Wimbledon, Dimitrov: “Il mio sogno è sempre stato e continua a essere vincere uno Slam”

"Ho commesso troppi errori. Non avevo abbastanza dentro di me per farcela - ammette il bulgaro -. Dopo la partita con Berrettini sono andato a letto alle 3, non sono riuscito a dare qualcosa in più"

Di Matteo Beltrami
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Grigor Dimitrov - Wimbledon 2026 (foto X @wimbledon)
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Nemmeno Grigor Dimitrov ha saputo mettere un freno all’uomo del momento a Church Road, il britannico Arthur Fery. In gara con un wild card, il numero 114 del mondo ha battuto negli ottavi dello Slam il tennista bulgaro per 7-5 3-6 4-6 6-4 7-6, al termine di una maratona di quattro ore. Nel post partita, durante la conferenza stampa di rito, Dimitrov si è lamentato dei troppi errori gratuiti, e del fatto che avrebbe dovuto “fare qualcosa in più. Semplicemente non ci sono riuscito, ma va bene così”.

Certo, Grigor vantava una condizione non ottimale, reduce com’è da un’annata travagliata dopo il grave infortunio al pettorale dello scorso anno. Ma adesso è tempo di pensare al futuro: “devo lavorare molto sulla mia condizione fisica per riuscire a restare competitivo più a lungo durante le partite.

D: Grigor, è stata una partita difficile. Puoi raccontarci come è andata?
GRIGOR DIMITROV: “Cosa posso dire? È stata una partita dura, senza dubbio, lui ha meritato di vincere. La serata è sua, quindi è giusto che si parli di lui. Da parte mia non c’è molto altro da dire. Complimenti a lui.”

D. Qual è stato l’aspetto del tuo gioco con cui hai avuto più difficoltà? E cosa ti ha messo maggiormente in difficoltà del gioco di Arthur?
GRIGOR DIMITROV:Ho commesso davvero troppi errori. Quando ero in vantaggio non sono riuscito a consolidarlo e la mia concentrazione non è stata quella che avrei voluto. Potrei stare qui a elencare altre quindici cose che non hanno funzionato, ma questa è la realtà. Terrò la testa alta e andrò avanti. Spero di giocare altre partite e che il mio corpo recuperi bene. Lui è un grande lottatore. Ha combattuto per tutta la partita e nei momenti decisivi ha preso in mano il match.

D. So che il pubblico era in maggioranza dalla parte di Arthur, ma l’atmosfera era straordinaria. Dopo tutto quello che hai passato negli ultimi sei mesi, giocare sul Court 1 e due volte sul Centrale che emozioni ti dà?
GRIGOR DIMITROV: “Sono emozioni molto forti, senza dubbio. Per me queste ultime quasi due settimane sono state un bellissimo percorso, anche se sono arrivato un po’ più tardi. Certo, sono deluso, non lo nego. Farà male per un po’. È così che funziona: quando partite del genere non vanno come speravi, fanno male. Avrei voluto avere ancora qualcosa in più da dare o magari riuscire a fare qualcosa di diverso. Certo, si può sempre dire “avrei potuto”, “avrei dovuto”. È così. È stata anche una di quelle partite in cui ho davvero faticato sotto molti aspetti. Detto questo, sono grato per le partite che ho giocato finora. Il pubblico, l’atmosfera, tutto quello che hai citato. Perciò devo cercare di restare il più positivo possibile.”

D. Oggi ricorre esattamente un anno da quello che era successo. Stesso turno, stesso campo. Il fatto di aver disputato una grande battaglia di cinque set e di aver ricevuto una standing ovation ti fa lasciare questo campo con ricordi più felici?
GRIGOR DIMITROV: “Non lo so. Ricordi più felici? Beh, lasciare il campo dopo una sconfitta non è certo una cosa felice. Però scelgo di considerarlo comunque un momento positivo. Ogni partita che ho giocato finora è stata carica di emozioni. È triste, molto triste. Naturalmente volevo fare ancora meglio. Chissà cosa sarebbe potuto succedere. Almeno ora so che oggi non avevo abbastanza dentro di me per riuscirci. Ci riproverò. Credo davvero di avere ancora momenti come questo nelle gambe.

Devo solo trovare il modo di farli girare a mio favore. Non posso pensare di schioccare le dita dopo 52 settimane e tornare immediatamente al massimo livello. Adesso devo lottare ancora di più, più di prima. Devo impegnarmi molto più di prima. Per me, da questo momento in poi, tutto raddoppia. Devo essere molto selettivo in tutto ciò che faccio, dentro e fuori dal campo, per concedermi le migliori possibilità.

