Wimbledon, Fery: “Domenica è il mio compleanno, sarebbe magnifico festeggiare sul Centrale”

“Ho lavorato molto per sentirmi sicuro di me. Sento le aspettative degli inglesi, ma è bello così” dice il sorprendente semifinalista inglese

Di Danilo Gori
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Ho sempre creduto in me e pensato di poter diventare un grande giocatore; certo, arrivare in semifinale a Wimbledon è un’altra cosa”. E’ il primo commento in conferenza stampa di Arthur Fery, a sorpresa semifinalista a Wimbledon dopo i tre set vinti contro Flavio Cobolli. La sua favola continua, come detto da chi l’ha intervistato appena dopo la stretta di mano con il nostro portacolori, già sconfitto in tre set anche in Australia. L’episodio di Melbourne, dice il ragazzo britannico, lo ha aiutato.

D: Sei riuscito a gestire meglio il match oggi? negli ultimi due incontri hai dovuto rimontare.
Fery: “Come ho detto sul campo, non ero propriamente a mio agio ma mi sentivo più sicuro perché lo avevo affrontato già su un palcoscenico importante. E’ stato un match duro, lui a tratti ha servito benissimo ma io ho sempre avuto la sensazione di avere un piccolo margine per me. Ho vinto il secondo set, durissimo, e poi il terzo”.
D: Prima di entrare in campo hai incontrato la Regina. Come è andata?
Fery: “Si è avvicinata e si è presentata sia a Flavio che a me. Al termine mi ha detto cose molto carine, è speciale giocare davanti a delle leggende del tennis, e anche davanti a lei”.
D: Sembri molto sicuro di te in campo, come vedi la semifinale di venerdì?
Fery: “Sì, ho cercato di lavorare molto su questo aspetto negli ultimi dieci anni. Cerco di dare il meglio per vedere poi come va; soprattutto oggi, contro un giocatore che avevo già battuto. Ero un po’ nervoso proprio perché sapevo che potevo farcela”.
D: Sei l’ultimo atleta di casa in gara. Hai detto che non ti importava granché, ma era il terzo turno; ora è ancora così o senti la responsabilità per le aspettative che i tuoi connazionali ripongono in te?”.
Fery: “Sì adesso incomincio a sentire qualcosa di simile, del resto è anche bello così perché non devo aspettare due settimane per il prossimo match. Non guardo troppo i social media e mi piace chiudermi nella mia bolla in attesa del match successivo”.
D: “In campo si è fatto accenno a Goran Ivanisevic, l’unico vincitore di un titolo Slam entrato in tabellone con una wild card. Questo è successo nel 2001, prima ancora che tu nascessi; lo hai mai incontrato? Conosci la sua storia?”.
Fery: “No, non l’ho mai incontrato ma conosco la sua storia e ho visto gli highlights della finale. È una storia incredibile ma io non voglio pensarci più di tanto e mi concentro sulla semifinale di venerdì”.
D: Ci hai parlato delle tue origini francesi. Cosa sai dell’entusiasmo nei tuoi confronti in Francia? Hai ricevuto dei messaggi?
Fery: “Li ho dei legami, genitori, amici, cugini. Non ho sentito molte notizie in merito anche perché sono concentrato sui miei match. Comunque io sono inglese e sento moltissimo l’entusiasmo che c’è per me qui”.
D: Sono passati 5 anni da quando un’altra wild card inglese ha fatto un ottimo torneo qui a Londra. Si tratta di Emma Raducanu. Credo che quell’anno tu abbia giocato le qualificazioni; l’esplosione di una giovane giocatrice inglese ti può aver in qualche modo ispirato?
Fery: “Sì lo ricordo molto bene, è stata bravissima a non lasciarsi scappare l’occasione, a giocare giorno dopo giorno e a battere le migliori giocatrici. È stato bellissimo quando ha vinto lo US open. Non è davvero semplice quando non sei abituato a un certo tipo di platea, io vorrei fare la stessa cosa, quindi vivere il torneo match dopo match è cercare di mettere in campo il meglio di me”.
