione ma la rende più digeribile. Anche quando gli chiedono se, l’anno prossimo, prenoterà direttamente per due settimane, lui resta fedele alla sua dimensione: “L’anno scorso ho avuto problemi, quest’anno pure. Spero che mio padre trovi la soluzione giusta per la prossima partita”. In mezzo ci sono il calcio, la Roma, gli amici e Cristiano Ronaldo. “Non ho una squadra di Premier League. Tifo Roma, ed è per questo che non voglio tifare per nessun’altra squadra. Però ho molti amici: Calafiori giocava con me e ora gioca nell’Arsenal, quindi guardo le partite perché amo il calcio. Adesso ho Edoardo (Bove) che gioca nel Watford, quindi guarderò sempre le sue partite”. E sull’esultanza alla Ronaldo: “Amo la sua esultanza, amo lui. Stasera tiferò per il Portogallo per via di Ronaldo, ma se perdono non è colpa mia!”.
De Minaur battuto anche di testa: “Tatticamente una partita straordinaria”
Il cuore della conferenza, però, resta il tennis. Perché battere De Minaur in tre set, per Cobolli, non è stato un dettaglio. Con l’australiano aveva sempre perso, e contro un giocatore così solido, così rapido, così abituato a far giocare male gli altri, serviva una partita adulta. Cobolli l’ha trovata, anche nei momenti in cui il match avrebbe potuto girare: sotto 2-5 nel secondo set e poi 0-2 nel terzo, ha rimesso tutto in piedi con una sequenza di colpi e coraggio.
“Nel secondo set ho provato a spingere e per fortuna ho fatto, mi sembra, dodici punti a uno. Ho sparato le cartucce, le ho finite tutte. Ho giocato veramente bene quei game, e poi mi hanno dato fiducia per il tie-break, che secondo me ho giocato altrettanto bene”. La differenza, rispetto al passato, è anche nella gestione. “Nel terzo la partita è lunga, quindi ci sta che uno si distragga. L’importante era restare lì e continuare a lottare”.
Cobolli non ha nascosto la soddisfazione per la lettura del match: “Mi piace giocare scambi lunghi, e oggi ho trovato una soluzione per far valere il mio tennis contro il suo. Credo che oggi abbia vinto anche sul piano della strategia della partita, e non era facile perché prima non ci ero mai riuscito: non l’avevo mai battuto. Oggi penso di aver giocato a un livello incredibile e di aver disputato una partita tatticamente straordinaria”. Anche il servizio, spesso indicato come margine di miglioramento, questa volta ha retto: “Il servizio per me può sempre migliorare, ma anche oggi ho trovato una soluzione per metterlo in difficoltà in risposta. Cambio sempre qualcosa durante la partita, quindi in realtà sono contento anche del servizio”.
Dall’odio per l’erba al “cafuddare”: Cobolli e la voglia di non sprecare più settimane
La trasformazione più interessante, però, resta quella del rapporto con l’erba. Tre anni fa Cobolli diceva di odiarla. Oggi non si definisce specialista, ma qualcosa è cambiato. “No, a me piace molto giocare sull’erba di Wimbledon. È vero, la trovo diversa: la considero proprio una superficie a parte. Su quest’erba gioco molto bene”. Il punto, spiega, non è solo tecnico ma culturale: “Come tutti gli italiani, nei tornei juniores non giochiamo sull’erba. Non l’abbiamo mai provata nemmeno una volta, quindi siamo impreparati. È difficile che a un italiano piaccia l’erba nei primi anni. Poi però devi essere bravo a migliorarti”.
E Cobolli, quest’anno, ha scelto di farlo davvero, andando ad Halle per arrivare a Londra con più partite e più riferimenti. “Se avessi giocato direttamente qui, magari avrei giocato in maniera diversa e ti avrei detto di nuovo che odiavo l’erba. Però, per quanto è lenta, a me piace. Ho tanta voglia di migliorarmi e di non sprecare settimane nel calendario, perché alla fine si gioca solo un mese sull’erba ed è importante far bene anche qui. Anche io, che non ho un gran servizio, posso farlo”.
Poi c’è il lessico, che racconta il gruppo almeno quanto il tennis. “Cafuddare”, termine siciliano (il cui principale significato può essere tradotto con “buttarsi a capofitto“) entrato nel vocabolario cobolliano, arriva dal suo team: “È il mio dialetto. Ho un team praticamente per metà siciliano. Baldi e Cammarata la usano molto spesso, e io ormai ogni tanto, quando ho bisogno di cafuddare, lo dico”.
La chiusura più forte, però, arriva quando gli viene chiesto se si senta pronto per qualcosa di ancora più grande e se, dentro un movimento dominato dall’enorme attenzione su Jannik Sinner, non si senta un po’ sottovalutato. Cobolli non scappa: “Intanto Alex credo sia un giocatore stratosferico. Averlo battuto oggi mi fa sentire pronto. Soprattutto batterlo tre set a zero credo mi abbia dato tante risposte e abbia dato risposte anche ai miei avversari”. Poi la frase che fotografa il suo momento: “Forse oggi nessuno si aspettava la mia vittoria, e questo, quando poi devo giocare, mi dà tanta forza e tanta grinta. Vedere di essere così sfavorito mi riempie di carica, e oggi credo che molti si siano un po’ pentiti di avermi dato così indietro”.
Sul sentirsi sottovalutato, la risposta è sincera: “Sì, magari un po’ sì, però questo mi dà tanta energia. Io sono quello dietro: fino a poco fa magari anche dietro a Lorenzo. Questo mi ha fatto stare molto tranquillo, mi ha permesso di pensare a me. C’è tanta pressione su Jannik e questo ne toglie molta a me, e da una parte è un bene. Dall’altra è anche un male, perché qualche volta mi piacerebbe essere apprezzato un po’ di più e che venisse riconosciuto anche a me qualche merito in più”.
Intanto, la serata ideale è già decisa: cucina papà, Portogallo-Spagna in tv e gelato “alla pera e cioccolato bianco”. Il resto arriverà. Anche perché a Wimbledon, ormai, Cobolli non sta più cercando di capire l’erba: ci si sta cafuddando.