D. Ti ha sorpreso il suo livello di gioco o il modo in cui ha gestito l’occasione?
GRIGOR DIMITROV:Sinceramente no. L’ho già visto giocare. So che è un combattente e che lotta fino all’ultimo punto. Credo semplicemente che nei momenti importanti abbia preso in mano la partita. Ci ha creduto ed è andato fino in fondo. Per me è tutto qui. Ancora una volta, ho commesso tantissimi errori gratuiti. Davvero tantissimi. Ma questo non toglie nulla al fatto che bisogna comunque vincere la partita. Credo che il pubblico e l’atmosfera lo abbiano aiutato, sono felice per lui. Questa sarà una vittoria che ricorderà a lungo”.

D. Hai detto che nei prossimi mesi vorrai essere più selettivo dentro e fuori dal campo. Significa che giocherai meno tornei rispetto al passato?
GRIGOR DIMITROV: “Vedremo. Dovremo confrontarci con il mio team e capire cosa sia meglio fare. Prima di tutto devo valutare come sto fisicamente. Le ultime quattro o cinque settimane sono state senza sosta. Mi trovo in una situazione particolare. Vedremo. Allo stesso tempo, però, devo lavorare molto sulla mia condizione fisica per riuscire a restare competitivo più a lungo durante le partite. Sull’erba puoi giocare quattro ore e sentirti comunque abbastanza bene. Quando torni sul cemento hai bisogno di più forza nelle gambe, più allenamento, più lavoro sotto ogni aspetto. Vedremo quale sarà il prossimo passo del nostro percorso.”

D. Novak ha detto che, ora che è più avanti con gli anni, non riesce più a recuperare tra una partita e l’altra come un tempo e che vorrebbe vincere in modo più efficiente. Anche tu senti questa differenza in partite come questa?
GRIGOR DIMITROV:Certo che la senti. Dopo la partita con Matteo sono andato a letto alle tre del mattino. Quelle erano le carte che avevo in mano quel giorno. Questo dice molto anche della mia mentalità e del momento in cui mi trovo. Voglio essere completamente presente in ciò che faccio e cercare di superare ogni ostacolo che mi si presenta. Con Fery sapevo di dover fare qualcosa in più. Semplicemente non ci sono riuscito e va bene così. Da questo punto di vista so di aver dato tutto quello che potevo. Però ci sono stati momenti in cui avrei potuto giocare in modo diverso. Sono due aspetti differenti.

Forse devo trovare un modo per rendere tutto più compatto, più lineare, così da eseguire meglio quello che faccio, ridurre gli errori gratuiti e magari provare qualche soluzione diversa al servizio. Ci sono molte cose che dovrò analizzare. Tuttavia, fisicamente mi sento molto meglio rispetto ai mesi scorsi e questo mi dà parecchia fiducia. Con il passare degli anni devi fare di più sotto ogni aspetto. Devi essere più selettivo, ma anche trovare il modo migliore per allenarti e prepararti mentalmente. Queste due componenti andranno sempre più di pari passo.”

D. A questo punto della tua carriera quali obiettivi ti sei posto? E quando dici che avresti potuto fare qualcosa di diverso oggi, pensi che ormai non si tratti più di aggiungere nuove armi al tuo gioco, ma piuttosto di sfruttare al massimo quelle che hai già?
GRIGOR DIMITROV: “Credo che ormai sia un po’ tardi per aggiungere nuove armi al mio gioco (sorride). Lo dico in senso buono, non voglio che suoni male. Conosco molto bene il mio tennis e so quali sono i miei punti di forza. Si tratta semplicemente di riuscire a esprimerli meglio e più a lungo. In fondo è questo. Ci sono comunque alcune cose che penso di poter provare a fare diversamente. Finora non ci ero riuscito perché negli ultimi mesi avevo giocato poche partite e fisicamente non ero sicuro di avere un buon livello di tennis.

C’erano tanti fattori in movimento e sapevo che l’unica cosa da fare era giocare in modo semplice per ritrovare il livello che ho oggi. Adesso posso iniziare a pensare al passo successivo. Naturalmente il mio obiettivo è sempre stato vincere uno Slam. Quel sogno non è mai svanito. Ci riuscirò? Non lo so. Però credo di essermi creato opportunità come quella di oggi. Sono proprio questi i momenti, nei tornei dello Slam, in cui potrebbe arrivare. Ma, ancora una volta, non basta presentarsi e accendere l’interruttore. È quello che continuo a dire. Continuerò sicuramente a cercare quel qualcosa in più che possa fare la differenza in futuro e vedremo dove mi porterà.”

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