Un torneo può cambiare la percezione di se stessi, illuminando un percorso che si era fatto dubbioso e non particolarmente brillante, dando la possibilità ad una giocatrice di tornare a guardarsi dentro. Jasmine Paolini a Wimbledon sta ricominciando a riconoscersi. Lo ha fatto dopo settimane complicate, dopo qualche risultato che aveva lasciato dubbi.
Con Alexandra Eala, avversaria scomoda, mancina, piena di variazioni e già capace di batterla a Dubai, l’azzurra ha trovato non solo il tennis, ma soprattutto il ritmo giusto dentro la partita: presenza, energia, fiducia. Tre parole che oggi valgono i quarti di finale di Wimbledon e forse qualcosa in più.
Rispetto alla sconfitta di Dubai contro la stessa avversaria, Paolini ha spiegato di aver cambiato soprattutto approccio mentale. “A Dubai non avevo affrontato la partita nel modo migliore. Oggi invece avevo una buona energia e sono rimasta presente su ogni punto. Sapevo che sarebbe stata dura, perché lei sta giocando molto bene e nei punti importanti ha grande personalità in campo. Ho cercato di esprimere il mio miglior tennis e ha funzionato”.
E ha funzionato perché Jasmine è riuscita a tenere alta l’intensità, a non farsi portare fuori dalla partita dalle variazioni mancine di Eala, soprattutto da quella seconda palla tanto lavorata quanto lenta, che le entrava addosso e che nei momenti chiave poteva diventare una trappola. “L’avevamo preparata: sapevo che non dovevo stare troppo dietro e che dovevo cercare la posizione giusta. Nell’ultimo game ho pensato di stare il più bassa e compatta possibile e di spingere quella palla, perché altrimenti quell’effetto mancino, con tanto slice e senza grande velocità, non la rende una palla semplicissima da gestire, almeno per me”.
“Qui mi sto divertendo di nuovo”
Il percorso di Paolini a Wimbledon è nato quasi in salita verticale. Primo turno, primo set perso 6-0 con Montgomery, sensazioni da ricostruire, fiducia da andare a cercare punto dopo punto.
Ma proprio da lì, da quel momento potenzialmente pericoloso, Jasmine ha trovato il filo. “Anche se ho perso il primo set 6-0, sono rimasta lì cercando di restare positiva. Mi ripetevo che poteva solo andare meglio di così. Quella partita mi ha dato fiducia per i match successivi e, punto dopo punto, mi sono sentita meglio”. È forse questo il passaggio più importante della conferenza: Paolini non parla soltanto di tennis, di colpi, di tattica, ma di presenza, di fiducia, di atteggiamento. La vera vittoria è aver ritrovato il modo giusto di stare in campo.
E infatti alla domanda più semplice, quella che spesso contiene la risposta più sincera Jasmine non gira intorno. “Se mi sento bene? Qui decisamente sì. Mi sto divertendo a giocare a tennis. Certo, è più facile divertirsi quando giochi bene, ma penso che sia importante mantenere questa mentalità anche quando le cose sono più difficili. È bello essere tornata a giocare a questo livello e a divertirmi in campo”. Il tema, ancora una volta, è la testa.
Paolini ha ammesso che l’ingresso tra le prime dieci, con tutto ciò che comporta, non è stato semplice da gestire. “Quest’anno è stato un po’ complicato, forse perché avevo troppe aspettative, oppure perché ho perso due partite che non mi aspettavo di perdere e così mi sono venuti dei dubbi. Spero di poter tornare in top 10, è quello che voglio”. Ma oggi, più della classifica, conta la direzione: “Sto facendo tutto il possibile per alzare il livello e mantenere questa mentalità. Poi i risultati possono arrivare oppure no, ma credo che questo sia il modo giusto di affrontare il tennis”.
Kostyuk, Federer e quella parola: competitiva
Nei quarti Paolini troverà Marta Kostyuk, una delle giocatrici più calde del circuito, capace da metà aprile in poi di perdere una sola partita, la semifinale del Roland Garros. Jasmine la conosce e sa bene che la sfida sarà di altissimo livello. “Penso che stia giocando un ottimo tennis quest’anno. È migliorata molto, può essere davvero aggressiva, è una grande atleta e si muove molto bene in campo. Sarà una partita dura. Dovremo prepararla bene e lavorare sul suo stile di gioco sull’erba”.
Poi l’analisi si fa ancora più precisa: “È molto atletica, riesce a difendere palle incredibili, ma allo stesso tempo, quando mette i piedi dentro il campo, può essere molto pericolosa. Sicuramente riguarderò il match e sarà una partita durissima, questo è certo: nei quarti a Wimbledon non può che essere così. Io darò il massimo e vedremo cosa succederà”.
A rendere ancora più speciale la giornata c’è stata anche la presenza di Roger Federer in tribuna. Non proprio uno spettatore qualsiasi, soprattutto a Wimbledon. “Avevo visto prima della partita che Federer era arrivato e poi, quando ho alzato lo sguardo, era lì. Non direi di aver provato tensione, però uno vuole fare bella figura, quindi un po’ ci ho pensato, anche se cercavo di non pensarci troppo”.
Jasmine lo ha poi incontrato dopo il match, e ha parlato anche di Andrea Kimi Antonelli, che sta seguendo con curiosità: “Ultimamente sto seguendo molto Antonelli, mi sto appassionando anch’io alla Formula 1. Mi sembra un ragazzo molto simpatico, molto alla mano, e la sua personalità mi piace tantissimo”.
Ma la parola della conferenza, alla fine, resta un’altra: competitività. “Giocare in questo modo mi fa stare bene. Mi sento competitiva, e credo che questa sia la parola giusta. Questo mi dà energia e anche il modo corretto di stare in campo”. Dopo mesi di dubbi, Paolini ha ritrovato il sorriso, il tennis e una convinzione semplice, ma decisiva: “Se gioco a questo livello e mantengo questa mentalità, posso avere buone opportunità di andare avanti nei tornei. Devo cercare di pensare positivo, restare lì e credere in me stessa; poi non so che cosa arriverà, ma voglio farmi trovare pronta a cogliere le occasioni”.
