Wimbledon, Osaka: “Devo godermi il tempo che ho. Mi sto avvicinando ai 30 anni …”

"Il tennis è molto, molto importante per me, ma ho anche una vita al di fuori di questo", ha ammesso Naomi Osaka da Wimbledon

Di Francesco Maconi
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Naomi Osaka - Wimbledon 2026 (foto X @wimbledon)
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Dopo cinque sconfitte consecutive contro Aryna Sabalenka, Naomi Osaka ritrova una vittoria di prestigio e conquista per la prima volta in carriera i quarti di finale di Wimbledon. La giapponese ha interpretato alla perfezione l’erba londinese e si è imposta per 6-2 7-6 contro la numero 1 del mondo. In conferenza stampa, la nipponica ha attribuito il successo al lavoro svolto negli ultimi mesi con il suo team, ma soprattutto a un nuovo approccio mentale: il tennis resta una priorità, senza però occupare completamente la sua vita. Con questa vittoria, Naomi Osaka ha interrotto sia la serie di tie-break vinti dalla bielorussa, pari a 21 (record assoluto nell’era Open), sia quella di match con almeno un set vinto a livello slam, pari a 121 (l’ultima sconfitta di Aryna in due set risale allo US Open 2020).

D. Hai detto di averla affrontata diverse volte quest’anno. Ovviamente sono state partite molto combattute. Cosa hai cambiato oggi, dal punto di vista tattico e mentale, per riuscire a vincere?
Naomi Osaka: “Ovviamente siamo entrambe grandi colpitrici. Dal mio punto di vista, non è che mi metterò a correre per il campo cercando di farle commettere un errore. Posso solo concentrarmi sui miei punti di forza. Ho cercato di servire davvero bene perché si gioca sull’erba. Ho anche cercato di prendere per prima il controllo degli scambi. Oggi ha semplicemente funzionato molto bene”.

D. Lei (Aryna, ndr) ha detto che l’hai sovrastata. Anche tu hai avuto questa sensazione in campo?
Naomi Osaka: “Sì, un po’. Ho cercato di fare del mio meglio perché ricordo che sulla terra battuta avevo la sensazione che fosse lei a spingermi molto indietro. Ho semplicemente cercato di farlo io per prima a lei”.

D. Hai iniziato la partita in modo straordinario. Le hai strappato il servizio molto presto e il rovescio funzionava alla grande fin dall’inizio. Quanto ti sei sentita bene nei primi game? Cercavi semplicemente di mantenere quello slancio ed evitare cali durante tutta la partita?
Naomi Osaka: “Ho parlato con Tomasz (Wiktorowski, coach di Naomi, ndr) prima della partita. È stato molto chiaro nel dirmi di non concentrarmi sul punteggio. Quindi, in realtà, non sono stata molto consapevole del punteggio per tutta la durata della partita. Cercavo solo di giocare punto per punto perché l’ultima volta che l’ho affrontata, non contando il Roland Garros ma a Madrid, quando avevo vinto il primo set ero molto concentrata sull’idea di chiudere la partita. Questa volta ho cercato semplicemente di giocare game dopo game”.

D. Negli anni scorsi qui a Wimbledon non sembravi particolarmente a tuo agio. Quest’anno invece sì. Sembri molto rilassata. Cosa senti di diverso? Com’è adesso il tuo rapporto con Wimbledon?
Naomi Osaka: “Sì, direi sicuramente che il mio rapporto con l’erba e con Wimbledon non è stato dei migliori quando ero più giovane. Non sono davvero sicura del motivo per cui quest’anno mi senta così a mio agio sull’erba. Penso di aver fatto tantissimi esercizi con Tomasz. La maggior parte non erano nemmeno sull’erba. Erano più esercizi per riconoscere gli schemi di gioco e cose del genere, per farmi sentire a mio agio con il mio tennis. Sinceramente penso che durante tutto l’anno lui mi abbia aiutata a sentirmi più a mio agio nei movimenti e nei piani di gioco contro le avversarie”.

D. Hai parlato molto della tua mentalità in questo periodo, del fatto che non consideri più il tennis la cosa più importante del mondo, ma un lavoro. Immagino che questo sia legato a tua figlia. Quando hai maturato questa mentalità? È stata una riflessione personale o le persone intorno a te ti hanno aiutata?
Naomi Osaka: “Direi che le persone che mi stanno intorno, anche anni fa, hanno cercato molto di aiutarmi. Credo che sia successo dopo Roma. Ho perso malissimo contro Iga. Ho avuto la sensazione di aver escluso tutti. Sono letteralmente salita sull’aereo per tornare a casa. Non è stata la cosa più professionale da fare. Non ho parlato con il mio team. Mi sono vergognata tantissimo di quello che avevo fatto. Dopo quella volta mi sono detta: “Ehi, mi sto avvicinando ai trent’anni, devo davvero godermi il tempo che ho“.

Ovviamente il tennis è molto, molto importante per me, ma ho anche una vita al di fuori di questo. Devo custodire il tennis nel modo migliore possibile, cioè senza attribuirgli un’importanza eccessiva”.

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