D: Che tipo di impatto ha avuto Harvard su di te? E culturalmente quanto ti senti francese? In famiglia la lingua di casa è il francese?
Fery: “Sono stato tre anni a Harvard, un’esperienza bellissima sia dal punto di vista accademico che tennistico. Ho fatto tanti amici e sono maturato, ho avuto grandi coach. Paul Goldstein oggi era qui, ha preso l’aereo per me. In quanto alle mie radici francesi, forse 10 anni fa ti avrei risposto diversamente, ma oggi mi sento decisamente inglese. Qui ho i miei migliori amici, qui mi alleno, qui vivo e mi trovo benissimo. Certo, con i miei genitori si parla in francese, così con i con i miei parenti In Francia, ma oggi le mie radici sono saldamente ancorate in Inghilterra”.
D: Guardando al tuo prossimo match, stai per incontrare uno dei più forti battitori del circuito. Come ti prepari con questo genere di tennisti?
Fery: “Credo di essere migliorato nell’affrontare questo tipo di giocatore. Si giocherà molto in difesa. Ho imparato che bisogna accettare di ricevere molti ace e sapere che c’è un po’ più di pressione quando andrò al servizio; comunque penso di essere un buon ribattitore e cercherò di mettere pressione in questo senso al mio avversario”.
D: In merito alla pressione, sei stato molto bravo a metterla sugli avversari delle ultime tre gare. E con Zverev come sarà?
Fery: “Sì, nei match precedenti ero indietro nel punteggio, vicino alla sconfitta, e sono stato bravo a continuare a lottare e a obbligarli fino alla fine a faticare per vincere. Essere sul campo centrale di Wimbledon certo mi ha aiutato a mettere extra pressione sui miei avversari. Dovrò cercare di ricorrere a questo anche venerdì”.
D: Anche nel torneo junior c’è una wild card inglese che è arrivata ai quarti. Vuoi dargli un consiglio?
Fery: “Non lo sapevo, è splendido. Non l’ho visto giocare e non lo conosco, quindi è difficile dare consigli. Gli si può comunque dire di non perdersi nell’eccitazione che ci può essere quando vai avanti nel torneo, e di affidarsi al proprio gioco”.
D: Ti hanno avvicinato a Kei Nishikori. Tu sai di qualche altro accostamento?
Fery: “È molto lusinghiero essere paragonato a un grande giocatore come Nishikori. Lui basava molto il suo gioco sul rovescio e anch’io credo di avere un un rovescio molto naturale. In passato sono stato avvicinato ad Agassi, più che altro per il mio atteggiamento di stare vicino a alla linea di fondo. In ogni caso intendo farmi un nome mio indipendentemente dalle somiglianze con altri giocatori”.
D: Durante i primi match hai detto che verso la fine dell’incontro ti sei sentito pesante nelle gambe. Ora come ti senti, fisicamente e mentalmente?
Fery: “Mi sento stanco, sia da una parte che dall’altra. Oggi era veramente caldo. È però vero che oggi so di poter giocare anche se sono stanco, anche se sono stressato; so che posso comunque andare sul campo e provare a far bene”.
D: Zverev ha vinto l’ultimo torneo Slam. Cosa proverai scendendo in campo con lui? Cosa ti ha detto la Regina?
Fery: “Giocare con lui è un bel balzo in avanti. Sono pronto, non ho nulla da perdere. Andrò in campo e cercherò di mettere tutto me stesso credendoci fino alla fine; poi vedremo. La regina mi ha detto di continuare così e io gli ho detto che era stato un grande onore giocare davanti a lei. Le ho anche detto che domenica è il mio compleanno e quindi sarebbe bello per festeggiare sul Campo Centrale (sorride)”.

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